Freedom Ship: il mega-mostro nucleare da 1,6 km in mare

Freedom Ship: il mega-mostro nucleare da 1,6 km in mare
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Riemerge il folle progetto della Freedom Ship: una metropoli oceanica lunga 1,6 km, senza bandiera e spinta da reattori nucleari. Un'utopia deregolamentata da 16 miliardi di dollari.
29 giugno 2026

Se pensavate che l'attuale corsa al gigantismo navale avesse toccato il suo apice con l'Icon of the Seas (l'attuale detentrice del record con i suoi 365 metri di lunghezza), tenetevi forte. Dagli archivi polverosi degli anni Novanta è riemerso un progetto che fa sembrare le moderne navi da crociera dei semplici pedalò: la Freedom Ship.

Più che un'imbarcazione, un vero e proprio "Stato sovrano" galleggiante. L'idea originale, partorita dalla mente dell'ingegnere americano Norman Nixon (scomparso nel 2012), è tornata clamorosamente alla ribalta. Roger Gooch, amministratore delegato di Freedom Cruise Line International, ha da poco confermato alla stampa britannica di essere al lavoro per raccogliere i capitali necessari. Capitali che, come le dimensioni della nave, sono a dir poco oceanici: 16 miliardi di dollari.

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I numeri di un mostro da 2,3 milioni di tonnellate

Basta scorrere la scheda tecnica per capire che siamo nel campo della fantascientifica megalomania:

  • Dimensioni: 1,6 chilometri di lunghezza, 240 metri di larghezza e 85 metri di altezza sul livello del mare.

  • Capienza: 50.000 residenti stabili (che compreranno o affitteranno i mega-appartamenti), 10.000 ospiti alberghieri giornalieri e ben 20.000 membri dell'equipaggio.

  • Struttura: 30 ponti totali e un dislocamento stimato di 2,3 milioni di tonnellate.

Per intenderci, la Freedom Ship ospiterebbe a bordo dieci volte le persone dell'attuale nave più grande del mondo. Al suo interno ci sarebbe letteralmente di tutto: uno stadio da 15.000 posti, scuole di ogni ordine e grado, ospedali, casinò, teatri, parchi naturali per oltre un ettaro e un enorme centro congressi.

Niente porti e propulsione nucleare: l'anarchia di lusso

Il dettaglio più affascinante (e controverso) riguarda però la mobilità e la giurisdizione di questo colosso. Un bestione di un chilometro e mezzo non potrà mai attraccare in nessun porto terrestre. La sua condanna (o il suo privilegio) sarà quella di navigare perennemente a una velocità di crociera di 7 nodi (circa 13 km/h), compiendo il giro del globo terrestre ogni due anni.

Rimanendo stabilmente in acque internazionali, la Freedom Ship terrà fede al suo nome: sarà completamente slegata dalle leggi fiscali, comunali o federali di qualsiasi Stato nazionale. Un paradiso deregolamentato per super-ricchi. E per quanto riguarda l'energia necessaria a muovere e illuminare questa titanica struttura? Dimenticatevi il gasolio: i progettisti puntano sull'installazione di moderni reattori a combustibile nucleare, azzerando di fatto le emissioni di CO2 e garantendo un'autonomia pressappoco infinita.

Da appassionati di trasporti, la logistica interna ed esterna è forse l'aspetto più intrigante. Per evitare il caos, la mobilità dei distretti interni sarà garantita da una complessa rete di tram urbani, affiancata da 24 chilometri di percorsi pedonali. Per i collegamenti con il mondo reale e la terraferma, invece, ci si affiderà a una flotta di traghetti privati e a otto eliporti piazzati sul tetto della struttura, pronti a fare la spola con le coste più vicine.

Gooch ostenta sicurezza, affermando che la raccolta fondi è in corso e indicando l'Indonesia come base operativa ideale per costruire lo scafo esterno in "soli" quattro anni. Tuttavia, passare dai render al varo è un'impresa titanica. Il budget è raddoppiato rispetto alle stime originali (da 8 a 16 miliardi) e le incognite tecniche, assicurative e legali di una metropoli nucleare vagante sono incalcolabili.

 

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