Ecco il “nuovo laboratorio” cinese delle auto elettriche: perché la Cina punta forte sul Sudafrica

Ecco il “nuovo laboratorio” cinese delle auto elettriche: perché la Cina punta forte sul Sudafrica
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  • Credits foto: AI
La Cina guarda al Sudafrica non solo come mercato di sbocco, ma come piattaforma per conquistare l’intero continente africano. Due esempi? Chery punta sulla produzione locale, BYD sulle importazioni e sulla rete di ricarica. Due strategie diverse per lo stesso obiettivo: trasformare la crescita delle auto elettriche in una presenza industriale stabile
3 ottobre 2026

Il Sudafrica sta diventando uno dei nuovi terreni di espansione dell’industria automobilistica cinese. Il mercato delle auto elettriche resta ancora piccolo, ma la crescita è rapida e soprattutto si sta allargando l’offerta di marchi cinesi. Secondo l’International Energy Agency, le vendite di auto elettriche in Africa sono passate da circa 4.000 unità nel 2023 a 25.000 nel 2025. Il Sudafrica, con 3.800 vetture elettriche vendute nel 2025, è uno dei tre principali mercati del continente insieme a Egitto e Marocco. È proprio qui che Pechino sta provando a trasformare le esportazioni in una presenza industriale stabile. Il caso più evidente è quello di Chery, che a luglio ha preso formalmente il controllo dello stabilimento di Rosslyn, vicino Pretoria, acquistato da Nissan. Lo stabilimento sarà modernizzato con milioni di dollari di investimenti e dovrebbe tornare a produrre veicoli a metà del 2027. L’obiettivo iniziale è arrivare a 50.000 unità l’anno. Chery manterrà tutti i 692 dipendenti dello stabilimento e prevede quasi 3.000 posti di lavoro diretti e indiretti lungo la filiera. Il progetto punta inoltre a raggiungere una quota di localizzazione del 40% entro il 2028. Non si tratta quindi soltanto di vendere auto elettriche in Africa, ma di costruire una piattaforma produttiva destinata anche alle esportazioni regionali. Reuters ha definito Rosslyn il futuro hub africano di Chery per produzione, export, ricerca e sviluppo e attività operative.

La Cina punta sul (laboratorio) Sudafrica

La strategia cinese, però, non è uniforme. BYD, altro grande protagonista delle auto elettriche cinesi, sta seguendo una strada diversa. Invece di partire da una fabbrica, il gruppo di Shenzhen sta puntando sull’espansione commerciale e sulla costruzione di un ecosistema che renda più semplice acquistare e utilizzare un’auto elettrica. A giugno BYD disponeva già di 52 concessionari in Sudafrica, contro i 32 di fine marzo, con una presenza estesa anche a città più piccole. Nel marzo 2026 BYD ha registrato 589 veicoli complessivi in Sudafrica, iniziando per la prima volta a comunicare i propri dati all’associazione automobilistica Naamsa. BYD ha firmato inoltre un memorandum con Eskom, la principale società elettrica sudafricana, per sviluppare infrastrutture pubbliche di ricarica e studiare soluzioni alimentate da fonti rinnovabili. Il piano più ambizioso prevede colonnine Flash Charging fino a 1.500 kW, anche se a giugno l’installazione era ancora in ritardo rispetto alle previsioni. È un passaggio decisivo in un Paese nel quale l’autonomia e la disponibilità di infrastrutture rappresentano ancora ostacoli alla diffusione delle auto elettriche. Lo racconta anche China Global South, che ha messo a confronto le due strategie: Chery punta sulla produzione locale, BYD sull’importazione e sull’espansione della rete commerciale e di ricarica. Due approcci diversi per conquistare lo stesso mercato.

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Le auto elettriche cinesi alla conquista dell'Africa

La scelta del Sudafrica non è casuale. Il Paese possiede una filiera automobilistica consolidata, infrastrutture industriali, porti e collegamenti commerciali con il resto dell’Africa. Pretoria, inoltre, sta cercando di attirare investimenti nella transizione verso i veicoli a nuova energia. Dal primo marzo 2026 è operativo un incentivo fiscale che consente una deduzione pari al 150% degli investimenti qualificati nella produzione di veicoli elettrici e a idrogeno. Il quadro comprende anche strumenti legati alla produzione locale e alla componentistica. Per i costruttori cinesi significa avere un mercato ancora piccolo, ma con margini di espansione e un ambiente industriale che può diventare più conveniente con l’aumento della domanda. I numeri continentali spiegano l’interesse: secondo l’IEA, nel 2025 BYD rappresentava il 35% delle vendite di auto elettriche in Africa, contro il 4% del 2023. Nello stesso periodo la quota dei costruttori europei è scesa da circa il 40%. Il Sudafrica è quindi un laboratorio: qui la Cina può testare prezzi, modelli, reti di vendita, infrastrutture e produzione locale e di ricerca tecnologica. Se il mercato crescerà, la presenza industriale potrà diventare importante quanto quella commerciale. E Rosslyn potrebbe essere il punto da cui le auto elettriche cinesi non si limiteranno più a entrare in Africa, ma inizieranno a essere prodotte sul continente.

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