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Nuovo cambiamento per gli automobilisti italiani alle prese con il caro carburanti. Dal 1° novembre 2026 termina la fase del price cap con un prezzo massimo prestabilito che, nelle settimane precedenti, aveva interessato le principali reti di distribuzione italiane. La situazione, però, non è uguale per tutti i marchi: IP e Tamoil hanno concluso il proprio intervento di calmieramento senza annunciare una proroga, mentre Eni e Q8 proseguono con strategie differenti, legate all'andamento del mercato e alle condizioni di approvvigionamento. Nel frattempo, i dati diffusi dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy mostrano una situazione a due velocità: la benzina è tornata sotto la soglia dei 2 euro in gran parte delle stazioni di servizio, mentre il diesel continua a risentire di maggiori tensioni sul mercato internazionale.
I numeri dell'Osservatorio sui prezzi dei carburanti del MIMIT fotografano una situazione nella quale la benzinarisulta più accessibile rispetto al gasolio. In particolare, sono 16.336 gli impianti che vendono la verde a meno di 2 euro al litro, pari a circa l'82% della rete stradale e autostradale italiana. Per il diesel il quadro è meno favorevole: i distributori con un prezzo inferiore a 2,20 euro al litro sono 8.432, corrispondenti a circa il 42% del totale.
Il gasolio, infatti, risente di una disponibilità più limitata sui mercati internazionali ed europei, con possibili ripercussioni sulle quotazioni e, di conseguenza, sui prezzi applicati alla pompa. I prezzi medi nazionali in modalità self-serviceconfermano questa distanza: sulla rete stradale la benzina si attesta a 2,010 euro al litro, contro i 2,241 euro del gasolio. In autostrada, invece, le medie salgono rispettivamente a 2,036 euro per la verde e 2,287 euro per il diesel.
Il price cap, introdotto a fine settembre per contrastare il rincaro dei carburanti, non prosegue più con le stesse modalità per tutti gli operatori. Eni ha confermato la prosecuzione dell'iniziativa fino al 31 dicembre 2026, ma senza garantire il mantenimento di soglie rigide e immutabili. I valori di riferimento indicati dal gruppo sono attualmente di 1,99 euro al litro per la benzina e 2,25 euro per il gasolio. La compagnia ha spiegato che continuerà a monitorare le dinamiche del mercato, le quotazioni e la disponibilità effettiva delle forniture, tenendo conto anche delle condizioni della propria rete logistica.
Anche Q8 ha confermato la proroga del price cap fino al 31 dicembre 2026. In questo caso, tuttavia, il sistema resta modulare: non è previsto un unico prezzo massimo valido per tutti i distributori, ma un'applicazione che tiene conto delle diverse caratteristiche operative della rete e delle condizioni di approvvigionamento.
Diversa la decisione di IP e Tamoil, che dal 1° novembre non proseguono le rispettive iniziative di contenimento dei prezzi. Entrambe le compagnie avevano aderito alla strategia avviata a fine settembre, contribuendo a estendere il calmieramento a una parte significativa della rete nazionale. La misura, tuttavia, si è conclusa il 31 ottobre e, al momento della pubblicazione della notizia, non risultano annunci di proroga. Il quadro italiano diventa quindi più articolato: da una parte Eni e Q8 mantengono interventi di sostegno, seppure con modalità differenti; dall'altra IP e Tamoil tornano a una gestione commerciale senza il precedente calmieramento.
Per chi deve fare rifornimento, diventa ancora più importante confrontare i prezzi praticati dai singoli distributori. Uno strumento utile è l'Osservaprezzi Carburanti del MIMIT, disponibile anche tramite applicazione, che permette di verificare i listini comunicati dagli impianti e individuare le stazioni di servizio più convenienti. La fine del tetto fisso, dunque, non significa necessariamente un aumento immediato dei prezzi, ma segna il passaggio a una fase nella quale le quotazioni potranno risentire maggiormente delle condizioni di mercato e delle scelte commerciali delle singole compagnie.