“Ferrari viene prima di tutto. Non pretendo che siano amici”: il retroscena del duro vertice Vasseur-Hamilton-Leclerc a Interlagos dopo le scintille in Messico

“Ferrari viene prima di tutto. Non pretendo che siano amici”: il retroscena del duro vertice Vasseur-Hamilton-Leclerc a Interlagos dopo le scintille in Messico
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Tensione ad alto voltaggio tra Hamilton e Leclerc dopo il GP del Messico: a Interlagos Fred Vasseur rompe il silenzio sul vertice di San Paolo. I dettagli del confronto e le regole d'ingaggio Ferrari
6 novembre 2026

Il Circus della Formula 1 è sbarcato a San Paolo, capitolo finale di una tripletta americana logorante e densa di tensione. Eppure, all'ombra delle tribune di Interlagos, l'aria trasuda ancora dell'amaro lasciato in bocca dal Gran Premio di Città del Messico. L'eco di quanto accaduto in curva 4 al via dell'Hermanos Rodríguez non si è spenta: Lewis Hamilton, a freddo e senza l'adrenalina dei primi minuti post-gara, non ha fatto passi indietro. Nessuna sparata, nessun rancore esplicito, ma una precisa spiegazione del suo punto di vista. 

Foto copertina: ANSA

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Una marcatura del territorio che guarda già al prossimo anno, quando la Ferrari avrà le chance di mettere a terra una vettura competitiva ma soprattutto un'esecuzione perfetta, partendo da una gestione trasparente dei propri alfieri. Charles Leclerc, dal canto suo, ha fatto un rapido volo verso casa per la nascita della primogenita Bianca. Frédéric Vasseur è rientrato a Maranello per una serie di riunioni programmate da tempo in fabbrica. Il summit a quattro occhi, dunque, è slittato alla serata del giovedì brasiliano, trasformando la conferenza stampa del Team Principal nell'atto ufficiale in cui rimettere la chiesa al centro del villaggio.

Vasseur ha affrontato la questione con il suo solito pragmatismo, usando parole chiare e prive di edulcorazioni per spiegare l'esito del confronto avvenuto a San Paolo. Nessun dramma, ma il richiamo inflessibile all'unica cosa che conta davvero: la Scuderia. "Ci siamo seduti ieri sera ed è andata bene", ha esordito Vasseur. "È stato utile per chiarire la mia posizione e la loro. Ora giriamo pagina e ci concentriamo su questo weekend. Le linee guida non cambiano: sono due agonisti con uno spirito competitivo feroce ed è normale che accumulino frustrazione partendo sempre l'uno accanto all'altro, ma devono rispettarsi. E soprattutto, devono portare rispetto al marchio, alla squadra, alle persone che lavorano a casa e a quelle in pista. Abbiamo profuso uno sforzo enorme per tornare davanti e il messaggio era chiaro: la Ferrari viene prima di tutto".

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Il peso del fallimento tattico di Città del Messico brucia ancora, perché scattare dalla prima fila e non cogliere la vittoria è un lusso che a Maranello non si possono permettere. Vasseur non lo ha nascosto, pur ridimensionando i toni catastrofisti di chi ha parlato di guerra interna. "Dire che non sono capaci di correre in modo pulito mi sembra eccessivo. Non c'è stato neanche un contatto tra le due vetture. Certo, non è stata una manovra felice perché quando sei primo e secondo ti aspetti di restarlo, e invece abbiamo perso la leadership e preso una penalità che ci è costata la gara. Abbiamo fallito collettivamente ed era doveroso reagire. Ma siamo comunque il team che ha raccolto più punti nel weekend e dobbiamo restare calmi, facendo un passo alla volta".

Rispondendo a chi gli chiede se la convivenza tra un sette volte campione del mondo e il "Predestinato" della Rossa sia la sfida più complessa della sua carriera, Vasseur ha rivendicato con orgoglio la scelta della line-up, ben consapevole del prezzo da pagare. "Abbiamo due piloti esperti e tremendamente competitivi. È il rovescio della medaglia quando ne hai due che lottano sempre per le stesse zolle di asfalto. Se oggi siamo secondi nel mondiale, è anche grazie alla loro spinta quotidiana. È una scelta aziendale, ha i suoi lati positivi e i suoi contro, e io sono qui per gestire gli aspetti negativi".

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Non c'è spazio, però, per le stucchevoli ipocrisie sulla presunta amicizia da paddock. Vasseur ha tracciato un solco netto tra l'intesa personale che Leclerc aveva con Sainz e la dinamica attuale con Hamilton, chiudendo a chiave i dettagli più accesi del confronto di ieri sera. "Non mi interessa che siano migliori amici, anzi, potrebbe persino essere controproducente. Pretendo solo che agiscano e lavorino da professionisti. Quello che ci siamo detti resta privato, per rispetto verso di loro e verso il team. La ripartenza di prestazioni che abbiamo visto dopo Madrid non è caduta dal cielo, è il frutto del lavoro duro delle centinaia di dipendenti in fabbrica. Tutti dobbiamo ricordarcelo ogni volta che abbassiamo la visiera: in pista si corre per chi quella macchina l'ha progettata e costruita". E per smorzare la tensione prima di calarsi nel weekend sprint di Interlagos, Fred ha concesso persino una battuta sulla nascita della piccola Bianca e sul suo ruolo nel paddock: "Se Charles mi ha chiesto di farle da padrino? Ho già quattro figli a casa mia, non ho nessuna intenzione di fare il padrino ai figli dei miei piloti".

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