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Il blocco della raffineria Eni di Taranto comincia ad avere conseguenze concrete anche a centinaia di chilometri di distanza. A Catanzaro e in provincia diversi distributori Enilive sono rimasti senza carburante, dopo che le consegne previste negli ultimi giorni sono saltate.
Una situazione che rischia di assumere dimensioni superiori a quelle di un semplice problema locale: lo stabilimento pugliese rappresenta infatti uno snodo importante per l'approvvigionamento di carburanti destinati non soltanto alla Puglia, ma anche a Basilicata e Calabria, servendo inoltre punti vendita appartenenti ad altre compagnie.
All'origine dei disagi c'è la protesta dei lavoratori dell'ex Ilva di Taranto, che ha interessato anche gli accessi alla vicina raffineria Eni. Il blocco dei varchi ha impedito il normale movimento delle autocisterne e, secondo quanto comunicato dalla stessa Eni, le conseguenze sulla distribuzione si sono fatte sentire rapidamente.
In Calabria, secondo quanto riportato da LaC News24, gli ordini di consegna previsti nelle stazioni Eni sono stati cancellati per due giorni consecutivi, facendo progressivamente esaurire le scorte disponibili. A Catanzaro le prime colonnine sono così rimaste senza prodotto, con segnalazioni anche in provincia.
La situazione è resa più delicata dal ruolo della raffineria di Taranto nella logistica dei carburanti del Mezzogiorno. Eni ha spiegato che il sito rifornisce servizi pubblici essenziali, mezzi di emergenza e soccorso, aeroporti, stazioni Enilive, operatori terzi e distributori di altre compagnie.
Il problema, quindi, non riguarda soltanto Catanzaro. Secondo Eni, oltre 50 dei circa 300 punti vendita interessati dalla rete di approvvigionamento avevano già esaurito il carburante nella giornata del 13 ottobre.
Le difficoltà hanno raggiunto anche il trasporto aereo: Enilive ha dichiarato una situazione di “fuel shortage” negli aeroporti di Bari e Brindisi, mentre Aeroporti di Puglia ha segnalato possibili criticità anche per gli scali di Foggia e Grottaglie.
A Taranto le scorte ridotte hanno avuto conseguenze persino sul trasporto pubblico locale, costringendo a una drastica riduzione delle corse previste per il 14 ottobre. Nelle prime ore della mattina i manifestanti hanno poi consentito l'apertura di un varco per permettere il rifornimento dei mezzi pubblici, ma al momento questo non equivale a una piena ripresa della normale distribuzione delle autocisterne.
A rendere più rapido l'esaurimento delle scorte in alcune stazioni potrebbe aver contribuito anche un secondo fattore. Dal 28 settembre Eni ha introdotto un tetto massimo ai prezzi dei carburanti Enilive, fissandolo a 1,99 euro al litro per la benzina e 2,19 euro per il gasolio.
Il provvedimento, previsto inizialmente per 30 giorni e potenzialmente prorogabile fino alla fine dell'anno, ha reso molte stazioni della rete particolarmente competitive rispetto ai prezzi praticati sul mercato.
La maggiore convenienza ha quindi concentrato parte della domanda sui distributori Enilive proprio mentre il blocco logistico di Taranto interrompeva le nuove forniture. Con meno prodotto disponibile e un flusso elevato di automobilisti, le scorte residue sono state consumate rapidamente in alcuni impianti.
È uno degli aspetti da tenere sotto osservazione nelle prossime ore. La raffineria di Taranto non alimenta infatti esclusivamente la rete Eni-Enilive: dallo stabilimento transitano carburanti destinati anche ad altre compagnie e operatori indipendenti.
Per questo un blocco prolungato potrebbe progressivamente allargare le difficoltà oltre i distributori con il cane a sei zampe.
La raffineria, secondo quanto comunicato da Eni, continua al momento a operare in condizioni di sicurezza, ma la società ha avvertito che il protrarsi delle difficoltà negli approvvigionamenti di gas tecnici e prodotti chimici necessari agli impianti potrebbe rendere necessaria una fermata programmata.
È questo lo scenario più delicato: non più soltanto autocisterne impossibilitate a uscire dallo stabilimento, ma un'eventuale interruzione della produzione stessa.
La situazione resta dunque in evoluzione. A Catanzaro l'arrivo di nuove autobotti era atteso per il 14 ottobre, ma il ripristino regolare delle forniture dipende dall'evoluzione dei blocchi a Taranto.
Il punto centrale sarà capire quanto rapidamente potrà tornare alla normalità il traffico in entrata e in uscita dalla raffineria. Se lo stop dovesse protrarsi, le conseguenze potrebbero estendersi ad altri distributori e ad altre aree del Sud Italia.
Per gli automobilisti non si tratta quindi, almeno per ora, di una carenza generalizzata di benzina o gasolio sul territorio nazionale, ma di un problema di distribuzione localizzato che sta mostrando quanto rapidamente il blocco di uno snodo strategico possa propagarsi lungo tutta la rete dei rifornimenti.