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L'impatto del "price cap" sui carburanti si sta traducendo in ore di attesa, code lungo le arterie stradali e impianti rimasti provvisoriamente senza scorte. A poche ore dall'entrata in vigore dei tetti massimi fissati da Eni (1,99 euro/litro per la benzina e 2,19 per il diesel) e dall'applicazione progressiva avviata da IP (fino a 2,03 per la verde e 2,15 per il gasolio), le stazioni di servizio dei due colossi stanno registrando un vero e proprio assalto da parte degli automobilisti.
L'operazione garantisce un abbassamento medio dei listini di circa 17 centesimi al litro, con un risparmio stimato tra gli 8 e i 10 euro a pieno. Un sollievo immediato per le famiglie che ha però generato improvvisi colli di bottiglia logistici: in diverse aree del Piemonte si segnalano distributori che già a metà mattina hanno esaurito le scorte, costringendo i cittadini ad attendere l'arrivo delle autocisterne per effettuare il rifornimento.
La misura, per quanto apprezzata dai consumatori, accende tuttavia un riflettore sulle difficoltà degli operatori indipendenti della distribuzione. A spiegare la complessa architettura dei costi è Andrea Amalberto, presidente di Confindustria Piemonte e amministratore delegato di Asti Energy, società che gestisce impianti locali: "Il prezzo di mercato è un altro e noi non possiamo lavorare in perdita. Oggi vendiamo il diesel a 2,309 euro e la benzina a 2,119 euro: comprando il prodotto alla raffineria non possiamo scendere sotto questi prezzi".
La disparità tra i grandi marchi e le piccole realtà risiede nella struttura stessa delle aziende. I colossi integrati della filiera petrolifera, disponendo di pozzi di estrazione e impianti di raffinazione propri, possono permettersi di assorbire una temporanea perdita o un margine ridotto sulla rete di vendita al dettaglio, compensandoli con i ricavi maturati nei passaggi precedenti della catena produttiva. Una flessibilità finanziaria preclusa a chi acquista la materia prima sul mercato all'ingrosso, le cui quotazioni sono fortemente influenzate dalle fluttuazioni delle borse internazionali e dalle tensioni geopolitiche.
Nonostante le criticità operative per la rete dei distributori autonomi, la valutazione di Confindustria sull'impatto macroeconomico dell'operazione resta positiva. "Era necessario abbassare i prezzi", precisa Amalberto. "I trasporti e le industrie ne gioveranno, anche se qualche piccola impresa verrà penalizzata. D'altra parte viviamo in un mercato dei carburanti che è diventato follia".
L'intervento dei principali player nazionali rappresenta dunque una boccata d'ossigeno per il comparto logistico e manifatturiero, pesantemente messo a dura prova dai recenti rincari. L'attenzione resta ora concentrata sulla capacità di tenuta della rete logistica, chiamata a garantire la continuità delle forniture presso i punti vendita soggetti al calmieramento dei listini.