F1, allarme sicurezza e caos trasporti: le ultime due gare del Mondiale appese a un filo. Imola è pronta per il finale di stagione

F1, allarme sicurezza e caos trasporti: le ultime due gare del Mondiale appese a un filo. Imola è pronta per il finale di stagione
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Con cinque gare al termine e il paddock in Messico, gli appuntamenti in Qatar e Abu Dhabi vacillano tra alert diplomatici, problemi logistici e la posizione dei piloti. La Formula 1 riflette sul finale di stagione
28 ottobre 2026

Con il fine settimana del Gran Premio del Messico ormai alle porte, mancano esattamente cinque gare al termine della stagione. Il 2026, del resto, si è rivelato un anno estremamente travagliato per la Formula 1, con la crisi in Medio Oriente che ha letteralmente stravolto il calendario. Già nel mese di aprile le monoposto erano rimaste forzatamente ai box a causa della cancellazione delle tappe in Arabia Saudita e in Bahrain — quest'ultima poi recuperata lo scorso mese in Malesia. Ora, a tornare seriamente in discussione, sono gli ultimi due appuntamenti ad alta tensione: Qatar e Abu Dhabi.

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“I GP si faranno. Una cosa voglio dirvi: i miei figli vivono lì, pensate davvero che li lascerei in un posto pericoloso mentre io sono qui a parlare con voi? Bisogna essere ragionevoli e chiedersi: 'Avremo davvero dei problemi?'. Ciò che si legge sui media è molto diverso dalla realtà che viviamo sul posto. Noi leggiamo i giornali e guardiamo la TV, ma da noi quelle scene non si vedono, credetemi. Altrimenti per quale motivo rimarrei lì? Perché dovrei lasciare la mia famiglia esposta a dei rischi?”, aveva sentenziato appena una settimana fa il Presidente della FIA, Mohammed Ben Sulayem. Dichiarazioni che hanno trovato pieno riscontro anche nei vertici del tracciato di Losail, che si prepara a ospitare la MotoGP la prossima settimana.

“Con i preparativi ormai nelle fasi finali, il Lusail International Circuit sta mettendo a punto gli ultimi dettagli tra tribune, aree hospitality e infrastrutture generali dell'evento, garantendo che la struttura sia pronta ad accogliere i visitatori dal Qatar e dall’estero. Non vediamo l'ora di riaccogliere il mondo al Lusail International Circuit a novembre per due degli eventi più attesi del calendario motorsport internazionale, a sole tre settimane di distanza l'uno dall'altro. I nostri preparativi sono quasi completati, con i nostri team concentrati nel garantire che ogni aspetto dell'impianto sia pronto per offrire un'esperienza eccezionale ai tifosi, come facciamo ogni anno. L'esperienza dei fan rimane al centro dei nostri preparativi per ogni evento ospitato dal Lusail International Circuit. Lavoriamo costantemente per offrire un'esperienza completa a ciascun visitatore, che si tratti di appassionati di motori o di famiglie che desiderano vivere momenti speciali insieme, riflettendo il nostro impegno verso la rinomata ospitalità e l'eccellenza organizzativa”, ha dichiarato infatti Abdulaziz Ali Al-Muhannadi, CEO del Lusail International Circuit.

La situazione geopolitica, tuttavia, non ha accennato al minimo miglioramento — anzi, si è inasprita. Di conseguenza, le inquietudini si fanno sempre più strada all'interno del paddock. “Questo significa che non succederà nulla di imprevisto? Ovviamente non posso prevedere il futuro. L'unica cosa che posso dire oggi è che la situazione è tranquilla e che i due Gran Premi si disputeranno. Sono tranquillo anche per il personale della FIA. Guardate, non credo che lo staff della FIA sia per me più importante di me stesso o della mia famiglia; quindi, se io sono lì, significa che mi sento al sicuro. Tuttavia, al momento non possiamo prevedere tutto”, aveva aggiunto Ben Sulayem ai microfoni di Motorsport UK.

