F1, altro che cattiva sorte: il vero nemico di Antonio Giovinazzi è la stessa Alfa Romeo

F1, altro che cattiva sorte: il vero nemico di Antonio Giovinazzi è la stessa Alfa Romeo
Diletta Colombo

Dopo la strategia scellerata scelta nella gara di ieri per Antonio Giovinazzi, in Alfa Romeo hanno parlato di una sorte avversa che ha impedito all'italiano di andare a punti. Ma, più che il destino, il problema sembra il trattamento del team nei suoi confronti

8 novembre 2021

“Una performance coraggiosa da parte di Antonio, ma oggi non era destino che andasse così. Vinciamo e perdiamo insieme, come una squadra, e come team, torneremo più forti di prima”. Leggendo le parole condivise dall’Alfa Romeo dopo il Gran Premio del Messico, verrebbe da incolpare la sorte crudele per la débâcle di Antonio Giovinazzi in gara. Peccato che il fatto che Antonio non abbia colto punti sia dipeso interamente da una decisione da parte della scuderia di Hinwil.

Antonio era riuscito ad issarsi in sesta posizione al via, evitando come un gatto le tipiche ambasce da primo giro e approfittando sapientemente di problemi altrui, come il contatto tra Daniel Ricciardo e Valtteri Bottas, finito in testacoda in mezzo alla pista. Dopo la fine del regime di Safety Car Giovinazzi aveva perso una posizione, a causa di un sorpasso di Carlos Sainz, ma era saldamente in zona punti, a differenza del suo blasonato compagno di squadra, Kimi Raikkonen. Ma come è accaduto spesso in questa stagione, non era "destino" che finisse così. 

L’Alfa Romeo, infatti, ha ben pensato di farlo fermare per montare le hard ben prima che fosse necessario, aprendo il fianco all’overcut da parte dei diretti avversari di Antonio. Imbottigliato alle spalle di Ricciardo e Bottas, Giovinazzi si è ritrovato con le spalle al muro. Il ritmo blando imposto dai piloti che lo precedevano gli ha impedito di mantenere lo spunto necessario a perfezionare un undercut che pareva proibitivo sin dal principio. A quel punto, era già tutto finito: Antonio avrebbe concluso in undicesima posizione, mentre Raikkonen avrebbe ottenuto quattro punti, grazie a un ottavo posto. 

La misura, a questo punto, è colma per Antonio, che per una stagione intera ha ingoiato rospi difficili da digerire, mantenendo un’eleganza invidiabile di fronte a situazioni che, con il passare del tempo, sono apparse sempre più frutto di una scelta volontaria di penalizzarlo, e non di errori del muretto. Ieri, ai microfoni di Sky Sport, Giovinazzi ha parlato di una “strategia completamente sbagliata”. “Fino ad ora non ho voluto credere che volessero rovinarmi le gare. Ma oggi sono veramente molto deluso”. 

“Sono il classico ragazzo che cerca sempre il lato positivo delle cose. Oggi è impossibile”, ha aggiunto Antonio sui suoi profili social. Ed è impossibile anche non provare empatia per un pilota che, nonostante stia disputando la sua migliore stagione in carriera, si ritrova ospite sgradito in una scuderia che sembra voler sminuire scientemente i suoi spunti in pista, con errori che lo relegano fuori da quei punti che si meriterebbe. A fine stagione, nessuno si ricorderà di quante occasioni Antonio abbia perso per colpe non sue. Resteranno solo i risultati che non ha potuto cogliere. 

In Alfa Romeo, questo lo sanno molto bene. Anzi, sembra che vogliano quasi trovare una giustificazione a un addio che ormai pare inevitabile. Ci si chiederà come sia possibile che una scuderia che porta tronfia il simbolo del Biscione sulla propria monoposto possa voltare le spalle a un italiano come Antonio. La verità è che di Alfa Romeo, in quel team, c’è solo il nome. Sotto sotto, è ancora la vecchia Sauber, in cerca di una nuova identità e di garanzie finanziarie per un futuro che appare incerto.

E, per raddrizzarlo, si punta a piloti che possano arrivare con una valigia capiente. O che, in alternativa, possano portare ad un’affiliazione con nuovi costruttori. Magari francofoni come Frédéric Vasseur, l’uomo chiamato a scegliere chi affiancherà Valtteri Bottas il prossimo anno. In questo contesto, un pilota come Antonio, imposto dall’alto a causa di sinergie con la Ferrari ormai non più in essere, diventa solo un vecchio giocattolo di cui sbarazzarsi, costi quel che costi. 

E così, dopo una strategia scellerata, Vasseur ha dichiarato che è stato “un peccato non aver concluso con due auto in zona punti”, come se non fosse evidente quanto successo in gara. Più che parlare di “performance coraggiosa” da parte di Antonio, verrebbe da dire che ci vuole coraggio a sostenere che il fatto che Antonio si sia classificato fuori dalla zona punti sia un peccato, visto che questo risultato è il frutto di una scelta consapevole, incasellata in una strategia più ampia per giustificare ciò che ormai è inevitabile.

Ad Antonio, uomo gentile ed elegante – troppo, forse, per un ambiente come quello del Circus - prima che pilota meritevole di un sedile in Formula 1, auguriamo un futuro di successo altrove. Magari in quel WEC che, con l’arrivo di tanti costruttori, Ferrari compresa, dal 2023 vivrà un vero e proprio Rinascimento. Vederlo vincere, da italiano, con l’italianissima e tanto amata Rossa a Le Mans sarebbe la rivincita più grande dopo un trattamento inaccettabile, che finalmente Antonio ha avuto il coraggio di sottolineare. È forse questo l’unico atto audace in una vicenda fatta di omertà, di una mistificazione della realtà che ormai non serve più a mascherare il vero intento dietro a episodi che nulla hanno a che fare con la sorte avversa ripetutamente tirata in ballo.

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