Gare più brevi o serbatoi giganti: il paradosso della F1 che deve scendere a compromessi per il 2027

Gare più brevi o serbatoi giganti: il paradosso della F1 che deve scendere a compromessi per il 2027
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La Formula 1 si scontra con un limite fisico: per far correre i nuovi motori senza stravolgere i telai e i costi, spunta l'ipotesi di accorciare i Gran Premi. Tra logiche di mercato e realtà della pista, ecco perché il Circus è costretto a cambiare
11 maggio 2026

Solo quattro gare e la Formula 1 si trova già spalle al muro. Il nuovo regolamento tecnico è ancora nella sua fase primordiale, ma la pista ha già restituito riscontri critici. Problematiche che andavano affrontate per il bene dello sport – e soprattutto per la sicurezza dei piloti – nel più breve tempo possibile. Sebbene i primi correttivi testati a Miami abbiano dato esiti incoraggianti, per il futuro serve una visione più ampia. La Federazione ha già ottenuto che team e costruttori si accordino "in linea di principio" su un cambio dell’hardware dei motori per il 2027; tuttavia, per risanare un’era così cervellotica e dipendente dalla gestione dell’energia, serviranno cambiamenti radicali.

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La Formula 1 sta vivendo uno stato di grazia in termini di visibilità globale, ma non basta che "se ne parli". Questo inizio di stagione, che segna l’alba di una nuova era tecnica, sembra confermare il detto: "chi lascia la via vecchia, sa quel che lascia ma non sa quel che trova". Il Circus si è riscoperto immerso in un mare di incognite. Certamente, quando fu varato questo cambio regolamentare, la filosofia dominante vedeva nell’elettrico l'unico futuro dell'automotive. Con la volontà di attrarre nuovi costruttori – sfruttando la F1 come laboratorio tecnologico d’avanguardia – è stato naturale ideare una Power Unit bilanciata perfettamente tra il motore endotermico (ICE) e quello elettrico (MGU-K).

In pista, però, le logiche di mercato svaniscono. Fin dalle prime sessioni, e ancor prima al simulatore, i piloti hanno denunciato chiaramente i limiti dei nuovi propulsori. La Federazione, d'intesa con FOM, team e motoristi, ha varato modifiche per migliorare lo spettacolo – specialmente in qualifica – e garantire maggiore sicurezza. Ma è emerso che i piccoli ritocchi non bastano: serve un cambio di concetto. Sebbene il passaggio a una formula "60/40" con il ritorno alla predominanza dell’ICE sembri una modifica semplice, in Formula 1 sono i dettagli a tracciare il confine tra un’intuizione geniale e un fallimento tecnico.

La riunione della scorsa settimana, conclusasi con un sostegno unanime, non riguardava norme specifiche, bensì il concetto di un aggiustamento dei livelli di potenza. L'obiettivo è risolvere il problema delle limitazioni energetiche che hanno innescato uno spettacolo artificiale e pericoloso, come evidenziato dall’incidente di Bearman a Suzuka. La soluzione proposta prevede un incremento di 50 kW della potenza dell’ICE, ottenuto tramite un aumento del flusso di carburante, compensato da una riduzione di 50 kW della potenza elettrica. Un bilanciamento che dovrebbe garantire maggiore equilibrio, ma che rappresenta solo la punta dell'iceberg.

Tra le opzioni sul tavolo – secondo quanto riportato da The Race – vi è un possibile aumento dei limiti di recupero energetico (attualmente fissati a 350 kW) e l'adozione di batterie più capienti, passando da 4 a 5 MJ. In parole povere, la sfida è abbattere il "muro invisibile" a fine rettilineo. Con le attuali Power Unit, l’energia elettrica rischia di esaurirsi troppo presto, facendo mancare improvvisamente quasi 500 cavalli di spinta proprio sul più bello. Le nuove norme puntano a invertire la tendenza: ricaricare più velocemente in frenata e avere un "serbatoio" elettrico capace di spalmare la potenza in modo dolce e costante lungo tutto il dritto. Il risultato eliminerebbe quelle anomalie imbarazzanti in cui l'auto sembra quasi frenare mentre il pilota è ancora in pieno gas.

Tuttavia, implementare questi cambiamenti è complesso. Il comunicato FIA cita l’aumento del flusso di carburante, indizio delle difficoltà imminenti: più portata significa maggiore consumo e, dunque, necessità di serbatoi più capienti. In una stagione ordinaria basterebbe riprogettare l'alloggiamento, ma per il 2027 i piani della maggior parte dei team non prevedono stravolgimenti al telaio.

Sotto il regime di budget cap, le squadre hanno pianificato ogni investimento per evitare sbandate finanziarie. I costi per questa nuova era, sommati ai rincari globali dovuti alla crisi in Medio Oriente, sono astronomici. Per riequilibrare i bilanci e liberare risorse per lo sviluppo, l’ideale sarebbe utilizzare lo stesso telaio del 2026 anche per il 2027. Un’esigenza che si scontra frontalmente con la necessità di serbatoi più grandi.

Se la FIA vuole innalzare il limite del flusso di carburante, deve trovare un compromesso. Le opzioni sono tre. La prima: concedere una deroga al budget cap per permettere lo sviluppo di un nuovo telaio. La seconda, più controversa: ridurre la distanza dei Gran Premi per compensare i consumi superiori. La terza: aumentare la portata del carburante solo per le qualifiche, mantenendo i livelli attuali per la gara. Quest'ultima opzione garantirebbe velocità elevate al sabato senza stravolgere i progetti per la domenica, ma potrebbe esprimere il suo potenziale solo nel 2028.

I problemi non sono solo d’ingombro, ma meccanici. Un aumento di 50 kW richiede una revisione strutturale: i componenti attuali sono stati progettati per i limiti del 2026 e non sono stati sottoposti a stress test per regimi superiori. I motoristi devono dunque rinforzare le componenti prima che sia troppo tardi, innescando un caso politico legato all’ADUO (Additional Design and Upgrade Opportunities).

Questo strumento permette ai produttori in difficoltà di accedere a gettoni di sviluppo extra. Tuttavia, se l’aumento del flusso di carburante costringesse tutti a una riprogettazione, chi ha accesso all’ADUO (con più ore al banco e sgravi fiscali) otterrebbe un vantaggio competitivo enorme rispetto a chi non ne usufruisce. Per alcuni costruttori questo scenario è inaccettabile, e la situazione potrebbe sbloccarsi solo se i benefici ADUO venissero azzerati per l'inizio del 2027.

Siamo di fronte a un rompicapo politico e tecnico che definirà il volto della Formula 1 del futuro. La FIA ha precisato che l’accordo è stato raggiunto solo "in linea di principio". Il tempo stringe: nel paddock, l'armonia di facciata dovrà presto lasciare spazio a soluzioni concrete.

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