Ceer Exobot, l'Arabia Saudita entra nel mondo dell'auto con due elettriche da 1.100 CV che non somigliano a nulla

Ceer Exobot, l'Arabia Saudita entra nel mondo dell'auto con due elettriche da 1.100 CV che non somigliano a nulla
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Il primo costruttore saudita svela berlina e SUV dal design estremo voluto dal principe ereditario: porte ad ali di gabbiano, tetto in vetro record, motori Rimac e produzione al via a gennaio 2027
22 settembre 2026

Il petrolio resta la ricchezza del Regno, ma a Riad hanno deciso che il futuro deve parlare anche un'altra lingua: quella dell'auto elettrica. Ceer Automotive, il primo marchio automobilistico dell'Arabia Saudita, ha tolto i veli ai suoi due modelli d'esordio, battezzati Exobot. E se l'obiettivo era farsi notare, possiamo dire che è stato centrato in pieno.

Ceer Exobot
Ceer Exobot Ceer Motors
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Una joint venture tra il fondo sovrano e il colosso degli iPhone

Nata nel 2022, Ceer è figlia di un'alleanza tra il PIF, il potentissimo fondo sovrano saudita, e Foxconn, il gigante taiwanese noto al grande pubblico per assemblare gli iPhone di Apple e che negli ultimi anni ha allargato i propri orizzonti proprio ai veicoli elettrici. Il progetto è un tassello centrale di Vision 2030, il piano con cui il governo saudita punta a ridurre la dipendenza dell'economia dall'oro nero.

Il cuore produttivo sorge a King Abdullah Economic City, sulla costa occidentale del Paese, dove sta prendendo forma un vero distretto dell'automotive. Accanto allo stabilimento Ceer c'è quello di Lucid, anch'essa controllata dal PIF, e dall'altro lato quello di Hyundai, con un parco fornitori che ha già attirato cinque grandi aziende tier 1 internazionali. La stima parla di 30.000 posti di lavoro tra diretti e indiretti.

Ceer Exobot
Ceer Exobot Ceer Motors

Il design? Lo ha voluto il principe ereditario

La prima cosa che salta all'occhio delle Ceer Exobot, proposte in versione berlina e SUV di segmento E, è una linea a cuneo che sembra uscita da un film di fantascienza. E non è un caso. Secondo il CEO James DeLuca, la spinta verso uno stile così radicale è arrivata direttamente dal principe ereditario Mohammed bin Salman, presidente del PIF.

DeLuca, che vanta 47 anni di carriera nell'industria e un passato da ingegnere in General Motors e poi alla guida della vietnamita VinFast, racconta che il team di design guidato da Rob Melville, arrivato da McLaren, pensava di aver fatto un ottimo lavoro. Il consiglio di amministrazione, però, ha chiesto di non ispirarsi a ciò che fa il resto del mondo, pretendendo qualcosa di completamente nuovo. Il risultato, nelle parole del manager, è un'auto "diversa da qualsiasi cosa il mondo abbia mai visto".

Ceer Exobot SUV Ceer Motors
Ceer Exobot Berlina Ceer Motors

Porte ad ali di gabbiano e un tetto in vetro da primato

I dettagli confermano l'ambizione. La firma luminosa è composta da 32 elementi, un omaggio al 1932, anno dell'unificazione del Regno. Le porte ad ali di gabbiano sono così ampie che DeLuca preferisce parlare di "un'intera fiancata" più che di una portiera, eppure si aprono occupando lo stesso spazio laterale di una porta tradizionale. Manca il montante centrale, e sopra le teste degli occupanti c'è quello che Ceer definisce il tetto in vetro più grande oggi montato su un'automobile.

Pensando al clima locale, il parabrezza riceve uno speciale trattamento argentato per riflettere il calore, mentre l'abitacolo sfrutta un sistema di raffrescamento chiamato halo cooling. In plancia convivono touchscreen centrale e comandi fisici, lo sterzo è di tipo steer by wire e al posto dei classici altoparlanti troviamo degli eccitatori acustici. Il SUV, inoltre, è stato sviluppato con vere capacità fuoristrada per affrontare il deserto.

Ceer Exobot Suv
Ceer Exobot Suv Ceer Motors

Oltre 1.100 CV e 0-100 in 2,1 secondi

Sotto la carrozzeria c'è la piattaforma elettrica Foxconn, affiancata da un accordo tecnologico con BMW, che secondo DeLuca metterà a disposizione oltre un secolo di esperienza in ingegneria e produzione. Il motore posteriore porta la firma della croata Rimac, quelli anteriori arrivano da Hyundai Transys.

I numeri delle versioni top di gamma sono da hypercar: oltre 1.100 cavalli, 0-100 km/h in 2,1 secondi, launch control e perfino una modalità drift. La produzione in serie partirà a gennaio 2027, con le prime consegne previste per marzo 2027. Il team, composto da esperti di 45 nazionalità, è ormai nella fase finale di validazione del prodotto. "Non siamo una start up che improvvisa", assicura DeLuca.

Ceer Exobot
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Altri cinque modelli in arrivo e un occhio sul resto del mondo

Le due Exobot saranno vendute solo come elettriche e omologate per i Paesi del Golfo. Un mercato, quello saudita delle EV, ancora piccolissimo: circa il 3% di poco più di 800.000 auto immatricolate lo scorso anno. Proprio per questo le ammiraglie avranno il compito di accendere l'interesse verso la tecnologia.

Il piano però è ben più ampio. Già il prossimo anno arriveranno una berlina, un SUV e un SUV coupé di segmento D, seguiti nel 2028 da modelli più compatti. Tutti saranno predisposti per un'eventuale omologazione globale, anche se il business plan, finanziato fino al 2040, resta concentrato sul Medio Oriente. DeLuca usa un'immagine che a noi italiani suonerà familiare: meglio essere come "il ristorante italiano sotto casa che fa tutto alla perfezione e poi cresce piano piano".

Interessante anche l'apertura sulle motorizzazioni: la piattaforma può accogliere diverse soluzioni, e non è escluso l'arrivo di versioni ibride plug in o range extender con modifiche minime, a seconda di ciò che chiederà il mercato.

Ceer Exobot
Ceer Exobot Ceer Motors

Soldi, politica e sportswashing

Resta il tema del contesto. Negli ultimi anni il PIF ha ridimensionato alcuni progetti simbolo di Vision 2030, dalla megalopoli Neom al ritiro dei fondi dal circuito LIV Golf. DeLuca però non ha dubbi: Ceer gode del pieno sostegno del Regno e di un piano interamente finanziato.

Sulle critiche legate a diritti umani, libertà di espressione e condizione femminile, che hanno portato molti a parlare di sportswashing per gli investimenti sauditi nello sport, il CEO rivendica i progressi visibili in fabbrica, dove il 46% dei 2.300 dipendenti è saudita, uomini e donne. L'obiettivo è arrivare al 45% di componenti prodotti localmente entro il 2034. "Non stiamo solo creando un marchio", ripete DeLuca, "stiamo accendendo un'industria". Se ci riusciranno, lo dirà la strada a partire dal 2027.

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