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L'Unione Europea sta preparando un nuovo fronte commerciale contro la Cina. Dopo i dazi introdotti nel 2024 sulle auto elettriche prodotte nel Paese asiatico, Bruxelles punta ora a colpire anche le auto cinesi ibride plug-in, considerate il nuovo canale attraverso cui i costruttori del Dragone stanno rafforzando la loro presenza sul mercato europeo.
L'obiettivo è limitare gli effetti delle sovvenzioni pubbliche concesse da Pechino e impedire che le ibride ricaricabili diventino una scorciatoia per aggirare le misure già in vigore sulle elettriche. La decisione arriva mentre le immatricolazioni delle auto cinesi continuano a crescere rapidamente in Europa.
Secondo i dati di Dataforce, nei primi cinque mesi del 2026 BYD ha aumentato del 260% le vendite di ibride plug-in nell'Unione Europea, mentre le immatricolazioni delle sue elettriche sono cresciute del 78%. Ancora più impressionante il risultato di Chery, che ha consegnato oltre 28.000 ibride plug-in, in aumento del 668% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, contro appena 2.247 auto elettriche.
Numeri, questi, che dimostrano come molte case automobilistiche cinesi abbiano spostato rapidamente il focus verso questa tecnologia, sfruttando un segmento non ancora interessato dalle tariffe aggiuntive.
Secondo quanto rivelato in esclusiva da Handelsblatt, la Commissione Europea ha già predisposto il percorso per avviare un'indagine antisovvenzioni sulle auto cinesi ibride plug-in e introdurre dazi compensativi nelle prossime settimane, una volta ottenuto il via libera della maggioranza degli Stati membri.
L'idea è chiudere quella che l'industria europea definisce una "falla" nel sistema commerciale. Attualmente i dazi aggiuntivi sulle auto elettriche costruite in Cina variano dal 7,8% a oltre il 35%, ai quali si aggiunge il dazio doganale base del 10%. Per le ibride plug-in, invece, queste misure non esistono ancora.
Secondo fonti industriali citate dal quotidiano tedesco, le nuove tariffe potrebbero essere più contenute rispetto a quelle applicate alle elettriche, poiché nelle plug-in il costo della batteria incide meno sul prezzo finale del veicolo. La prospettiva di nuovi dazi è stata accolta positivamente anche dai mercati finanziari: i titoli di BMW e Mercedes-Benz hanno registrato rialzi superiori all'indice DAX nella giornata successiva alle indiscrezioni.
Le case automobilistiche europee chiedono però che le misure commerciali siano accompagnate anche da politiche industriali capaci di rafforzare la competitività del settore, intervenendo su costi energetici, infrastrutture e semplificazione burocratica.
La strategia europea punta a rallentare l'espansione delle auto cinesi, ma il risultato non è scontato. Secondo Reuters, la Commissione Europea non ha commentato ufficialmente le indiscrezioni sui nuovi dazi, confermando però che il tema della dipendenza industriale dalla Cina è ormai al centro del confronto tra gli Stati membri.
Nel frattempo i costruttori cinesi continuano a investire in stabilimenti europei e nella localizzazione della produzione, una strategia che potrebbe ridurre l'impatto delle future misure commerciali. Anche il mondo della ricerca invita alla prudenza. Uno studio pubblicato su Nature Energy ha tra l'altro simulato gli effetti dei dazi europei sulle auto prodotte in Cina, evidenziando che nel 2035 la quota di mercato delle auto elettriche nell'Unione potrebbe oscillare tra il 56,4% e il 68,9% a seconda della risposta delle case automobilistiche.
Lo scenario di riferimento, senza cambiamenti nelle strategie industriali, prevede una quota del 64,4%. Secondo i ricercatori, le tariffe rischiano di colpire soprattutto i consumatori dei Paesi con redditi più bassi e i segmenti più sensibili al prezzo, mentre una maggiore produzione localizzata in Europa potrebbe limitare gli effetti negativi e sostenere la transizione elettrica. Bruxelles dovrà quindi trovare un equilibrio tra la difesa dell'industria europea e l'obiettivo di accelerare la diffusione delle nuove auto a basse emissioni.