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Il sipario sul Gran Premio del Canada 2026 è calato, per la quarta volta consecutiva, con un assolo di Andrea Kimi Antonelli. Ma la vera notizia che si sprigiona da Montreal va ben oltre la pista: investe le dinamiche di potere della Formula 1 e ridisegna i confini interni della Mercedes. Il trionfo a Montreal, infatti, certifica una metamorfosi profonda anche nella visione che il team stesso ha di Antonelli. Lo scorso anno, nella sua stagione di debutto, la Mercedes si è inevitabilmente affidata all’experience di George Russell per deliberare assetti e aggiornamenti. Ora che la musica è cambiata – parole sue – la squadra ha iniziato a prendere in considerazione anche i feedback di Kimi per orientare gli sviluppi della monoposto. E c’è proprio lui dietro le novità – sia di software sia di hardware – che sono state introdotte in Canada per migliorare le partenze.
Del suo nuovo ruolo all’interno del team, Kimi ne aveva già parlato apertamente alla vigilia del weekend, dimostrando che la leadership, ormai, non è solamente in campionato, ma anche nella gestione interna: “Sugli aggiornamenti futuri sto dando sempre di più il mio input. A Miami ho avuto una lunga conversazione con un paio di ingegneri che si occupano proprio dello sviluppo della vettura. Ho detto quello che, secondo me, potrebbe darmi più fiducia in pista. Adesso è passato un anno dal mio debutto. Con l’esperienza riesco ad acquisire e ad avere sempre più fiducia in tutta la squadra, quindi ora inizia a esserci questa dinamica in cui si segue il mio input, secondo quelle che sono le mie sensazioni in pista, che poi dà una direzione, una visione diversa dello sviluppo”.
Parlando poi al termine della gara con un ristretto gruppo di media italiani selezionati, tra cui noi di Automoto.it, Antonelli ha ammesso che questa non era la vittoria che sperava. Certo, ha allungato su Russell di 43 punti ed esteso a quattro trionfi consecutivi il suo record, ma la prima posizione al traguardo è arrivata anche – e soprattutto – grazie al ritiro del compagno-rivale. Nonostante questo atteggiamento umile, seguendo la filosofia del “mantenere i piedi per terra” che Toto Wolff gli ha tramandato, Kimi non guarda ancora al titolo: “Non mi piace parlare di mondiale, perché è ancora lunga. Ma ora ci troviamo nella posizione di lottare per la vittoria e per il campionato”.
Questo scenario ha inevitabilmente cambiato i pesi nel box della Stella. “Non vogliamo causare una guerra interna, vogliamo il massimo anche per il team, con una bella dinamica. Non vogliamo una ripetizione del 2016 con Lewis e Nico”, ha aggiunto Kimi, ricordando il rapporto che si è poi logorato tra Hamilton e Rosberg. “Siamo liberi di correre, ovviamente mantenendo il rispetto. Non vorresti mai avere un incidente con il tuo compagno di squadra. Abbiamo vissuto una bella battaglia, ma alcuni momenti erano ancora borderline. Ci siamo chiariti, ed è la cosa più importante. Ma ci sono ancora un paio di cose da discutere”.
I momenti "borderline" a cui si riferisce Antonelli si sono consumati tutti sul tracciato di Montreal. Nella Sprint, nonostante i duelli ruota a ruota e una chiusura glaciale da parte di Russell, il focolaio stava per scoppiare nel box Mercedes, prima che Toto Wolff intervenisse per calmare le acque. Nel corso del Gran Premio, però, il duello tra i due si è riproposto e Antonelli ha avuto la meglio. Questa volta, tuttavia, decisivo è stato un terzo evento, ovvero il ritiro di Russell che, mentre era leader della gara, è stato tradito dalla sua W17 al giro 31 dopo un passaggio aggressivo sui cordoli per difendersi dal compagno di squadra. “La sfortuna mi perseguita”, ha commentato avvilito nel post-gara il britannico. Ma per la Mercedes è stata quasi una fortuna, perché se i due avessero continuato a sportellarsi in maniera così aggressiva, rischiavano di chiudere il weekend con un doppio ritiro. E su questo Toto Wolff è stato chiaro: fin quando gli avversari sono distanti e le lotte non danneggiano il risultato finale della squadra, i piloti saranno liberi di duellare. Qualora la situazione dovesse cambiare in negativo per la Stella tedesca, il team è pronto “a tirare il freno a mano”.
