Carburanti, Q8 si accoda a Eni e IP: la grande "conversione" delle Big Oil, ora si svegliano tutti

Carburanti, Q8 si accoda a Eni e IP: la grande 'conversione' delle Big Oil, ora si svegliano tutti
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Nel giro di 72 ore, i colossi del petrolio scoprono improvvisamente la "responsabilità sociale" e congelano i listini. La premier Meloni ringrazia il Kuwait, ma i consumatori protestano: dopo sette mesi di profitti record, i tagli scattano a orologeria per soli 30 giorni.
29 settembre 2026

All'improvviso, la "solidarietà" è diventata contagiosa. Nel giro di appena tre giorni, il cartello dei giganti della distribuzione petrolifera ha riscoperto la vocazione al soccorso sociale, trasformando quello che per sette mesi è stato un mercato d'oro per i bilanci aziendali in una gara a chi applica per primo il price cap. Dopo l'apripista Eni e il pronto allineamento della statale azera Socar per il marchio IP, anche Q8 Italia ha annunciato che applicherà un tetto massimo ai prezzi di benzina e gasolio lungo la propria rete.

L'iniziativa della controllata della Kuwait Petroleum Corporation scatterà il 1° ottobre e avrà, anche in questo caso, una durata di 30 giorni. Nel comunicato ufficiale, la compagnia motiva la decisione con la volontà di "rispondere all'invito del Governo italiano" per "generare benefici tangibili agli automobilisti" attraverso un approccio "modulare", calibrato sulle diverse realtà della rete e teso a garantire la sostenibilità economica dei gestori.

Puntuale come un orologio svizzero, è arrivata la nota di gratitudine di Palazzo Chigi. La premier Giorgia Meloni ha voluto ringraziare direttamente l'emiro del Kuwait e i vertici del gruppo, parlando di un "altro importante segnale di attenzione alle famiglie italiane".

 

Il sospetto dei consumatori: "Sconti a tempo dopo mesi di extraprofitti"

Eppure, dietro la liturgia dei ringraziamenti istituzionali, la mossa in sequenza delle "Big Oil" solleva più di un interrogativo politico ed economico. A smorzare l'entusiasmo è Assoutenti, che attraverso il presidente Gabriele Melluso evidenzia la contraddizione di fondo: "La mossa di Eni, IP e Q8 dimostra in modo inequivocabile ciò che sosteniamo dall'inizio dell'emergenza: le compagnie hanno sempre avuto ampi margini per abbassare i listini, rinunciando semplicemente a una quota dei loro enormi profitti".

L'associazione dei consumatori chiede trasparenza immediata sull'entità reale dei centesimi tagliati alla pompa e bolla come insufficiente la durata dell'operazione. Con uno scenario medioevale in Medio Oriente che continua a spingere in alto le quotazioni del greggio, un calmieramento di appena un mese rischia di rivelarsi un'anestesia temporanea. L'accusa velata è che i giganti del petrolio abbiano concesso un "obolo" limitato nel tempo per togliere l'esecutivo dall'imbarazzo sul paventato stop al taglio delle accise e, soprattutto, per sterilizzare il dibattito politico su un eventuale prelievo forzoso sugli extraprofitti accumulati nei primi due trimestri dell'anno.

 

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La rete stradale oscilla e il Governo rinvia le decisioni

Sul campo, intanto, i primi effetti del blocco dei listini iniziano a riflettersi sui dati dell'Osservatorio del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit). I prezzi medi nazionali in modalità self service registrano i primi timidi arretramenti: la benzina si attesta a 2,126 euro al litro (contro i 2,152 di ieri), mentre il diesel scende a 2,335 euro al litro (rispetto ai 2,369 precedenti). In autostrada i cali sono nell'ordine di 3-4 centesimi, anche se la rete IP - che adotta un tetto dinamico e flessibile - viaggia ancora a macchia di leopardo, con molti distributori non ancora allineati.

Mentre gli autotrasportatori alzano la voce chiedendo che i tagli vengano estesi anche ai fornitori extra-rete, il Governo incassa il calmieramento "spontaneo" e prende tempo. Il ministro della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha confermato che la proroga dello sconto fiscale sulle accise del gasolio durerà "sicuramente fino al 6 ottobre", rinviando ogni decisione sulle cosiddette "accise mobili" all'evolversi della crisi internazionale.

La partita vera si sposterà ora all'8 ottobre, data in cui i ministri Pichetto e Urso hanno convocato al tavolo i vertici di tutte le società petrolifere. Resta da capire se, per quella data, l'improvvisa "generosità" delle compagnie si sarà già esaurita o se lo Stato pretenderà garanzie strutturali oltre i 30 giorni di facciata concessi dai colossi del settore.

 

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