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C’è stato un periodo in cui parlare di Alpine significava praticamente parlare soltanto di A110. Oggi non è più così. Prima è arrivata la A290, poi la A390 e adesso, al Salone dell’Auto di Parigi 2026, il marchio francese ha deciso di guardare molto più indietro nella propria storia per provare a raccontare dove vuole andare.
Il risultato si chiama Alpine A310 Vision e il nome non è stato scelto per caso. Nel 2026 ricorrono infatti due anniversari: 55 anni dalla nascita della A310 a quattro cilindri del 1971 e 50 anni dall'arrivo della A310 V6. La concept presentata a Parigi prova a immaginare come sarebbe quella macchina se fosse stata progettata oggi, senza trasformarla semplicemente in una riedizione nostalgica.
È probabilmente questo l'aspetto più riuscito della A310 Vision. Non serve leggere il nome sullo stand per capire da dove arrivi l'ispirazione, ma allo stesso tempo non sembra neppure una vecchia automobile sulla quale qualcuno abbia montato dei fari a LED.
Le proporzioni fanno gran parte del lavoro: 4,55 metri di lunghezza, appena 1,18 metri di altezza, 2,03 metri di larghezza massima al posteriore e 2,45 metri di passo. Una macchina bassissima e larghissima, con una carrozzeria in alluminio e una zona inferiore scura che Alpine dice essere ispirata anche al mondo della Formula 1.
L'ispirazione arriva sia dalle prime A310 a quattro cilindri, più pulite nelle forme, sia dalle successive V6, decisamente più muscolose e caratterizzate dai parafanghi allargati. Persino i cerchi riprendono il tema grafico della “A” di Alpine, reinterpretando quelli quasi lenticolari utilizzati sulle prime versioni.
Ma è davanti che la Vision diventa realmente particolare.
I gruppi ottici quadrati sono uno dei richiami più immediati alla A310 originale, ma Alpine li ha reinterpretati in maniera decisamente più sofisticata. Sono nascosti all'interno della superficie anteriore e vengono rivelati attraverso quello che la Casa chiama effetto “Pop-down”.
A completare il frontale ci sono un S-Duct integrato nel cofano e quella che Alpine definisce lama “Y zero”, un elemento centrale che attraversa visivamente l'auto e accompagna lo sguardo verso il posteriore.
Ed è proprio lavorando sui flussi d'aria che il design diventa anche funzionale. Fiancate, fondo e coda sono stati disegnati sfruttando numerosi passaggi aerodinamici, mentre dietro troviamo un grande alettone sdoppiato con elementi trasparenti e gruppi ottici sottilissimi che partecipano alla generazione di deportanza.
In altre parole, il richiamo agli anni Settanta è evidente, ma quasi nulla è stato disegnato soltanto per nostalgia.
Ed è qui che la A310 Vision diventa più interessante di un semplice esercizio di stile.
La concept utilizza infatti come base la nuova Alpine Performance Platform, o APP, l'architettura sviluppata internamente dal marchio per la nuova generazione delle proprie sportive. Alpine la descrive come estremamente modulare, con la possibilità di modificare passo, proporzioni, disposizione delle masse e configurazione della propulsione.
Attenzione però a una distinzione importante: Alpine non ha comunicato una scheda tecnica specifica della A310 Vision. Per capire di cosa sia capace questa piattaforma bisogna guardare alla A110 Future, il prototipo di sviluppo già mostrato in movimento a Goodwood e destinato a diventare la prossima generazione della A110.
Su quella vettura Alpine ha scelto una soluzione decisamente poco convenzionale per un'elettrica.
Invece del classico grande pacco batterie piatto sotto l'abitacolo, sulla configurazione a due posti della piattaforma APP la batteria viene divisa tra avantreno e retrotreno. Sulla A110 Future il sistema lavora a 800 Volt, con circa il 25% dell'energia davanti e il 75% dietro, utilizzando celle con tecnologia cell-to-pack.
Dietro trovano posto due motori elettrici, uno per ciascuna ruota, gestiti dall'Alpine Active Torque Vectoring 2.0. Il sistema può quindi modificare praticamente in tempo reale la quantità di coppia inviata alla ruota posteriore destra e sinistra, cercando di riprodurre nel mondo elettrico quell'agilità che è sempre stata uno degli elementi distintivi delle Alpine.
Il motivo della batteria sdoppiata è altrettanto interessante: consente di evitare che l'intero abitacolo debba essere sollevato sopra un enorme pacco batterie. La posizione di guida può così rimanere molto bassa, così come la linea del tetto e, soprattutto, il baricentro.
Non sappiamo se un'eventuale A310 adotterebbe esattamente questa configurazione. Sappiamo però che la piattaforma sulla quale è stata costruita la concept nasce proprio per consentire soluzioni di questo tipo.
Qui bisogna frenare gli entusiasmi. Almeno per il momento.
Alpine è molto chiara nel definire la A310 Vision un concept indipendente e non l'anticipazione di un futuro modello di serie. È un manifesto di design e, allo stesso tempo, una dimostrazione di ciò che la piattaforma APP consente di fare.
Il che, però, non significa che quello che vediamo a Parigi sia destinato a rimanere completamente isolato. La stessa piattaforma sarà utilizzata dalla terza generazione della A110, mentre Alpine ha già spiegato che la APP è stata concepita per adattarsi a differenti carrozzerie e configurazioni di propulsione.
Ed è forse questa la chiave con cui leggere la A310 Vision.
Non tanto come “la nuova A310”, perché oggi non lo è, ma come la dimostrazione che Alpine sta cercando di costruire una famiglia di sportive elettriche senza rinunciare alle proporzioni, alla leggerezza visiva e alla filosofia che hanno reso riconoscibili le sue auto.
Cinquantacinque anni dopo, quindi, la A310 non è ancora tornata. Ma potrebbe aver appena mostrato che forma avrà il futuro di Alpine.