Michelotto Gruppo 4 Tributo: il trionfo del V8 analogico e il capolavoro ingegneristico delle due valvole

Michelotto Gruppo 4 Tributo: il trionfo del V8 analogico e il capolavoro ingegneristico delle due valvole
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A cinquant'anni dall'omologazione della leggendaria Ferrari 308, l'azienda patavina svela una berlinetta da 950 kg che rifiuta l'elettronica moderna. Il cuore del progetto è un propulsore aspirato capace di erogare 380 CV affidandosi a una fluidodinamica d'altri tempi, con sole due valvole per cilindro
11 ottobre 2026

Padova si trasforma nel crocevia tra la nostalgia delle corse e l'eccellenza ingegneristica contemporanea. Negli spazi di Palazzo Moroni è caduto il velo sulla Michelotto Gruppo 4 Tributo, una berlinetta biposto nata per celebrare il mezzo secolo dall'omologazione sportiva della gloriosa 308 Gruppo 4.

Promossa da AC Motorsport e realizzata interamente dal Michelotto Group, questa vettura non è una semplice operazione nostalgia, ma un manifesto meccanico radicale che rende omaggio alla carriera di Giuliano Michelotto. Un percorso industriale e sportivo impressionante, tradotto in numeri che non ammettono repliche: oltre 700 vetture da competizione costruite, 1.495 vittorie assolute, 85 campionati nazionali e 44 titoli mondiali.

Sotto la spettacolare carrozzeria in materiale composito, caratterizzata da ampi "cofanghi" anteriore e posteriore ad apertura integrale, si nasconde però il vero gioiello di questa operazione: un motore che sfida le convenzioni dell'ingegneria moderna. Il propulsore è un V8 a 90 gradi aspirato da 3.400 centimetri cubici, collocato in posizione posteriore-centrale trasversale.

A sbalordire gli addetti ai lavori è la sua architettura interna: i tecnici hanno scelto di dotare i quattro alberi a camme in testa (due per bancata) di sole due valvole per cilindro. In un'epoca dominata da testate plurivalvole e propulsori sovralimentati, riuscire a estrarre 380 CV di potenza massima a ben 8.250 giri/minuto (e 363 Nm di coppia) da un due valvole aspirato rappresenta un'autentica prova di forza. È il trionfo assoluto della fluidodinamica, dell'incrocio delle valvole e delle tolleranze millimetriche, supportato da basamento e testate in lega leggera ad altissima resistenza e da un'impostazione superquadra (alesaggio 83 mm, corsa 79 mm).

 

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Il rigore meccanico della Gruppo 4 Tributo si estende a tutto il comparto dinamico, con l'obiettivo dichiarato di restituire al pilota il totale controllo della macchina, senza filtri elettronici. La trazione posteriore è gestita da un cambio manuale a 5 rapporti (più retromarcia) a innesti frontali con denti back-cut, per cambiate secche e fulminee. La trasmissione, racchiusa in un carter trasversale integrato in blocco con il motore, è comandata da una leva manuale con selettore meccanico ed è personalizzabile attraverso otto diverse serie di rapporti, a conferma dell'anima intrinsecamente corsaiola del progetto.

La ricerca ossessiva della leggerezza ha guidato ogni scelta strutturale. Il telaio tubolare a elementi ellittici, unito a pannelli in materiale composito e a un rollbar saldato direttamente nella struttura, ferma l'ago della bilancia a soli 950 kg a secco (con liquidi a livello, ma senza i 74 litri di benzina 98 RON del serbatoio). Il risultato è un rapporto peso/potenza di 2,5 kg/CV, una quota che, pur in assenza di dati ufficiali su velocità massima e accelerazione, promette reazioni fulminee e un inserimento in curva chirurgico.

L'assetto è un'ode alla cinematica da pista. Entrambi gli assi poggiano su uno schema a triangoli sovrapposti con bracci ricavati dal pieno. Ammortizzatori e barre stabilizzatrici sono completamente regolabili, permettendo di cucire la vettura su misura per ogni tracciato. Il contatto con l'asfalto è garantito da uno sterzo a cremagliera diretto e da imponenti pneumatici Pirelli P Zero Trofeo RS, calzati su cerchi da 18 pollici (con canale da 8,5 all'anteriore e ben 11 al posteriore). L'impianto frenante sfrutta pinze a 4 pistoni su tutte le ruote, accoppiate a dischi autoventilanti da 345 mm davanti e 328 mm dietro; a esaltare l'esperienza analogica, il pilota può variare la ripartizione della frenata direttamente dall'abitacolo.

All'interno, l'atmosfera è spartana ed essenziale, votata esclusivamente alla guida. I sedili anatomici con scocca in composito sono rivestiti in Alcantara e trattegniati da cinture di sicurezza a quattro punti. Promosso da figure chiave del motorsport come Francesco Calzavara e Giorgio Gomiero, il progetto mantiene per ora un alone di mistero su alcuni dettagli commerciali: il prezzo, il numero di esemplari previsti per la produzione e l'eventuale omologazione per l'uso stradale non sono stati dichiarati. Ciononostante, la Michelotto Gruppo 4 Tributo si impone già come un instant classic, un distillato di ingegneria pura destinato a far innamorare i puristi della guida.

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