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Dopo giorni di blocchi sulle strade, difficoltà nei rifornimenti e distributori rimasti senza carburante, il Governo prova a mettere fine alla protesta dei Tir con un nuovo pacchetto di aiuti all'autotrasporto. Giovedì 22 ottobre il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto legge con le misure straordinarie destinate a trasportatori, agricoltori e pescatori, mettendo complessivamente sul tavolo altri 175 milioni di euro. Di questi, 105,2 milioni riguardano direttamente l'autotrasporto.
La distinzione è importante: non significa che il sostegno complessivo al settore sia limitato a 105 milioni. Le nuove risorse vanno infatti ad aggiungersi agli stanziamenti già approvati nei mesi scorsi. Per il credito d'imposta sul gasolio acquistato tra marzo e agosto 2026 la dotazione arriva ora a circa 480 milioni di euro, ai quali si aggiungono 60 milioni per il periodo dal primo settembre al 5 ottobre. Complessivamente, quindi, i crediti destinati a compensare il caro gasolio raggiungono circa 540 milioni di euro.
È proprio il carburante il cuore della protesta. Il prezzo del diesel è tornato nelle ultime settimane vicino alla soglia dei 2,30 euro al litro in autostrada, aumentando rapidamente una delle voci di costo più pesanti per chi percorre ogni giorno migliaia di chilometri con mezzi pesanti.
Il decreto approvato dal Governo aggiunge 45,2 milioni di euro al credito d'imposta già previsto per gli acquisti effettuati tra marzo e agosto, portando il plafond di quel periodo a circa 480 milioni. Altri 60 milioni vengono invece destinati agli acquisti effettuati dal primo settembre al 5 ottobre. Sono quindi 105,2 milioni le nuove risorse stanziate con il provvedimento del 22 ottobre.
Il meccanismo prevede un ristoro della maggiore spesa sostenuta per il gasolio rispetto ai prezzi registrati nel mese di febbraio. Per il programma già attivo relativo al periodo marzo-agosto, il credito può arrivare fino al 70% della maggiore spesa ed è destinato, secondo le regole europee applicate alla misura, ai veicoli Euro 5 ed Euro 6.
Una parte dei pagamenti è già partita. Il viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Edoardo Rixi ha spiegato che le prime 2.000 imprese dovrebbero vedere il credito d'imposta nel proprio cassetto fiscale entro la prossima settimana. Le richieste presentate per il periodo fino ad agosto riguardano complessivamente circa 32.000 imprese, mentre a novembre dovrebbe aprirsi la nuova finestra per gli acquisti più recenti.
Il decreto concede inoltre più tempo per utilizzare i crediti, estendendone la possibilità di compensazione ai primi mesi del 2027, in modo da evitare che le aziende non riescano a sfruttare interamente le somme riconosciute entro la fine dell'anno.
Non tutte le imprese, però, riescono ad accedere allo stesso modo agli aiuti sul carburante. Il problema riguarda soprattutto i cosiddetti padroncini e le aziende più piccole, che spesso dispongono di pochi mezzi e utilizzano ancora camion Euro 3 o Euro 4, esclusi da parte dei meccanismi di ristoro legati alle classi ambientali più recenti.
Per queste realtà il decreto introduce una misura soprattutto finanziaria: i canoni di leasing dei veicoli in scadenza tra novembre 2026 e marzo 2027 potranno essere sospesi fino al 31 marzo 2027. Le rate non vengono cancellate, ma rinviate, con l'obiettivo di lasciare maggiore liquidità alle imprese nella fase più difficile dell'emergenza.
Secondo il Governo è proprio sulle aziende medio-piccole che serviva un intervento aggiuntivo, perché sono quelle maggiormente esposte all'aumento dei costi e, allo stesso tempo, quelle con minori possibilità di assorbire un rincaro improvviso del carburante.
Tra le misure approvate ce n'è poi una che potrebbe avere effetti ben oltre l'emergenza di queste settimane.
Il Governo ha introdotto il cosiddetto “metodo spagnolo”, intervenendo sul rapporto tra autotrasportatore e committente. In particolare, anche in presenza di rapporti non regolati da un contratto scritto, il trasportatore potrà inserire in fattura il differenziale derivante dall'aumento del prezzo del gasolio.
In sostanza, una parte dell'incremento del costo del carburante non rimarrà interamente a carico dell'azienda di autotrasporto, ma verrà trasferita lungo la catena del servizio, ripartendola con il committente.
È probabilmente una delle misure più interessanti in prospettiva, perché prova ad affrontare uno dei problemi strutturali denunciati dal settore: tariffe di trasporto che in alcuni casi non riescono ad adeguarsi con sufficiente rapidità alle oscillazioni del prezzo del carburante.
Il decreto arriva dopo diversi giorni nei quali la protesta si è progressivamente allargata soprattutto nel Mezzogiorno. Blocchi e presidi hanno coinvolto Campania, Calabria, Sicilia, Puglia e Basilicata, con effetti che hanno rapidamente superato i confini dell'autotrasporto.
In diverse aree sono stati segnalati distributori senza carburante, scaffali dei supermercati vuoti soprattutto per i prodotti freschi, difficoltà per le imprese e rallentamenti nelle forniture. La carenza di carburante aveva creato problemi anche negli aeroporti di Crotone e Reggio Calabria.
La protesta sta ora gradualmente rientrando in Sicilia e Calabria, dove parte delle organizzazioni ha deciso di sospendere i blocchi, ma il quadro resta più complicato in Campania.
A Napoli, nel pomeriggio di giovedì, alcuni Tir hanno dato vita a un corteo lento tra via Argine e il porto. Diversi manifestanti si sono detti delusi dalle misure appena varate, mentre il blocco delle cisterne in uscita dalla zona aveva già provocato nei giorni precedenti problemi alla disponibilità di benzina e diesel nelle stazioni di servizio.
Parallelamente agli aiuti, il Governo ha scelto di irrigidire la posizione nei confronti dei presidi che continuano a impedire la circolazione.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha ribadito che il Governo intende ascoltare chi manifesta pacificamente, sottolineando però che “i blocchi vanno rimossi” e che deve essere garantita la libera circolazione delle merci.
Nei giorni scorsi il Viminale aveva già intensificato i controlli: secondo i dati diffusi da ANSA sono state identificate 1.339 persone, con 71 denunce e 242 sanzioni amministrative. Solo in Campania le forze dell'ordine avevano inoltre scortato circa 500 mezzi per permettere le operazioni di carico e scarico agli autotrasportatori intenzionati a proseguire il lavoro.
La partita, insomma, non è ancora completamente chiusa. Le nuove misure hanno iniziato a sbloccare i primi pagamenti e buona parte delle associazioni di categoria ha scelto la strada del confronto, ma sarà necessario capire se gli interventi saranno sufficienti anche per quella parte del settore che continua a considerare le risposte del Governo insufficienti.
Il prossimo appuntamento resta fissato per martedì 27 ottobre, quando al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti è previsto un nuovo confronto con le associazioni dell'autotrasporto. Sarà quello il momento per verificare l'avanzamento dei pagamenti e, soprattutto, capire se la protesta potrà considerarsi definitivamente conclusa.