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Il caro carburanti ha superato il livello di guardia, trasformandosi da un "semplice" salasso per le famiglie a una vera e propria emergenza per la logistica nazionale. Il nervo scoperto si trova in queste ore al Sud, in particolare in Campania, dove lo sciopero degli autotrasportatori sta paralizzando arterie cruciali come l'A1 Milano-Napoli e l'A30 Caserta-Salerno.
I tir incrociati e i pesanti rallentamenti non sono però l'unica notizia di giornata. Ad alimentare la rabbia di chi vive la strada per professione - e di chi la percorre ogni giorno per recarsi al lavoro - è un quadro dei prezzi che rasenta il paradosso economico.
Mentre i tabelloni luminosi dei distributori segnano cifre che sembravano un lontano ricordo, i mercati internazionali raccontano una storia diversa. Dal 28 settembre scorso, giorno in cui Eni ha introdotto il tetto ai prezzi, le quotazioni dei prodotti raffinati hanno registrato una flessione evidente: la benzina ha perso quasi 8 centesimi al litro e il gasolio un centesimo.
Eppure, questa frenata all'origine non è mai arrivata nei serbatoi degli italiani. Al contrario, i dati elaborati da Staffetta Quotidiana fotografano una rete nazionale dove fare il pieno è tornato a essere un lusso. Oggi, il prezzo medio nazionale in modalità self-service ha sfondato abbondantemente la soglia psicologica dei 2 euro: un litro di benzina si attesta a 2,029 euro, mentre il gasolio - vero carburante dell'economia reale - vola a 2,257 euro.
Se la situazione sulle strade ordinarie è critica, in autostrada si trasforma in una vera e propria trappola finanziaria. Sulla grande viabilità, la benzina self tocca i 2,048 euro, ma è il diesel a spaventare, sfiorando i 2,30 euro al litro (2,297 per l'esattezza). Cifre che spiegano, più di ogni analisi sociologica, i blocchi dei camionisti in Campania.
A pesare sui bilanci di automobilisti e professionisti è anche il ritorno di una forbice ampissima tra le modalità di erogazione e tra i vari player del mercato. Scegliere il "servito" oggi significa andare incontro a listini punitivi: la media per la benzina è di 2,155 euro, ma per il diesel si schizza a un insostenibile 2,385 euro al litro.
Analizzando i marchi principali (su una base di 22 mila punti vendita), Eni cerca di tenere la linea con un self a 1,991 euro per la verde e 2,191 per il diesel, ma altri competitor mostrano listini ben più pesanti. Tamoil, ad esempio, fissa il gasolio self a 2,272 euro, con punte al servito che superano i 2,320 euro, mentre Q8 e IP si muovono su fasce di prezzo analoghe, tutte abbondantemente sopra la soglia critica.
Il segnale che arriva dalle autostrade campane è chiaro: la pazienza di chi muove le merci è agli sgoccioli. E se il disallineamento tra il calo delle quotazioni internazionali e i rincari alla pompa non verrà sanato a breve, il rischio è che i blocchi stradali diventino il preludio a una nuova, pericolosa, fiammata inflattiva su tutti i beni di largo consumo.