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Quando si parla di Fiat Panda, l'opinione di James May merita una considerazione del tutto particolare. Il celebre giornalista automobilistico britannico non è un semplice collaudatore di passaggio: nel corso della sua vita ha posseduto quasi tutte le generazioni della vettura italiana, a partire dall'originale 141 firmata da Giorgetto Giugiaro, passando per la 169 degli anni Duemila, fino ad arrivare alla 319 (la versione attualmente in listino) che guida tutt'oggi con grande affetto.
Mettendosi al volante della nuovissima Fiat Grande Panda - in allestimento top di gamma con motore 1.2 tre cilindri Mild Hybrid da 110 CV, cambio automatico e carrozzeria giallo "Lemon" dal valore di oltre 22.000 sterline - May ha voluto analizzare a fondo la vettura. Il suo giudizio rappresenta una disamina completa tra la razionalità del prodotto moderno e il fascino nostalgico del passato.
Il primo impatto con la Grande Panda mette in luce un'evidente evoluzione dimensionale e stilistica. La vettura si presenta imponente e rialzata, tanto da regalare al guidatore una sensazione di presenza su strada che May ha paragonato, per l'altezza del cofano, a quella di un fuoristrada classico. Un'impostazione che regala dominanza, pur con il dazio di un montante anteriore piuttosto generoso che richiede un minimo di attenzione agli incroci.
Il design esterno rende omaggio alla storia del marchio con dettagli curati e grafiche geometriche, come: la scritta "Panda" scolpita direttamente a rilievo nella lamiera delle portiere, i gruppi ottici a LED la cui trama riproduce la forma delle celebri finestre dello storico stabilimento del Lingotto a Torino e i cerchi dal disegno squadrato, dal grande impatto visivo anche se teoricamente esposti ai marciapiedi cittadini.
A bordo, l'abitacolo sorprende per la ricercatezza ecologica: i rivestimenti sono realizzati in parte con il riciclo dei cartoni per bevande, mentre la fascia della plancia (denominata Bambbox) integra il 33% di vere fibre di bambù naturale. La cornice del quadro strumenti e del display centrale riprende la forma dell'iconica pista di collaudo sul tetto del Lingotto, completata da un piccolo elemento decorativo sul tunnel.
Nell'analizzare questo ricco insieme di spunti stilistici, May ha ravvisato una complessità formale diversa dalla semplicità minimale delle utilitarie italiane di un tempo (come la prima Panda o la 124), definendo l'impostazione generale con un pizzico di provocazione "un po' francese nell'anima". Promossa a pieni voti, invece, l'ergonomia: il giornalista ha lodato la presenza dei tasti fisici per il climatizzatore, apprezzando la scelta di Fiat di regolare la temperatura per gradi interi (da 17 a 18 gradi) senza ricorrere ai decimali a "mezzo grado", ritenuti superflui.
È quando le condizioni meteo peggiorano che la Grande Panda mostra il suo valore d'uso. Durante un improvviso acquazzone, May ha sottolineato l'innegabile piacere di viaggiare su una vettura moderna: i tergicristalli puliscono il parabrezza alla perfezione, il sistema di disappannamento con aria condizionata agisce all'istante, i fari illuminano a dovere e il motore ibrido garantisce efficienza energetica e tranquillità assoluta.
Su strada, l'abbinamento tra i 110 cavalli e la trasmissione automatica (che offre la sola modalità "Low" per bloccare i rapporti corti) è pensato per eliminare ogni forma di stress nei percorsi urbani. Rispetto alle Panda del passato - vetture spoglie che richiedevano una guida dinamica e "impegnata" con cambio manuale a 5 marce per sfruttare i 75 cavalli - la nuova nata sceglie la strada della massima riserva di marcia e dell'isolamento acustico. L'assetto si rivela leggermente rigido sui tombini e lo sterzo risulta molto leggero e isolato dal fondo stradale, privilegiando la facilità di manovra rispetto al feedback di guida.
Nella seconda parte del test, James May si è fermato a pranzo con il suo giovane team di collaboratori (Lucy, Eve e Peter) per raccogliere un parere pluralista sulla vettura. Dal confronto è emerso un punto di vista interessante: se le Panda di una volta erano auto spartane, dal carattere quasi "anarchico" e "sfrontato", la Grande Panda ha intrapreso una strada di grande maturità, diventando un'auto educata, comoda e profondamente razionale.
Uno dei giovani collaboratori ha descritto la vettura con l'iperbole "divinamente priva di ispirazione ma incredibilmente funzionale", evidenziando come, a fronte di un'estetica molto ricercata, le sensazioni di guida siano estremamente neutre. Una riflessione condivisa dallo stesso May, che ha paragonato la vettura a un impeccabile elettrodomestico della mobilità (appliance): un oggetto altamente tecnologico che non cerca di suscitare passioni o "fiammate" sportive (fizz), ma che svolge il suo compito con assoluta maestria.
Nel trarre le sue conclusioni, James May ha voluto precisare come il suo giudizio debba essere letto attraverso due lenti diverse. Per chi analizza le auto con l'occhio nostalgico dell'appassionato d'epoca, la Grande Panda segna una netta discontinuità filosofica con il passato minimale degli anni '80. Tuttavia, per l'automobilista moderno - ovvero per quel 90% di persone che cerca semplicemente un mezzo di trasporto sicuro, affidabile e ben fatto - la vettura rappresenta un successo industriale impeccabile:
"Questa macchina fa esattamente tutto quello che le viene chiesto. È sicura, confortevole, efficiente, ricca di tecnologia intelligente e non ti darà mai un problema. Per chi cerca un'auto moderna per la vita di tutti i giorni, è semplicemente perfetta."
Fiat
Corso Giovani Agnelli, 200
Torino
(TO) - Italia
800 342 800
https://www.fiat.com
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