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Per mezzo secolo la regola è stata una sola, scolpita nella pietra: la Porsche 911 ha il motore dietro. Sempre. È la sua firma, il suo carattere, il motivo per cui gli appassionati la riconoscono a occhi chiusi. Poi arriva un preparatore australiano, apre il cofano anteriore e ci infila dentro un V8 biturbo da 7 litri. Sembra una provocazione da bar, invece è una delle elaborazioni più spettacolari degli ultimi anni.
Il punto di partenza è una 911 generazione 996, quella dei fari tanto discussi a fine anni Novanta. Oggi di quella vettura resta ben poco. Il progetto porta il nome di ShowTime Repco 933 ed è uscito dall’officina di Gary Reid, specialista australiano di show car e auto da drift. Il risultato è una macchina che sembra disegnata per l’ultimo capitolo di Fast & Furious, con la differenza che qui niente è finzione cinematografica.
Il sei cilindri boxer originale è finito in pensione. Al suo posto lavora un V8 GM LSX da 7.0 litri, più del doppio della cilindrata di partenza. Reid avrebbe potuto accontentarsi di un motore crate LS preso dallo scaffale, ma la parola “accontentarsi” non sembra far parte del suo vocabolario.
Sul fronte del propulsore spiccano due enormi turbocompressori Turbosmart, mentre gli scarichi sputano fiamme direttamente attraverso il cofano. Per far entrare tutto questo nella carrozzeria della 911 è servito ricostruire paratia, pianale e tunnel di trasmissione. Nonostante il lavoro, il V8 sporge comunque di diversi centimetri: da qui il vistoso squarcio nel cofano, che più che un difetto è una dichiarazione d’intenti.
Nessun cambio Porsche di serie avrebbe retto una coppia del genere. La soluzione? Un cambio a otto rapporti di origine Bentley, arricchito da una funzione di cambiata sequenziale. Il bilancio finale parla di oltre 1.200 cavalli, una cifra che non solo umilia qualsiasi 911 di serie, ma supera di più di 200 cavalli anche la Porsche 918 Spyder, l’hypercar ibrida ricaricabile con il suo V8 da 4,6 litri.
C’è però una differenza sostanziale rispetto alla regina di Stoccarda: la 933 scarica tutta la sua potenza esclusivamente sulle ruote posteriori. Nessuna trazione integrale a fare da rete di sicurezza.
Le modifiche non si fermano al vano motore. Nell’abitacolo trova posto un impianto di raffreddamento maggiorato, mentre la plancia è stata ridisegnata su misura con un nuovo schermo per l’infotainment e una strumentazione digitale aftermarket. Il volante è un Haltech multifunzione, pieno di pulsanti e levette per regolare i parametri al volo e cambiare modalità di guida.
I sedili sono Recaro in fibra di carbonio e il tunnel centrale, realizzato su misura, ospita una leva sequenziale in carbonio e un freno a mano idraulico. Ed è proprio quest’ultimo dettaglio a svelare la vera natura della vettura: non è nata solo per i rettilinei, ma per il drift.
All’esterno, la 911 indossa un body kit artigianale con passaruota allargati, cofano in fibra di carbonio e un’ala posteriore imponente. Sopra il cofano motore spicca una pinna di squalo che richiama i prototipi di Le Mans. A chiudere il quadro ci sono i cerchi Rotiform su misura, da 18x9,5 all’anteriore e 18x10 al posteriore.
I puristi probabilmente non dormiranno stanotte. Eppure la ShowTime Repco 933 dimostra che anche l’icona più intoccabile può diventare una tela bianca nelle mani giuste. Non è una 911 come la intendeva Ferry Porsche, e non vuole esserlo: è un manifesto di creatività estrema, rumoroso, eccessivo e, in fondo, irresistibile.
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