L'ultima mossa dell'Europa: dazi anche contro le auto ibride cinesi?

L'ultima mossa dell'Europa: dazi anche contro le auto ibride cinesi?
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L'Europa sta valutando nuovi dazi sulle auto cinesi. Nel mirino dell'Ue sono finite anche le auto ibride del Dragone. Bruxelles vuole limitare la crescita dei modelli prodotti in Cina mentre Pechino contesta le restrizioni
27 settembre 2026

L’Europa prepara una nuova stretta sulle auto cinesi e questa volta nel mirino potrebbero finire anche le ibride. Dopo aver imposto dazi aggiuntivi fino al 45% sulle auto elettriche prodotte in Cina, Bruxelles sta valutando come arginare anche la crescente presenza dei modelli ibridi sul mercato europeo.

Il tema, caldissimo, è diventato ancora più delicato perché le importazioni di auto ibride cinesi sono aumentate rapidamente negli ultimi due anni, sfruttando proprio il fatto che questa categoria non è interessata dalle stesse tariffe applicate alle vetture elettriche a batteria. La questione riguarda quindi direttamente il futuro dell’industria automobilistica europea, ma anche i consumatori: eventuali nuovi dazi potrebbero modificare prezzi, disponibilità e strategie dei costruttori.

A spingere per una risposta più dura c’è inoltre un cambio di atteggiamento in Germania, tradizionalmente prudente quando si tratta di adottare misure commerciali contro Pechino.

La (possibile) mossa dell'Ue: dazi sulle auto ibride cinesi?

Il Financial Times ha scritto che l’Unione europea avrebbe chiesto alla Cina di limitare volontariamente le esportazioni di auto ibride verso il mercato comunitario. L’ipotesi sarebbe quella di portare la quota dei veicoli ibridi prodotti in Cina intorno al 15% del mercato europeo, contro una percentuale oggi superiore a un terzo.

Il motivo è soprattutto l’aumento delle importazioni: secondo i dati riportati dal quotidiano britannico, gli arrivi di auto ibride cinesi sono passati da circa 3.800 unità nell’ottobre 2024 a 50.000 nel luglio 2026, con una crescita di oltre dieci volte. Nel frattempo, il prezzo medio delle vetture è sceso, aumentando la pressione sui costruttori europei.

La situazione è particolarmente rilevante perché sulle ibride cinesi viene applicato soltanto il normale dazio europeo del 10%, mentre sulle auto elettriche sono entrate in vigore tariffe aggiuntive legate all’indagine sui sussidi statali cinesi. Per Bruxelles si apre quindi un problema: lasciare invariata questa differenza potrebbe spingere i costruttori cinesi a puntare ancora di più sulle ibride per aggirare, almeno in parte, l’impatto delle misure già adottate contro le auto elettriche. La Germania, intanto, sembra aver iniziato a cambiare posizione.

Il Partito socialdemocratico SPD, secondo quanto riportato da Bloomberg, sostiene l’idea di chiudere la cosiddetta “scappatoia” delle ibride plug-in e applicare dazi anche a questa categoria. Una posizione destinata a pesare, considerando il ruolo dell’industria automobilistica tedesca nell’economia nazionale e le precedenti divisioni di Berlino sulle tariffe contro le auto elettriche cinesi.

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Che cosa potrebbe succedere

La risposta di Pechino non si è fatta attendere. Il ministero degli Esteri cinese ha avvertito che la Cina monitorerà attentamente le mosse dell’Unione europea e adotterà misure per tutelare gli interessi delle proprie aziende. Ancora più netta è stata la posizione del ministero del Commercio del Dragone, che ha definito le eventuali restrizioni volontarie alle esportazioni contrarie alle regole dell’Organizzazione mondiale del commercio e ai principi della concorrenza.

Il rischio, dunque, è quello di una nuova escalation commerciale proprio mentre Bruxelles e Pechino stanno cercando un compromesso per ridurre lo squilibrio degli scambi. A proposito: l’Europa ha già sperimentato le possibili conseguenze di una simile strategia: dopo l’introduzione dei dazi sulle auto elettriche cinesi nel 2024, Pechino ha risposto con misure su alcuni prodotti europei, tra cui cognac, carne e latticini.

Ora la partita si sposta sulle auto ibride, un segmento particolarmente importante nella fase di transizione verso l’elettrico. Per i marchi cinesi rappresenta infatti un mercato in rapida espansione, mentre per i produttori europei è diventato un ulteriore terreno di confronto. Bruxelles dovrà quindi scegliere se puntare su un accordo con Pechino per limitare le esportazioni oppure procedere con nuovi strumenti commerciali. Tertium non datur.

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