D'altronde, la stagione e con essa il nuovo regolamento tecnico sono nati sotto la stella della Mercedes. Il team di Brackley è quello che ha lavorato meglio su questa nuova era, sia per quanto riguarda la power unit – con il nodo del rapporto di compressione del motore endotermico che verrà definitivamente a galla il prossimo weekend a Montecarlo – sia per il telaio. La W17 è stata, dal primo appuntamento a oggi, la vettura incontrastata, con un chiaro vantaggio tecnico. Motivo per cui difficilmente la lotta si è spostata dal box della Mercedes o, comunque, dalla stessa famiglia di powertrain, come accaduto con la McLaren a Miami. E per quanto riguarda il reale potenziale anche del pacchetto aerodinamico introdotto a Montreal “lo vedremo meglio a Barcellona”, ha spiegato Kimi. Perché per il bolognese, anche senza le novità, la Mercedes avrebbe vinto, visto lo stato di grazia nella gestione delle gomme e delle temperature: caratteristiche che si sposano perfettamente con la monoposto di Brackley che, pur essendo radicalmente mutata con il nuovo regolamento tecnico, ha ereditato queste doti dalla sua precorritrice.
Con finalmente a disposizione una monoposto da titolo, George Russell sperava di potersi prendere la gloria tanto attesa. Dopo sette anni in Formula 1 e sbarazzatosi di Lewis Hamilton, era pronto a uscire dall’ombra e a diventare la stella polare del team. La realtà, già dall'Australia dove ha conquistato finora la sua unica vittoria, è stata ben diversa, con il britannico costretto a inseguire il compagno di squadra. Complice un regolamento tecnico completamente nuovo che ha neutralizzato in grande misura il fattore esperienza, il rookie ha fatto la voce grossa mostrando a tutti – soprattutto agli scettici dello scorso anno – che la scommessa fatta da Toto Wolff in quella calda Monza di quasi tre anni fa valeva tutti i rischi corsi.
Per Antonelli è stata una traiettoria netta: una stagione travagliata per completare la curva di apprendimento, e ora la gloria. Già al secondo Gran Premio dell’anno, Kimi si è tolto il primo grande peso vincendo in Cina la sua prima gara iridata. Poi si è ripetuto in Giappone e, con tutta la maestria possibile, anche a Miami, che resta il suo miglior successo in carriera finora. In Canada la musica è cambiata con Russell che – dopo la débâcle in Florida, dove non ha mai avuto feeling con la pista – è tornato a performare. Ma Antonelli non è certo rimasto a guardare, provando sia nella Sprint sia nella gara della domenica a conquistare quella prima posizione persa per soli 68 millesimi nelle qualifiche.
Bisognerà però vedere come queste dinamiche si evolveranno nel corso della stagione. Il prossimo appuntamento sarà a Monaco, un cittadino completamente atipico dove ogni riferimento viene neutralizzato, ma subito dopo inizierà la tournée europea, dove lo scorso anno Antonelli ha faticato molto. Oltre agli impegni che hanno assorbito molte energie, i riferimenti delle piste che ha conosciuto nelle formule propedeutiche non l'hanno aiutato, complice anche la nuova sospensione posteriore portata a Imola che ha poi innescato un clamoroso passo falso. Dunque, resta da capire come affronterà l’intensa parte di stagione che lo attende, perché quella sarà la sua vera prova di maturità. E lì poi Russell dovrà tirare le sue conclusioni per capire come affrontare la lotta al mondiale e il rapporto con il compagno di squadra, colui che, salvo stravolgimenti in termini di performance con l’arrivo degli aggiornamenti ADUO, si batterà per la prima iride in carriera.