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Era da un po’ che, guardando una nuova Alfa Romeo, la discussione finiva quasi inevitabilmente per spostarsi su piattaforme, segmenti, SUV e necessità di mercato. Con Alfa Romeo Cuorerosso, presentata al Salone di Parigi 2026, succede invece qualcosa di diverso: prima ancora di domandarsi cosa ci sia sotto, viene spontaneo guardarla e pensare che questa, finalmente, sembra davvero un’Alfa Romeo.
Non è una nuova Giulia, non è una futura coupé già pronta per la produzione e Alfa Romeo tiene a precisarlo: Cuorerosso è un manifesto, non l’anticipazione diretta di un modello di serie. Ma è forse proprio per questo che diventa interessante: racconta senza troppi compromessi quale direzione estetica e tecnica il Biscione vorrebbe imprimere ai suoi prossimi modelli, all’interno di una gamma multi-energy che potrà utilizzare motori elettrici, plug-in hybrid, full hybrid e mild hybrid.
Dal vivo Cuorerosso colpisce soprattutto per le proporzioni. È lunga 4.700 mm, larga 1.980 mm e alta appena 1.331 mm, con un passo di 2.930 mm e un peso dichiarato di 1.750 kg. Dimensioni importanti, ma distribuite su una carrozzeria bassissima e molto larga, che mescola l’impostazione di una Gran Turismo con la presenza scenica di una supercar. Ed è proprio qui che il concept cambia completamente registro rispetto alle Alfa più recenti.
Il cofano è lungo, l’abitacolo arretrato, i passaruota enormi, il posteriore muscoloso. Le ruote da 22 pollici, con pneumatici 255/35 davanti e 295/30 dietro, sembrano quasi faticare a stare dentro la carrozzeria e fanno emergere visivamente quella sensazione di trazione posteriore e di meccanica “importante” che per decenni ha fatto parte dell’immaginario Alfa.
La fiancata è attraversata dalla cosiddetta linea a Cuneo, che conduce fino alla Coda Tronca: due richiami alla tradizione del Biscione che non vengono semplicemente copiati, ma reinterpretati con superfici estremamente pulite. Anche l’aerodinamica è parte integrante del disegno: forma continua, coda tronca e diffusore integrato portano a un Cx dichiarato di 0,28.
Il frontale conserva il Trilobo e lo Scudetto, ma li porta dentro una costruzione completamente nuova. Lo Scudetto sembra nascere direttamente dalla carrozzeria e si prolunga idealmente sul cofano, mentre la calandra utilizza piccoli elementi triangolari retroilluminati che creano una firma luminosa pulsante. I gruppi ottici ricordano in parte il linguaggio introdotto con Giulia, ma sono molto più sottili e integrati nel volume.
Al posteriore torna invece uno degli elementi più suggestivi della storia del marchio: la Coda Tronca, accompagnata da due elementi luminosi circolari e da un lunotto la cui forma richiama ancora una volta lo Scudetto.
È una vettura estremamente muscolosa, ma senza diventare caricaturale. E forse è proprio questo l’aspetto più riuscito: Cuorerosso prova a essere aggressiva senza affidarsi a prese d’aria posticce, appendici eccessive o sovrastrutture estetiche.
Alfa Romeo chiama questa filosofia “Bellezza Necessaria”: eliminare il superfluo e lasciare che forma, funzione e tecnica coincidano. Il Centro Stile avrebbe addirittura iniziato la progettazione trattando la vettura come un unico blocco tridimensionale, inizialmente senza ruote, cristalli e dettagli, per concentrarsi soltanto su proporzioni e volumi.
Una delle soluzioni più scenografiche è nascosta nella fiancata. Cuorerosso ha infatti quattro porte, con quelle posteriori incernierate controvento. L’effetto ricorda inevitabilmente quello della Ferrari Purosangue: niente montante centrale tradizionale a dominare visivamente l’accesso e un’apertura molto ampia verso un abitacolo configurato per quattro persone.
Alfa Romeo non vuole quindi immaginare soltanto una supercar estrema, ma una Gran Turismo ad alte prestazioni capace di condividere l’esperienza con quattro occupanti. Dentro ci sono quattro sedili singoli, molto contenitivi, ispirati ai bucket seat da competizione. La plancia riprende invece alcuni temi della 33 Stradale del 1967 e della nuova 33 Stradale, privilegiando sviluppo orizzontale, semplicità e leggerezza visiva.
Uno degli elementi più curiosi dell’abitacolo è la nuova interpretazione del classico quadro strumenti Alfa. Si chiama Cannocchiale Vivente e non è soltanto un modo per disegnare due display circolari: la strumentazione può modificare fisicamente la propria configurazione.
