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Nel momento in cui i missili degli Houthi e la guerra in Medio Oriente arrivano a minacciare direttamente Riad e i collegamenti aerei del regno, l'Arabia Saudita prova a guardare oltre impegnandosi a costruire un futuro meno dipendente dal petrolio. La scommessa del Regno passa dalle auto elettriche, un mercato nel quale la monarchia del Golfo vuole ritagliarsi un ruolo da protagonista. Al centro della strategia c'è Ceer Motors, il marchio automobilistico saudita che punta a trasformare il denaro del fondo sovrano in una vera industria nazionale. Ceer ha appena presentato i suoi primi due modelli, una berlina e un SUV elettrici della famiglia Exobot, con l'obiettivo di avviare le vendite in Arabia Saudita nel 2027. Il costruttore prevede di lanciare altri cinque modelli entro il 2030. I primi due veicoli puntano su un design futuristico, con porte ad apertura verticale e una struttura senza i tradizionali montanti tra le portiere anteriori e posteriori. Le versioni più potenti, secondo quanto dichiarato dall'amministratore delegato Jim DeLuca, dovrebbero superare i 1.100 cavalli. I prezzi, invece, non sono ancora stati comunicati. Dietro il progetto c'è in ogni caso una joint venture avviata nel novembre 2022 tra il Public Investment Fund (PIF), il fondo sovrano saudita, e Foxconn, il colosso taiwanese dell'elettronica. La produzione sarà concentrata nella King Abdullah Economic City, a nord di Gedda. L'obiettivo? Vendere qualche migliaio di vetture di lusso, ma anche sviluppare una filiera industriale locale, creare competenze tecnologiche e costruire un marchio esportabile.
Ceer si appoggia a partner internazionali come BMW per l'ingegneria e a fornitori che hanno investito nella produzione di componenti nel Regno. Il progetto, ha scritto Reuters, punta inoltre a incrementare progressivamente la quota di parti realizzate in Arabia Saudita, fino ad avvicinarsi al 50% entro il 2034. La strategia presenta un dettaglio sorprendente: Ceer dovrà confrontarsi anche con un altro costruttore elettrico sul quale l'Arabia Saudita ha già investito miliardi, Lucid Motors. Il PIF detiene infatti una partecipazione di maggioranza in Lucid, azienda statunitense specializzata in vetture elettriche premium, e ha già impegnato circa 8 miliardi di dollari nel gruppo californiano. Nel 2018, ha ricordato Rest of the World, il fondo aveva inoltre acquistato circa il 5% di Tesla, cedendo quasi tutta la partecipazione entro la fine del 2019. Il risultato è una strategia su più fronti: Riad finanzia un marchio nazionale, sostiene un produttore americano e cerca di rafforzare la propria presenza in un settore dominato da una competizione tecnologica sempre più intensa. Questo non significa, tuttavia, che Ceer sia destinata a diventare una rivale diretta di Tesla in ogni segmento. Le prime vetture saudite si collocano nella fascia premium, più vicina al territorio di Lucid che al mercato di massa. La sfida più impegnativa sarà semmai quella di allargare la gamma e conquistare clienti anche fuori dal regno, dove i produttori cinesi come BYD possono contare su economie di scala, reti di fornitori consolidate e prezzi aggressivi.
Il mercato saudita delle auto elettriche è tra l'altro ancora relativamente piccolo rispetto alla capacità produttiva prevista per i nuovi stabilimenti. Per questo le esportazioni saranno decisive: la fabbrica di Ceer è progettata per arrivare a una capacità di 240.000 veicoli all'anno, un volume che difficilmente potrebbe essere assorbito dal solo mercato interno nel breve periodo. Il capitale pubblico offre a Ceer un vantaggio che molte startup automobilistiche occidentali non hanno ma non garantisce automaticamente vendite, affidabilità e competitività. Il gruppo dovrà dimostrare di saper sviluppare una rete di assistenza, controllare i costi e convincere gli automobilisti che le sue vetture valgono il prezzo richiesto. La posta in gioco va oltre il mercato dell'auto. L'Arabia Saudita vuole diversificare l'economia, attirare investimenti stranieri e rafforzare il proprio peso industriale nel Medio Oriente. Attenzione però, perché mentre le tensioni regionali minacciano infrastrutture e collegamenti internazionali, la capacità di Riad di trasformare le ambizioni politiche in risultati concreti sarà sottoposta a una prova supplementare. Ceer ha denaro, partner tecnologici e sostegno istituzionale. E ora anche automobili.