Andrea Moccia: "La 911 resta un sogno, ma dopo l’elettrica non tornerei indietro"

Andrea Moccia: "La 911 resta un sogno, ma dopo l’elettrica non tornerei indietro"
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Dalla Honda CB400 del padre al sogno di girare in pista con Valentino Rossi. Andrea Moccia è passato a trovarci e, tra auto, moto e futuro, ci ha raccontato della sua passione più grande: i motori! L’elettrica? «È un altro pianeta, non tornerei mai indietro». La transizione europea? «Forse si è spinto troppo». La Formula 1 ibrida? «A volte cadono le braccia». I robot in casa? «Appena arrivano, ne compro uno». E sulla Ferrari Luce...
20 luglio 2026

Prima della geologia, della divulgazione scientifica e del successo di GeoPop, nella vita di Andrea Moccia c’erano già i motori. Una passione nata in famiglia, davanti alla Honda CB400 Super Sport del 1975 acquistata dal padre, e cresciuta tra modellini radiocomandati, Formula 1, MotoGP e un sogno ricorrente: la Porsche 911.

Andrea è passato a trovarci, per raccontarsi in una lunga conversazione al nostro Emiliano Perucca Orfei. Un momento di incontro tra due appassionati che parte dalle auto e dalle moto, ma finisce inevitabilmente per toccare alcuni dei temi più complessi del nostro tempo: transizione energetica, dipendenza tecnologica dalla Cina, intelligenza artificiale, robot umanoidi e trasformazione della mobilità.

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Dallo scetticismo, all’auto elettrica

Tra i passaggi più interessanti dell'intervista che potete guardare per intero proprio qui sopra (o a questo link) riguarda proprio il rapporto di Andrea Moccia con l’auto elettrica. Un rapporto iniziato con parecchia diffidenza, quando la compagna ha deciso di acquistare una piccola elettrica pur non avendo a disposizione un box privato nel quale ricaricarla, e con le preoccupazioni di molti automobilisti: autonomia limitata, colonnine, applicazioni e tempi necessari per recuperare energia.

Una diffidenza venuta meno, dopo pochi metri al volante: «La guido e penso: mamma mia, questo è un kart», racconta Moccia ricordando il primo impatto. La risposta immediata dell’acceleratore, il silenzio e soprattutto il comfort nell’utilizzo urbano hanno così contribuito a rivalutare progressivamente una tecnologia che inizialmente, Andrea, aveva cercato di evitare. Fino alla decisione di acquistare personalmente un’auto elettrica con oltre 400 km di autonomia. Tornerebbe indietro? La risposta è netta: «No, è un altro pianeta per me».

L’elettrica non è adatta a tutti

Quella di Moccia, però, non è una difesa ideologica dell’elettrico. Il fondatore di GeoPop pone una condizione molto chiara: questa tecnologia può rappresentare una soluzione eccellente per chi percorre un numero limitato di chilometri, ma richiede valutazioni molto diverse per chi utilizza intensamente l’automobile.

«Se fate 200 km al giorno o 40.000 km all’anno, pensateci bene», spiega. Lui ne percorre circa 10.000 o 12.000 e, con questo tipo di utilizzo, riesce a gestire la ricarica anche senza un box privato.

Emergono inoltre alcuni limiti che, secondo Moccia, i costruttori dovrebbero comunicare con maggiore trasparenza. Il più evidente è il calo dell’autonomia alle basse temperature. Una differenza capace di trasformare un’autonomia dichiarata di circa 450 km in una percorrenza reale molto inferiore. «È un limite tecnico-scientifico», sottolinea, invitando Case automobilistiche e informatori a raccontare con maggiore chiarezza come cambiano consumi e prestazioni delle batterie durante l’inverno.

La transizione europea è stata troppo veloce?

Il confronto si sposta quindi dalle esperienze personali alle scelte politiche e industriali compiute dall’Europa. Secondo Moccia, la forte accelerazione impressa alla mobilità elettrica nasce dalla necessità di reagire agli effetti prodotti da decenni di utilizzo intensivo delle fonti fossili.

Una spinta che considera positiva per aver dimostrato la fattibilità di determinate soluzioni, ma forse eccessivamente rapida. Il rischio è stato quello di chiedere a cittadini e industria una trasformazione difficile da sostenere, soprattutto senza un’infrastruttura adeguata e senza alternative economicamente accessibili.

Resta inoltre il problema della dipendenza europea dalle batterie, dalle materie prime e da componenti prodotti prevalentemente in Asia. La Cina, osserva Moccia, rappresenta una contraddizione particolarmente interessante: è ancora fortemente legata al carbone, ma contemporaneamente sta investendo più di qualsiasi altro Paese nella produzione di energia rinnovabile e nello sviluppo tecnologico.

Moto, Valentino Rossi e il richiamo della pista

Nonostante la conversione all’elettrico, quando deve scegliere tra quattro e due ruote, Andrea Moccia non ha esitazioni: «Moto tutta la vita».

La passione per le due ruote rimane infatti la più viscerale. Moccia racconta la libertà provata in sella, l’amore per le supersportive e la capacità della guida in pista di liberare completamente la mente. Tra i suoi desideri ancora da realizzare c’è una giornata tra i cordoli insieme a Valentino Rossi, suo idolo fin dall’infanzia e protagonista di uno dei video più importanti realizzati da GeoPop.

Un incontro particolarmente emozionante, durante il quale Rossi aveva raccontato la fisica della guida in curva. Per Moccia, il nove volte campione del mondo non è soltanto un pilota, ma il simbolo di una passione capace di trasformarsi in energia e dedizione per il proprio lavoro.

Ferrari, Formula 1 e intelligenza artificiale

Nell’intervista c’è spazio anche per la Formula 1 e per le difficoltà incontrate dalle monoposto ibride nella gestione dell’energia. Secondo Moccia, il motorsport può contribuire alla diffusione culturale delle nuove tecnologie, anche se il pubblico cresciuto con il suono dei V10 e dei V12 continuerà inevitabilmente ad avere un legame emotivo con il motore termico.

Il discorso arriva poi alla Ferrari Luca, giudicata senza troppi giri di parole poco convincente dal punto di vista estetico rispetto ai canoni tradizionali del Cavallino. Dietro alle forme divisive, però, Moccia riconosce un progetto tecnologicamente e filosoficamente molto sofisticato, a partire dalla scelta di amplificare il suono reale prodotto dai componenti elettrici invece di riprodurre artificialmente quello di un motore a combustione.

Infine, robotaxi, automobili senza volante, robot domestici e intelligenza artificiale. Innovazioni che affascinano il divulgatore, ma che allo stesso tempo lo preoccupano per la velocità con cui si stanno sviluppando.

L’idea di avere un umanoide capace di aiutare nella gestione della casa lo entusiasma: «Appena c’è, lo compro subito». Allo stesso tempo, Moccia riconosce la necessità di governare strumenti che potrebbero diventare estremamente potenti e difficili da controllare.

Una conversazione che parte dalla Porsche 911 e arriva fino alla possibile convivenza tra esseri umani e robot. Sempre con la stessa curiosità: comprendere come funzionano le cose, prima ancora di stabilire da che parte stare.

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