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La guida autonoma è una delle sfide più importanti per il futuro dell'automobile, ma in Italia l'innovazione deve fare i conti con regole che potrebbero limitarne lo sviluppo. Matteo Salvini ha annunciato su X di aver parlato al telefono con Elon Musk, fondatore di Tesla, per discutere le prospettive dei sistemi di guida assistita e l'approvazione europea della tecnologia. Una presa di posizione che si scontra con un nodo normativo tutt'altro che secondario: il nuovo Codice della Strada riconosce per la prima volta i veicoli a guida automatizzata, ma stabilisce condizioni che rischiano di limitarne concretamente l'utilizzo.
«Conversazione molto positiva e costruttiva oggi con Elon Musk»: così Salvini ha commentato il colloquio. Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti sostiene la necessità di accelerare l'approvazione del sistema Full Self-Driving Supervised (FSD), che consente all'auto di gestire diverse operazioni di guida attraverso telecamere, software e intelligenza artificiale. Il nome, però, non deve trarre in inganno: nella versione supervisionata il conducente deve restare attento alla strada ed essere pronto a intervenire.
Nei Paesi Bassi, nell'aprile 2026, l'autorità RDW ha autorizzato il sistema secondo le procedure previste, ma questo non significa che il via libera sia automaticamente valido in tutta l'Unione europea. È proprio su questo fronte che si inserisce il confronto tra Salvini e Musk: ottenere regole più favorevoli alla diffusione della tecnologia e rendere più rapido il processo di approvazione. Resta però una differenza fondamentale tra autorizzare un sistema di guida assistita e permettere a un veicolo di circolare senza conducente. Ed è soprattutto su questo secondo aspetto che il nuovo Codice della Strada solleva interrogativi.
La bozza del nuovo Codice della Strada introduce una novità importante: per la prima volta punta a disciplinare in modo specifico la circolazione dei veicoli a guida autonoma. Il problema, però, è che le condizioni previste rischiano di limitare proprio quelle tecnologie che il governo vorrebbe contribuire a sviluppare. Il testo prevede che a bordo dell'auto sia presente una persona con il ruolo di controllore, incaricata di intervenire quando necessario e responsabile della circolazione anche quando il veicolo procede in modalità automatizzata. In questo modo, un'automobile progettata per spostarsi senza un conducente rischierebbe di dover avere comunque una persona a bordo, vanificando uno dei principali vantaggi della guida autonoma.
Il nodo riguarda soprattutto la possibilità di utilizzare veicoli completamente automatizzati per servizi commerciali, come i robotaxi, le auto elettriche che raggiungono autonomamente il cliente e le navette senza autista. Per queste applicazioni, la presenza obbligatoria di un controllore a bordo comporterebbe costi aggiuntivi e renderebbe più difficile sviluppare modelli di mobilità realmente senza conducente. Una possibile alternativa sarebbe consentire la supervisione da remoto, affidando a un operatore il monitoraggio di più veicoli e la possibilità di intervenire in caso di emergenza.
È proprio su questo aspetto che si concentra la critica di Motus-E, l'associazione che rappresenta la filiera italiana della mobilità elettrica e che ha chiesto al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti di modificare il testo. L'obiettivo è permettere che il controllore possa operare anche a distanza, con responsabilità e poteri definiti, senza imporre sempre la sua presenza fisica nel veicolo. La bozza del nuovo Codice della Strada deve ancora completare il proprio iter istituzionale e il testo potrebbe cambiare prima del via libera definitivo. La questione è quindi aperta: l'Italia vuole favorire la guida autonoma, ma le regole proposte rischiano di renderne difficile l'applicazione concreta, soprattutto per le auto progettate per circolare senza nessuno al volante.