Mate Rimac risponde a Tesla Roadster: «Ci avevamo pensato anche noi». La Nevera poteva volare

Mate Rimac risponde a Tesla Roadster: «Ci avevamo pensato anche noi». La Nevera poteva volare
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Dopo la presentazione della nuova Tesla Roadster, Mate Rimac svela che il team croato aveva già studiato propulsori a gas freddo e sistemi aerodinamici estremi per la Rimac Nevera. Un progetto ambizioso, poi accantonato per concentrare le risorse sulla Bugatti Tourbillon
20 ottobre 2026

La nuova Tesla Roadster ha riportato al centro della scena una domanda destinata a far discutere gli appassionati: fino a dove possono spingersi le prestazioni di un'auto elettrica? Alla presentazione della sportiva di Elon Musk, caratterizzata da soluzioni ispirate al mondo aerospaziale, è arrivata anche la reazione di Mate Rimac, fondatore dell'omonima azienda e amministratore delegato di Bugatti Rimac. Il manager croato ha rivelato che la sua squadra aveva già preso in considerazione tecnologie simili diversi anni fa, immaginando una Rimac Nevera capace di accelerazioni estreme grazie a propulsori supplementari.

La presentazione della Tesla Roadster ha attirato l'attenzione per le sue dimostrazioni spettacolari e per l'impiego di tecnologie sviluppate con il contributo di SpaceX. Tra gli elementi più sorprendenti ci sono i propulsori a gas freddo, pensati per fornire una spinta aggiuntiva, e un sistema di aspirazione che sfrutta ventole per aumentare il carico aerodinamico. Tesla ha dichiarato un'accelerazione da 0 a 60 miglia orarie in meno di un secondo per le configurazioni più prestazionali. Di fronte a queste soluzioni, Mate Rimac ha reagito con entusiasmo, congratulandosi con Tesla per la dimostrazione. Il suo messaggio è significativo: anziché criticare le ambizioni di Elon Musk, il manager ha riconosciuto il valore di un approccio tecnologico che punta a superare i confini tradizionali dell'automobile. Rimac ha anche manifestato curiosità per la possibilità di vedere la nuova Roadster sulle strade, distinguendo implicitamente la spettacolarità della presentazione dalla futura disponibilità effettiva del modello.

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La Rimac Nevera poteva accelerare in meno di un secondo

La rivelazione più interessante riguarda i progetti interni sviluppati tra il 2019 e il 2020. In quel periodo, il team Rimac aveva valutato l'impiego di propulsori a gas freddo per una possibile evoluzione della Nevera. Il sistema avrebbe utilizzato serbatoi di gas in pressione, collocati nel vano bagagli, e ugelli capaci di generare una spinta supplementare rispetto a quella prodotta dai motori elettrici. L'obiettivo teorico era raggiungere i 97 km/h da fermo in meno di un secondo, un valore estremo persino per una hypercar elettrica. Tra le ipotesi prese in considerazione c'era persino la possibilità di sollevare la vettura da terra. La Nevera, già conosciuta per le sue prestazioni e per la sofisticata architettura elettrica, avrebbe così potuto sperimentare un sistema di propulsione aggiuntivo, avvicinandosi concettualmente alle soluzioni oggi mostrate da Tesla.

Già nel 2019 era stata presa in considerazione una soluzione basata su una ventola aerodinamica per generare deportanza anche a velocità molto basse o da fermo. Il principio consiste nell'aspirare l'aria da sotto il fondo della vettura, creando una depressione che aumenta l'aderenza degli pneumatici. Una filosofia tecnica che richiama la Brabham BT46B di Formula 1 e le soluzioni adottate dalla McMurtry Spéirling. Perché, allora, queste tecnologie non sono arrivate sulla Nevera? Lo sviluppo della Bugatti Tourbillon, con il suo motore V16 aspirato abbinato a un sistema ibrido, ha richiesto risorse importanti, rendendo necessario scegliere quali progetti portare avanti. Il programma dei propulsori supplementari è stato quindi accantonato. La vicenda mette in luce un aspetto fondamentale della ricerca automobilistica: un'idea può essere tecnicamente affascinante, ma trasformarla in un prodotto sicuro, affidabile e omologabile richiede investimenti e compromessi.

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