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Se pensavate che l'attuale corsa al gigantismo navale avesse toccato il suo apice con l'Icon of the Seas (l'attuale detentrice del record con i suoi 365 metri di lunghezza), tenetevi forte. Dagli archivi polverosi degli anni Novanta è riemerso un progetto che fa sembrare le moderne navi da crociera dei semplici pedalò: la Freedom Ship.
Più che un'imbarcazione, un vero e proprio "Stato sovrano" galleggiante. L'idea originale, partorita dalla mente dell'ingegnere americano Norman Nixon (scomparso nel 2012), è tornata clamorosamente alla ribalta. Roger Gooch, amministratore delegato di Freedom Cruise Line International, ha da poco confermato alla stampa britannica di essere al lavoro per raccogliere i capitali necessari. Capitali che, come le dimensioni della nave, sono a dir poco oceanici: 16 miliardi di dollari.
Basta scorrere la scheda tecnica per capire che siamo nel campo della fantascientifica megalomania:
Dimensioni: 1,6 chilometri di lunghezza, 240 metri di larghezza e 85 metri di altezza sul livello del mare.
Capienza: 50.000 residenti stabili (che compreranno o affitteranno i mega-appartamenti), 10.000 ospiti alberghieri giornalieri e ben 20.000 membri dell'equipaggio.
Struttura: 30 ponti totali e un dislocamento stimato di 2,3 milioni di tonnellate.
Per intenderci, la Freedom Ship ospiterebbe a bordo dieci volte le persone dell'attuale nave più grande del mondo. Al suo interno ci sarebbe letteralmente di tutto: uno stadio da 15.000 posti, scuole di ogni ordine e grado, ospedali, casinò, teatri, parchi naturali per oltre un ettaro e un enorme centro congressi.
Il dettaglio più affascinante (e controverso) riguarda però la mobilità e la giurisdizione di questo colosso. Un bestione di un chilometro e mezzo non potrà mai attraccare in nessun porto terrestre. La sua condanna (o il suo privilegio) sarà quella di navigare perennemente a una velocità di crociera di 7 nodi (circa 13 km/h), compiendo il giro del globo terrestre ogni due anni.
Rimanendo stabilmente in acque internazionali, la Freedom Ship terrà fede al suo nome: sarà completamente slegata dalle leggi fiscali, comunali o federali di qualsiasi Stato nazionale. Un paradiso deregolamentato per super-ricchi. E per quanto riguarda l'energia necessaria a muovere e illuminare questa titanica struttura? Dimenticatevi il gasolio: i progettisti puntano sull'installazione di moderni reattori a combustibile nucleare, azzerando di fatto le emissioni di CO2 e garantendo un'autonomia pressappoco infinita.
Da appassionati di trasporti, la logistica interna ed esterna è forse l'aspetto più intrigante. Per evitare il caos, la mobilità dei distretti interni sarà garantita da una complessa rete di tram urbani, affiancata da 24 chilometri di percorsi pedonali. Per i collegamenti con il mondo reale e la terraferma, invece, ci si affiderà a una flotta di traghetti privati e a otto eliporti piazzati sul tetto della struttura, pronti a fare la spola con le coste più vicine.
Gooch ostenta sicurezza, affermando che la raccolta fondi è in corso e indicando l'Indonesia come base operativa ideale per costruire lo scafo esterno in "soli" quattro anni. Tuttavia, passare dai render al varo è un'impresa titanica. Il budget è raddoppiato rispetto alle stime originali (da 8 a 16 miliardi) e le incognite tecniche, assicurative e legali di una metropoli nucleare vagante sono incalcolabili.