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Il regolamento tecnico non è l’unica cosa che potrebbe cambiare, nella stagione 2026 di Formula 1. L’instabilità geopolitica in Medio Oriente continua a costituire un interrogativo sulla fattibilità di alcuni appuntamenti del mondiale. Per converso, però, si parla anche del ritorno in auge di Bahrain e Jeddah. Secondo quanto riporta Racingnews365, si starebbe valutando il reinserimento in calendario di entrambe le corse. In momenti differenti del campionato, ma comunque andando a intensificare notevolmente l’agenda.
L’opzione più papabile per il Bahrain sarebbe il reinserimento in calendario il 4 ottobre, tra il GP dell’Azerbaijan e il GP di Singapore, dando origine così a una tripletta dopo la conclusione della parte europea del calendario. Per Jeddah, invece, la situazione risulterebbe ancora più complicata. Si starebbe infatti valutando l’opzione di spostare in avanti di una settimana il Gran Premio di Abu Dhabi per inserire l’Arabia Saudita il 6 dicembre. Così si verrebbe a creare un filotto di quattro gare consecutive, con Las Vegas e Qatar prima di Jeddah e Abu Dhabi.
L’attuale calendario è già notevolmente condensato nella sua parte finale. Austin, Messico e Brasile costituiscono una tripletta, cui, dopo una settimana di pausa, fa seguito un’altra tripletta, con Las Vegas, Qatar e Abu Dhabi senza interruzioni. Aggiungerne un’altra sarebbe anche fattibile logisticamente, ma il costo a livello umano sarebbe decisamente elevato. Soprattutto per chi, come i meccanici, svolge un lavoro fisicamente impegnativo e sbagliando rischia di procurarsi un infortunio.
Il motivo di questa insistenza per il recupero sarebbe, come ampiamente intuibile, economico, ma non nel senso che molti si aspetterebbero. Bahrain e Jeddah, infatti, avevano già versato la quota per l’organizzazione delle corse, ben prima che venissero cancellate. Il problema, quindi, non è che la F1 abbia perso una cifra complessiva intorno ai 100 milioni di dollari. Ma che questo denaro è già stato corrisposto. Per questo Bahrain e Arabia Saudita continuano a spingere. Ci sono però altri scenari che al momento non possono essere esclusi.
Se il conflitto in Medio Oriente dovesse protrarsi a tendere, ci sarebbero almeno tre gare a rischio. Qatar e Abu Dhabi, indubbiamente. Ma anche Baku, vista la vicinanza ai luoghi chiave dell’escalation geopolitica, non può essere data per scontata, soprattutto perché è la più vicina temporalmente. C’è una possibilità nemmeno poi così remota che la stagione 2026 si giochi su 20 gare, contro le 24 inizialmente previste. D’altro canto, stanno emergendo delle alternative, con un diverso livello di plausibilità.
Silverstone avrebbe dato la sua disponibilità a organizzare un secondo Gran Premio. Pensare che questo possa accadere nel bel mezzo della stagione europea – che vedrà sei gare in otto fine settimana tra giugno e luglio – è fantasioso. Ma anche pensare a Silverstone come potenziale tappabuchi durante l’autunno riesce difficile, considerando il rigido clima inglese. Nulla è impossibile, ma una doppia gara a Silverstone pare improbabile.
È spuntata poi un’opzione affascinante, la Turchia. Il circuito di Istanbul Park – tecnico e particolarmente apprezzato dai piloti – tornerà in calendario dal 2027. Ma non è da escludere che possa essere aggiunto già quest’anno. Che in Turchia sia praticabile correre in autunno lo dimostrano gli ultimi due GP disputati in loco, nel 2020 e nel 2021, tra ottobre e novembre. È un’opzione che non esclude nemmeno il presidente della FIA, Mohammed Ben Sulayem. Logisticamente plausibile, forse meno da altri punti di vista.
L’obiettivo, in ogni caso, è definire il tutto prima della fine dell’estate, in modo tale da poter mettere in piedi alternative che funzionino, anche a livello di attrattiva di pubblico. Ma la questione logistica è molto rilevante anche per le scuderie, e non solo a livello di mero spostamento. La corsa agli aggiornamenti, all’epoca del budget cap, si giocherà anche sul piano logistico. E conoscere con largo anticipo il calendario serve per pianificare il tutto al meglio. Per ora siamo nel campo delle ipotesi. Ma è un nodo che va sciolto il prima possibile.