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La Formula 1 approda sui duemila metri d’altitudine dell’Autódromo Hermanos Rodríguez per il secondo capitolo della tripletta oltreoceano, il Gran Premio del Messico 2026, un tracciato unico in calendario che trascende il concetto tradizionale di pista per diventare un esercizio puro di sensibilità, equilibrio e gestione. Respirare a queste quote è difficile per i polmoni e per i motori, ma lo è ancora di più per la dinamica di monoposto che si ritrova immersa in un'aria sottile, capace di scaricare a terra la foga delle staccate solo se supportata dal giusto grip.
Per l'edizione 2026 del Gran Premio di Città del Messico – la sesta con questa denominazione ufficiale, in un albo d'oro che conta 20 edizioni storiche e vede Max Verstappen e la Red Bull padroni assoluti con 5 successi – Pirelli ha deciso di sparigliare le carte. Abbandonato l'esperimento dello scorso anno, quando la C2 come Hard si rivelò poco attrattiva sul piano prestazionale, la casa milanese ripropone la terna più morbida in assoluto: C3 come Hard, C4 come Medium e la pura prestazione della C5 come Soft.
La vera variabile destinata a far battere i cuori ai muretti box è il profondo restyling dell'asfalto. Il manto stradale è stato completamente rinnovato nel tratto tra curva 16 e curva 1 e in quello cruciale che va dalla 7 alla 16, lasciando intatto solo il primo settore. Se da un lato una superficie nuova promette livelli di aderenza teoricamente più elevati e minore rugosità, dall'altro la pista si presenterà tradizionalmente molto sporca nelle prime sessioni, con un'evoluzione marcata giro dopo giro. In presenza di un asfalto liscio, la riduzione del carico aerodinamico dovuta all'aria rarefatta continuerà a far scivolare le vetture, rendendo il graining il nemico numero uno da monitorare nella definizione delle strategie.
La bassa severità del tracciato e le poche curve ad alta velocità tendono a limitare l'usura, orientando i calcoli teorici verso una gara a una singola sosta, con l'asse posteriore maggiormente sollecitato nelle ripartenze. Tuttavia, la differenza tra le varie opzioni la farà il livello di fiducia che ciascun pilota riuscirà a trovare con la mescola: alcuni team potrebbero spingere sulle mescole più morbide per beneficiare del grip meccanico, mentre altri privilegeranno la consistenza della Hard. In questo contesto, il ruolo della C5 Soft potrebbe rivelarsi centrale ben oltre la qualifica, ampliando le opzioni tattiche anche sulla distanza di gara.
Un fattore decisivo sarà la gestione delle frenate. La ridotta efficacia aerodinamica rende complessa la staccata in fondo al lunghissimo rettilineo principale prima di curva 1, aumentando il rischio di bloccaggi e spiattellamenti soprattutto nelle prime fasi del fine settimana. Nel 2025 assistemmo a una griglia spaccata tra una e due soste, con la maggior parte dei piloti al via su Soft – usata persino per lo stint finale da chi scelse i due stop grazie all'assenza di degrado. Nel 2026, con gran parte della pista riasfaltata e la terna C3-C4-C5, la partita strategica a oltre 2.000 metri d'altezza è pronta a riaprirsi da zero.