Per inviarci segnalazioni, foto e video puoi contattarci su info@moto.it
Non ci sarà il sole della Florida nei pensieri di George Russell, nonostante il paddock di Miami cerchi di splendere sotto i riflettori di un weekend elettrico. A togliergli il sonno non è solo l’allerta per quel muro d’acqua previsto per la gara, un’incognita che potrebbe rimescolare i valori in campo proprio quando la Mercedes sembra aver perso quella sicurezza granitica mostrata a inizio stagione. Il vero tormento, quello che brucia sotto la pelle di un pilota meticoloso come l'inglese, ha il nome e il cognome di un compagno di squadra che non smette di stupire: Andrea Kimi Antonelli.
Mentre il bolognese pennellava l'ennesima pole position, confermando un feeling quasi mistico con il viscido asfalto americano, Russell si è ritrovato a fare i conti con una fotocopia sbiadita del passato. "Kimi era in pole l'anno scorso e io ero quinto, e oggi lui è in pole e io sono ancora quinto", ha ammesso George con un filo di amarezza che tradisce la frustrazione. È una sinfonia interrotta quella di Brackley, o meglio, una melodia che ora richiede note molto più precise per non stonare. Se Antonelli è riuscito a tirare la zampata nonostante una concorrenza agguerrita, Russell è rimasto intrappolato tra le pieghe di un tracciato che non ha mai digerito: "Sono un po' seccato, ma questa è una pista con cui ho sempre faticato. C'è pochissimo grip, la macchina scivola ovunque e l'asfalto è rovente".
Il confronto interno si fa pesante, specialmente quando le condizioni diventano critiche. Russell non si nasconde e analizza con onestà la differenza di rendimento rispetto al talento italiano: "È come in Brasile, Kimi lì è stato più competitivo. Io rendo meglio in condizioni di alto grip, quando sento che lo pneumatico e la vettura sono un tutt'uno con il terreno. Qui, invece, ho commesso un errore nell'ultima curva dell'ultimo giro; ero sopra di circa tre decimi, potevo fare meglio".
C’è poi il tema tecnico, quel pacchetto di aggiornamenti che molti rivali hanno anticipato proprio a Miami, riducendo quel margine di vantaggio che la W17 aveva gestito nei primi round. La Mercedes ha scelto una strada diversa, attendendo Montreal per il prossimo grande step evolutivo. "Siamo rimasti sorpresi dal numero di team che hanno portato aggiornamenti qui", spiega Russell. "Non sappiamo se fossero previsti per Miami o se avessero accumulato ritardo da Bahrain, ma sappiamo che i nostri arriveranno in Canada. Speriamo sia un passo avanti decente, anche se non ci sono mai garanzie. In ogni caso, è positivo che ci sia competizione".
La realtà del paddock dice che il gruppo si è compattato. Se in Australia, Cina o Suzuka il vantaggio della Mercedes era quantificabile in mezzo secondo, ora la lotta si gioca sui centesimi. "Il passo tra le vetture è molto più vicino adesso. Questo è un fattore, così come il fatto che prima facevamo un lavoro migliore dei nostri avversari sulla gestione dell'energia, il che ci dava la possibilità di sorpassarli. Quello che vediamo qui è probabilmente una situazione più normale".
Nonostante il quinto tempo e la sensazione di rincorrere, Russell prova a guardare al bicchiere mezzo pieno, forte di una Sprint Race che lo ha visto battagliero. "Ero piuttosto soddisfatto della gara di stamattina. Il mio passo era buono e forse, pensando in modo leggermente diverso, avrei potuto mantenere la posizione dopo aver superato Kimi inizialmente". Domani, però, sarà un’altra storia. Con la pioggia che incombe e un compagno di squadra che sembra viaggiare su binari invisibili, George sa che dovrà cercare quella connessione con l'asfalto di Miami che finora gli è sfuggita. "Voglio solo superare questo weekend", conclude quasi a voler esorcizzare un sabato amaro, "ma domani tutto può cambiare".