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Il caro carburante torna a rappresentare una delle principali emergenze per il mondo dell'autotrasporto. Per le imprese che percorrono migliaia di chilometri ogni settimana, anche pochi centesimi in più al litro si trasformano rapidamente in migliaia di euro di maggiori costi nell'arco di un anno. La situazione è diventata particolarmente delicata nelle ultime settimane, con il prezzo medio nazionale del gasolio che ha raggiunto 2,156 euro al litro in crescita di quasi 5 centesimi rispetto alla settimana precedente e di oltre 54 centesimi dall'inizio dell'anno.
Per comprendere l'impatto del fenomeno basta guardare ai consumi di un tir. Un mezzo pesante può avere un serbatoio nell'ordine dei 1.000 litri e percorre quotidianamente lunghe distanze. Quando il prezzo del diesel aumenta, il maggior esborso non riguarda quindi soltanto il singolo rifornimento, ma si moltiplica per ogni viaggio effettuato. Con circa 1.400 litri di gasolio consumati ogni settimana da due camion e un prezzo alla pompa arrivato a 2,40 euro al litro, il costo settimanale del carburante supera i 3.300 euro. Il dato è riferito a una specifica attività, ma fotografa un problema comune a molte aziende del comparto: il carburante è un costo incomprimibile, che non può essere facilmente ridotto senza diminuire chilometri, consegne e fatturato.
I dati nazionali confermano la forte accelerazione dei prezzi. Il gasolio è passato da una media di 1,644 euro al litro a inizio gennaio a 2,156 euro a settembre: un incremento di circa 55 centesimi al litro. Il risultato è un aumento dei costi che, secondo Confartigianato Trasporti, avrebbe raggiunto in media 11.200 euro in più per ciascun camion rispetto a febbraio.
L'associazione sottolinea inoltre la pressione esercitata dai rincari sulla liquidità delle imprese, mentre il credito d'imposta destinato a compensare parte dei maggiori costi deve ancora tradursi, per le aziende interessate, in risorse effettivamente disponibili. Il problema non riguarda soltanto il trasportatore. Se i costi operativi aumentano più rapidamente delle tariffe applicate ai clienti, i margini si restringono. Se invece l'incremento viene trasferito sui contratti di trasporto, il maggiore esborso può arrivare progressivamente alla logistica, alla distribuzione e infine al prezzo dei prodotti.
Per attenuare l'impatto del caro gasolio sono stati introdotti strumenti di sostegno. Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha previsto un credito d'imposta per le imprese di autotrasporto con veicoli Euro V ed Euro VI, destinato a compensare fino al 70% della maggiore spesa sostenuta tra marzo e agosto 2026 rispetto al prezzo del gasolio di febbraio. A settembre è stato inoltre annunciato un ulteriore stanziamento di 11,4 milioni di euro per il credito d'imposta destinato alle imprese di trasporto merci e passeggeri in conto terzi.
Il punto centrale, però, resta quello della tempestività. Per una piccola azienda con uno o pochi camion, infatti, sostenere oggi un costo aggiuntivo significa avere bisogno di liquidità immediata, mentre eventuali rimborsi o crediti maturati successivamente non risolvono nell'immediato il problema del conto corrente. È questo uno degli aspetti che rende il caro diesel particolarmente delicato per i cosiddetti padroncini e per le piccole imprese di autotrasporto. Con il gasolio che continua a mantenersi su livelli elevati, la variabile carburante torna quindi a essere decisiva per la sostenibilità economica del trasporto su gomma. E considerato il ruolo centrale dei camion nella movimentazione delle merci, la questione non riguarda soltanto chi guida o gestisce un tir: il costo del diesel può incidere sull'intera catena logistica, dai produttori fino ai consumatori.