F1, "Non incolpate la squadra": il retroscena di Vasseur sul clamoroso "no" di Hamilton con la VSC a Singapore

F1, 'Non incolpate la squadra': il retroscena di Vasseur sul clamoroso 'no' di Hamilton con la VSC a Singapore
Pubblicità
"Ha preferito restare fuori, poi si è scusato". Frédéric Vasseur svela i retroscena via radio tra Hamilton e il muretto Ferrari nel GP di Singapore. Sul passo avanti della Red Bull dice che...
11 ottobre 2026

Un secondo posto con l'amaro in bocca e un sesto posto nato da una scelta individuale rivelatasi sbagliata. Il Gran Premio di Singapore 2026 di Formula 1 lascia alla Ferrari un bilancio agrodolce, diviso tra la concretezza di Charles Leclerc, secondo ma impotente di fronte al ritmo di Max Verstappen, e la domenica storta di Lewis Hamilton. A fare chiarezza a trecentosessanta gradi nel paddock di Marina Bay su strategie, scuse, mescole e gestione dei piloti è stato il team principal della Rossa, Frédéric Vasseur.

Foto copertina: ANSA

Naviga su Automoto.it senza pubblicità
1 euro al mese

L'attenzione dei media s'indirizza inevitabilmente sulla scelta di Lewis Hamilton di non rientrare ai box sotto Virtual Safety Car, concludendo così la gara con gomme rosse usate da ben 44 giri. Una decisione che lo ha poi esposto nel finale agli attacchi di Kimi Antonelli e delle due McLaren. Vasseur frena subito gli allarmismi mettendosi in protezione del gruppo: “So che ci sono molte domande attorno alla strategia, ma non credo sia questo il grande evento del weekend. Non incolpate la squadra, ragazzi. Nel giro di rientro Lewis ha detto chiaramente via radio: ‘Chiedo scusa, vi ho deluso, è stata una mia chiamata’. Abbiamo chiesto a entrambe le vetture di rientrare sotto VSC. Uno dei miei piloti ha detto di no, che preferiva rimanere in pista e che aveva mancato l'ingresso ai box. Guardando il risultato finale, è palese che sia stato un errore e che non fosse la chiamata giusta. D'altra parte, spesso ci dite che dobbiamo ascoltare i piloti perché sono in macchina e sentono il feeling con le gomme. Devo rispettare le loro sensazioni al volante, ma su questa situazione la dinamica per me era chiarissima”.

Vasseur ha poi smentito categoricamente che ci sia stato un secondo ordine perentorio rifiutato dal britannico subito dopo la ripartenza: “No, non lo abbiamo richiamato una seconda volta. Stavamo semplicemente monitorando i tempi sul giro per capire se fossimo in grado di arrivare fino in fondo. Richiamarlo di nuovo subito dopo la VSC sarebbe stato un po' troppo rischioso. La decisione iniziale di diversificare le strategie era corretta: le opzioni una sosta o due soste erano entrambe aperte fin dal via perché non avevamo riferimenti chiari sul degrado. Quando c'è la Sprint Race puoi raccogliere dati fondamentali con uno stint lungo, ma quando il formato Sprint non c'è, è molto più difficile e tutti si ritrovano un po' all'angolo. Nelle FP1 avevamo usato solo la gomma dura e sia noi sia gli altri eravamo completamente al buio sul confronto tra media e morbida, motivo per cui sulla griglia c'era una divisione al 50% tra i team. Ma la media oggi è stata scadente rispetto alla morbida su tutte le vetture, per questo abbiamo deciso di rientrare presto per cambiare direzione e sbarazzarci di quella mescola”.

Il manager francese ha anche ricostruito la gestione interna e il mancato scambio di posizioni quando Hamilton, appena montata la morbida, si è ritrovato alle spalle di Leclerc: “I piloti hanno risposto benissimo e quando abbiamo chiesto lo swap lo hanno eseguito subito. Perché poi non abbiamo riscambiato le posizioni per dare a Lewis il massimo vantaggio? Perché dopo due giri si trovava già a due secondi da Charles. Solo perché ha deciso di alzare il piede. Il vantaggio per Charles era che si era fermato sei giri più tardi. A quel punto della corsa l'idea era di portare entrambe le vetture fino al traguardo, prima che intervenisse la VSC”.

Passando alla gara di Charles Leclerc, sfuggito al via dopo un tentativo d'attacco all'esterno in curva 1 su Verstappen, Vasseur analizza con lucidità le difficoltà nel seguire e sorpassare a Marina Bay: “Non ho la sfera di cristallo per dire cosa sarebbe successo se fossimo stati davanti di un metro. In queste condizioni, quando hai quasi la stessa strategia e parti con le stesse gomme, fai una sorta di ‘copia e incolla’. Per sorpassare a Singapore serve un secondo o un secondo e mezzo di margine, e tra vetture con la stessa strategia non si sarebbe mai verificato. Inoltre il tentativo al via era davvero sul lato sporco della pista, dove nessuno aveva girato per tutto il weekend: era un po' ambizioso. Quando Charles è salito sul podio sembrava che fosse arrivato quindicesimo e non secondo, era molto giù di morale, ma era anche un po' esausto. In gara, non appena ti trovavi a 2 o 3 secondi da chi ti precedeva, persino nei doppiaggi, iniziavi a faticare tantissimo con l'aria sporca”.

Infine, Vasseur risponde a chi vede la Red Bull nuovamente irraggiungibile dopo i recenti successi: “Stanno facendo benissimo, ma non sono ‘il’ team da battere in assoluto. Bisogna lottare anche con McLaren e Mercedes. Se guardiamo all'inizio della stagione, prima volava la Mercedes, poi volevamo vincere noi, poi la McLaren, poi la Red Bull. Ci sono quattro squadre racchiuse in meno di due decimi. Che si tratti di motore o di telaio, basta che qualcuno porti degli aggiornamenti la settimana successiva e le gerarchie possono cambiare di nuovo. La cosa più importante resta concentrarci su noi stessi senza pensare agli altri”.

Pubblicità