Sia nel paddock della F1 che in quello del Motomondiale, i piloti cercano dunque di decifrare il reale contesto di sicurezza in Qatar prima di mettersi in viaggio verso Losail. Nella MotoGP, la maggioranza della griglia si dichiara contraria e auspica che promoter e organizzatori possano riconsiderare l'opportunità di correre in Medio Oriente.  Ad esporsi Uccio Salucci per il team VR46: “Abbiamo fatto un’altra riunione con Dorna e loro hanno confermato al 100% che si andrà in Qatar, poi c’è stata una conferma della conferma, ma ormai è un teatrino che va avanti da mesi. Se un pilota non si vuole presentare è una questione personale, ma il nostro contratto con Dorna dice che noi dobbiamo sempre far arrivare i piloti in pista. Quindi in teoria poi Dorna se la potrebbe prendere con noi team”, ha spiegato il manager a Sky. “Io rispetto i piloti: sappiamo che la situazione non è delle migliori e ognuno la pensa a modo suo, è una questione molto personale – ha proseguito Salucci – ci sta che qualcuno non abbia voglia di andare. Io con i miei piloti devo ancora parlare, ma loro ci saranno. Il governo del Qatar manderà delle mail a Dorna e Dorna le girerà a noi: le abbiamo chieste come garanzia. Però c’è pur sempre una mezza guerra in corso: io manderò una mail a tutti i componenti del team, perché quella di andare lì è una scelta molto privata e personale. Se poi dovesse davvero succedere qualcosa, non vogliamo avere qualcuno per sempre sulla coscienza. La questione è delicata, va affrontata in maniera professionale”.

“Noi ci fidiamo di quello che dice l’organizzatore, che ci sta tenendo aggiornati parecchio, ci sta fornendo documenti di sicurezza da parte del ministero dello sport di Doha, facciamo quello che ci dicono di fare. Io mi sento sinceramente sereno, poi è ovvio che la sicurezza al 100% non ce l’abbiamo da nessuna parte al giorno d’oggi. Facciamo questo mestiere e siamo qui per correre, se ci dicono che si può correre noi corriamo”, ha dichiarato ai microfoni di Sky in Australia Massimo Rivola, Amministratore Delegato di Aprilia Racing. Più cauto e misurato si è mostrato anche Davide Tardozzi, il quale ha preferito non sbilanciarsi con opinioni personali, limitandosi a rispettare e difendere la posizione espressa da Marc Marquez di preferire il forfait in Qatar, pur assicurando che gli organizzatori stiano lavorando alacremente per garantire un contesto sereno: “È chiaro che ci sono situazioni che possono far pensare che sarebbe meglio non andare. Ma, nel momento in cui ci sono le condizioni di sicurezza, il piano di evacuazione o le garanzie che, se succede qualcosa, non ci saranno problemi, andiamo”.

Sarà proprio la MotoGP a fungere da vero ago della bilancia per le sorti della Formula 1. Se Dorna e FIM dovessero optare per la cancellazione del GP del Qatar, per la F1 scatterebbe un effetto domìno destinato a travolgere anche Abu Dhabi. In questo quadro, il ruolo delle diplomazie internazionali sarà cruciale: il Foreign, Commonwealth and Development Office (il Ministero degli Esteri del Regno Unito) ha ufficialmente sconsigliato i viaggi verso il Qatar e gli Emirati Arabi Uniti. Poiché la grande maggioranza dei piloti, dei tecnici e dei membri dei team di F1 risiede o fa capo ad aziende britanniche, questo alert geopolitico — unito ai vincoli operativi di DHL, colosso incaricato della complessa logistica della F1 — potrebbe essere il fattore decisivo per il definitivo annullamento delle ultime due tappe iridate.

Secondo il Corriere dello Sport, la rinuncia a Qatar e Abu Dhabi appare ormai inevitabile. La prova schiacciante risiede proprio nella nota del Ministero britannico, che individua un rischio concreto di improvvisa escalation in ben 16 Paesi compresi nella fascia tra Egitto, Turchia e Pakistan. Tra questi figurano a pieno titolo anche Qatar ed Emirati, classificati come contesti "non sicuri al 100%" e pertanto inabili a garantire lo svolgimento senza rischi di un mega-evento sportivo globale come un Gran Premio di F1.