Nella modalità Immersivo mantiene due strumenti separati; passando alla modalità Concentrato, i due elementi si ricompongono in uno solo, riducendo le informazioni visualizzate a ciò che serve davvero durante la guida più impegnata. È un approccio interessante perché va nella direzione opposta rispetto alla corsa al “display sempre più grande”: più aumenta il coinvolgimento del guidatore, meno informazioni vengono mostrate.
Sul tunnel centrale compare invece il Magma Display, superficie phygital che unisce touchscreen, ghiera rotativa, selettore delle modalità di guida e comandi fisici. Tre gli ambienti previsti: Cruise, Sport e Quadrifoglio.
Qui bisogna distinguere molto chiaramente tra ciò che vediamo sulla concept e ciò che potrebbe un giorno arrivare su strada. Alfa Romeo parla esplicitamente di una futura gamma multi-energy: elettrica, plug-in hybrid, mild hybrid e full hybrid. E per l'interpretazione più estrema della filosofia Cuorerosso mette nero su bianco un’ipotesi decisamente interessante: 2.9 V6 Full Hybrid, trazione integrale Q4, convertitore di coppia e albero di trasmissione in fibra di carbonio.
Non significa che la Cuorerosso verrà prodotta così. Anzi, ufficialmente non significa nemmeno che Cuorerosso verrà prodotta.
Ma è un dettaglio fondamentale, perché chiarisce un concetto: per Alfa Romeo elettrificazione non deve necessariamente significare abbandonare il motore termico ad alte prestazioni.
Durante la nostra osservazione della vettura è inevitabile pensare anche alle possibilità offerte dall’attuale patrimonio tecnico del gruppo: architetture a trazione posteriore e integrale, motori V6 e componenti elettrificate potrebbero teoricamente consentire numerose interpretazioni. Ma al momento qualsiasi associazione con piattaforme o motori già esistenti resta una nostra ipotesi, non una conferma del costruttore.
Che il tema delle prestazioni sia tutt’altro che decorativo lo confermano alcuni dettagli tecnici della concept. Cuorerosso adotta sospensioni pneumatiche e un impianto frenante Brembo carboceramico, mentre sulle fiancate compare il Quadrifoglio. Anche i cerchi reinterpretano il classico disegno Alfa “a telefono”, utilizzando sei elementi circolari inseriti nelle tre razze secondo uno schema 2+2+2.
Non sappiamo quanto di questa dotazione possa sopravvivere su un eventuale modello di serie, ma l'intenzione è chiarissima: quando Alfa Romeo pensa alla propria fascia più alta, non vuole farlo soltanto in termini di lusso, ma soprattutto di dinamica e piacere di guida.
Il nome Cuorerosso non è casuale. La carrozzeria utilizza una nuova tinta chiamata Liquid Ink Red, realizzata con una base di alluminio e uno strato trasparente colorato. A seconda della luce e dell’angolo di osservazione il rosso cambia profondità fino quasi a tendere al nero, creando un effetto simile al metallo liquido.
Lo stesso tema continua nell’abitacolo, dove compaiono Alcantara, nabuk Poltrona Frau, metalli con tonalità titanio e gunmetal e una pelle rigenerata contenente il 60% di scarti post-industriali provenienti dalla lavorazione della selleria premium.
C’è persino un tessuto monofilamento sviluppato sulla base della ricerca condotta insieme a Luna Rossa, derivato dall’abbigliamento tecnico utilizzato nella vela ad alte prestazioni.
Il punto più importante della Cuorerosso non è capire se arriverà davvero nelle concessionarie. Probabilmente è un altro.
Alfa Romeo dichiara che questo concept serve a definire il linguaggio dei propri modelli futuri, costruiti su architetture flessibili e multi-energy, anche nei segmenti più importanti del mercato e con vetture lunghe fino a circa 4,7 metri. Il marchio non esclude nemmeno future versioni Quadrifoglio.
E allora Cuorerosso potrebbe essere letta come una risposta a una domanda molto semplice: che cosa deve avere un'Alfa Romeo per essere riconoscibile come tale, anche quando sotto la carrozzeria può esserci un motore elettrico, ibrido o termico?
La risposta data dal concept sembra essere: proporzioni, posizione di guida, muscoli, leggerezza visiva, richiami alla storia e soprattutto una macchina costruita attorno a chi guida.
Dopo anni in cui inevitabilmente le esigenze industriali hanno portato Alfa Romeo a inseguire SUV e segmenti ad alto volume, vedere una vettura così bassa, larga e dichiaratamente sportiva ha quasi un effetto liberatorio.
Cuorerosso potrebbe rimanere soltanto una concept.
Ma se davvero è questo il punto di partenza delle prossime Alfa Romeo, allora forse la notizia più importante non è tanto la macchina che abbiamo davanti.
È quello che potrebbe arrivare dopo.