Petrolio alle stelle: Aramco incassa 120 miliardi e torna il caro benzina

Petrolio alle stelle: Aramco incassa 120 miliardi e torna il caro benzina
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Utili record per Saudi Aramco grazie all’impennata del petrolio e alla tensione geopolitica in Medio Oriente. Il colosso energetico rafforza il ruolo dei carburanti tradizionali mentre l’automobilista europeo affronta nuovi rischi sul fronte prezzi
14 maggio 2026

La compagnia saudita Saudi Aramco ha registrato risultati finanziari straordinari, arrivando a generare oltre 120 miliardi di riyal di utile trimestrale (circa 32-33 miliardi di dollari), confermando come la domanda globale di carburanti resti centrale nonostante la transizione energetica in corso. Il dato assume un peso ancora maggiore se letto nel contesto internazionale attuale: tensioni geopolitiche, rotte petrolifere instabili e livelli di scorte energetiche sempre più ridotti stanno ridisegnando il mercato dei carburanti, con possibili ripercussioni dirette su benzina e diesel in Europa. Il boom dei risultati di Saudi Aramco è strettamente collegato all’aumento delle quotazioni del greggio, tornate vicino o oltre i 100 dollari al barile dopo l’escalation delle tensioni tra Stati Uniti, Iran e alleati regionali. L’impennata dei prezzi ha compensato anche eventuali riduzioni dei volumi esportati, consentendo al gruppo di registrare ricavi superiori alle attese degli analisti.

L’utile netto rettificato del primo trimestre 2026 è cresciuto di circa il 26% su base annua, mentre i ricavi complessivi hanno superato i 115 miliardi di dollari grazie alla vendita combinata di petrolio, carburanti raffinati e prodotti chimici. Un ruolo decisivo lo ha giocato l’oleodotto Est-Ovest saudita, capace di trasportare fino a 7 milioni di barili al giorno verso il Mar Rosso, bypassando lo Stretto di Hormuz, oggi uno dei punti più critici per il commercio energetico globale. Questa infrastruttura ha permesso ad Aramco di mantenere continuità nelle forniture nonostante attacchi e tensioni militari che hanno colpito l’area del Golfo Persico. In parallelo, la società continua a investire oltre 12 miliardi di dollari a trimestre per sostenere produzione, logistica e capacità industriale, segnale di come il petrolio resti strategico nel medio periodo.

Impatti su carburanti e automobilisti: cosa può cambiare in Europa

Il successo finanziario di Aramco coincide però con uno scenario potenzialmente critico per i consumatori. I vertici dell’azienda hanno avvertito che le scorte globali di carburanti raffinati — benzina e jet fuel in primis — stanno scendendo verso livelli considerati “critici”, con una riduzione delle riserve mondiali pari a circa un miliardo di barili dall’inizio della crisi. La situazione deriva in gran parte dalle difficoltà di navigazione nello Stretto di Hormuz, da cui transita circa un quinto del petrolio mondiale. Anche se le rotte commerciali dovessero tornare operative rapidamente, la normalizzazione del mercato potrebbe richiedere mesi, o addirittura arrivare solo nel 2027 secondo le stime del CEO Amin Nasser.

Per il settore automotive europeo — e italiano in particolare — questo significa una forte volatilità dei prezzi alla pompa. Il carburante resta infatti l’elemento più sensibile agli shock geopolitici: bastano interruzioni logistiche o tensioni regionali per provocare rincari immediati su benzina e diesel. Paradossalmente, mentre l’industria automobilistica accelera sull’elettrificazione, i risultati record di Aramco dimostrano che la domanda globale di combustibili fossili rimane elevata. Nei mercati emergenti, ma anche nelle economie mature, l’auto termica continua a rappresentare la colonna portante della mobilità quotidiana.

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