A complicare la situazione vi è poi il nodo trasporti: non vi è infatti alcuna certezza che i materiali strategici spediti dai team e dal Circus riescano a giungere in tempo a Losail e Yas Marina. Si profilerebbe una vera corsa contro il tempo, dato che le ultime due gare sono inserite in un massacrante trittico che parte da Las Vegas, dall'altra parte del pianeta. A gravare ulteriormente sul quadro operativo è la forte preoccupazione legata ai recenti attacchi che hanno preso di mira proprio i principali hub aeroportuali della regione, ponendo un rischio serissimo per l'incolumità di tutto il personale in trasferta.

Per la Formula 1 si preannunciano dunque le ore più calde e decisive. Se da una parte Qatar e Abu Dhabi proseguono le attività di promozione dei rispettivi eventi, dall'altra cresce sensibilmente il timore di recarsi nei Paesi del Golfo. Anche i piloti del Circus hanno incominciato a far sentire la propria voce. La maggior parte di loro, interpellata nelle ultime gare, ha chiarito di essere disposta a scendere in pista solo a patto che gli organizzatori forniscano garanzie stringenti e inoppugnabili sulla sicurezza.

Più scettico e cauto si è mostrato Carlos Sainz: “Credo che sembrino molto convinti che si farà. Personalmente, e non parlando a nome della GPDA, credo sia molto difficile esserne convinti in questo momento perché ci sono ancora cose che accadono in Medio Oriente, e ovviamente ci sono le elezioni negli Stati Uniti e cose che accadranno sul fronte politico mondiale che potrebbero influenzare improvvisamente il prossimo mese, mese e mezzo. Quindi, penso che sia relativamente prematuro esserne così sicuri. Ma allo stato attuale, andremmo in Qatar e ad Abu Dhabi. Se la FIA e la Formula 1 decidono che è ancora uno scenario sicuro e positivo, credo che noi piloti dobbiamo attenerci a ciò che dicono. Non è che abbiamo le stesse informazioni politiche, le stesse informazioni riservate che hanno loro, questo è certo. Quindi, dobbiamo seguire il loro esempio e fidarci delle loro decisioni. Ma per ora, penso che il mondo possa cambiare molto nel prossimo mese, un mese e mezzo, e dobbiamo rimanere vigili e reattivi a qualsiasi cosa accada, e non andare solo perché ne abbiamo voglia adesso”.

Dichiarazioni che lo stesso pilota spagnolo ha poi ritenuto opportuno precisare a seguito del clamore mediatico generato: “A seguito di alcuni resoconti sui miei commenti fatti oggi in conferenza stampa riguardo alla conclusione della stagione in Medio Oriente, ci tengo a precisare che so che la FIA e la Formula 1 metteranno la sicurezza al primo posto e ripongo in loro totale fiducia affinché prendano la decisione giusta. Non vediamo l'ora di correre in Qatar e ad Abu Dhabi”, si legge nella nota diramata dalla Williams nel giovedì di Austin.

A far pendere l'ago della bilancia a favore dell'opzione Imola — pronta a subentrare come tappa conclusiva del Mondiale — sono tuttavia i warning emessi dalle diplomazie internazionali. Prima del Regno Unito, infatti, gli Stati Uniti avevano già ordinato il rientro del personale non essenziale dalle proprie sedi diplomatiche nella regione. E mentre la F1 tentenna e rinvia la decisione finale, altri motorsport hanno già tracciato la strada: il WEC ha cancellato da mesi la tappa qatariota sostituendola con Barcellona e Monza, mentre il WRC ha preferito rinunciare alla Dakar in Arabia Saudita per mettersi alla ricerca di una sede alternativa.

Con il paddock ormai sbarcato a Città del Messico, i riflettori si dividono così tra l'azione in pista e la diplomazia dietro le quinte. Le prossime ore saranno decisive per capire se il Mondiale 2026 si chiuderà davvero tra i tracciati del Golfo o se il Circus farà ritorno ad Imola per il gran finale di stagione.

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