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Nelle lotte tra compagni di squadra, arriva sempre il momento in cui i nodi vengono al pettine, in cui la convivenza si tinge di una punta di rabbia malcelata. Quel momento, tra George Russell e Andrea Kimi Antonelli, è arrivato nella Sprint del Gran Premio del Canada 2026 di Formula 1. Tra i due piloti della Mercedes si è consumata una breve lotta sfilacciata, prima che Russell andasse a vincere la corsa, contenendo il pressing esercitato da un Lando Norris che non aveva lo stesso ritmo delle Frecce d’Argento.
Paradossalmente, è stata una mancanza della Mercedes a evitare che tutto questo avvenisse prima. Le difficoltà della W17 in partenza, patite soprattutto da Antonelli, hanno fatto sì che i due raramente si trovassero nelle condizioni perché vedessimo quello che è successo oggi. Antonelli era più veloce di Russell in quel frangente della Sprint. Questo è pacifico. Ma avrebbe potuto ragionare di più sul modo in cui approcciare questa sfida interna con il compagno di squadra. Antonelli ha prima tentato all’esterno, in curva 1.
Una scelta audace, che l’ha esposto all’interno in curva 2 al contrattacco di Russell. Poi l’episodio tra curva 8 e curva 9, con Russell andato a proteggersi verso destra e Antonelli protagonista di un costoso bloccaggio, che l’ha spedito dritto, facendogli danneggiare il fondo. Da lì in avanti la sua gara ha preso una piega molto più difficile. E probabilmente ha anche perso di lucidità, come si intuisce da un nuovo tentativo coraggioso all’esterno, questa volta su Lando Norris, ma anche e soprattutto dalle sue dichiarazioni via radio.
Ad Antonelli si è semplicemente chiusa la vena. “Se questo è il modo in cui dobbiamo correre, ora lo so”, ha tuonato via radio mentre il suo ingegnere di pista, Peter Bonnington, cercava di calmarlo. Ed è intervenuto pure il grande capo Toto Wolff, a redarguirlo con polso, ma con un sottotono quasi paterno. “Di queste cose si deve parlare internamente”, gli ha ricordato. E ci sarà effettivamente molto da discutere, nel briefing post Sprint celato agli occhi indiscreti di chi ha notato il disagio che si nascondeva sotto una patina di gesti di circostanza post Sprint.
Il vantaggio in termini di punto di corda in curva 1 Antonelli lo aveva. Ma è una questione di lana caprina, come hanno convenuto anche i commissari, che non hanno ritenuto opportuno investigare quanto successo. Russell ha chiuso la porta, ricordando ad Antonelli chi comanda. O meglio, chi avrebbe dovuto ragionevolmente comandare all’interno del team per una questione di esperienza, e che invece per vari motivi si è fatto bagnare il naso da un compagno di squadra che oggi ha sbagliato.
Lo sapevamo, che Antonelli avrebbe commesso degli errori. Lo sapeva benissimo anche Wolff, che più volte ha ribadito che la stampa italiana dovrebbe mantenere la calma proprio per evitare che dall’esaltazione totale si passi alla demolizione di un personaggio continuamente esposto a paragoni che, comprensibilmente, rifiuta perché malposti, per quanto intriganti possano essere. Spinto dalla foga di una Sprint condensata per sua stessa natura, Antonelli ha peccato di aggressività. Sono errori da cui deve trarre lezioni, una volta sbollita la rabbia.
Quello che è certo è che episodi come quello cui abbiamo assistito nella Sprint di Montréal fanno da spartiacque, nel delicato rapporto tra due compagni di squadra. Tra il giovane rampante che usa la forza e l’esperto rivale che sa come chiudere la porta senza arrivare all’incidente. Per ora. Perché anche il contatto è da mettere in conto, tra due piloti con una macchina capace di esprimere performance eccellenti. La quiete è finita. Ora comincia la tempesta.