F1. "Il semaforo è verde": dal Qatar si dicono fiduciosi che il GP si farà. Ma è davvero possibile?

F1. "Il semaforo è verde": dal Qatar si dicono fiduciosi che il GP si farà. Ma è davvero possibile?
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Dal Qatar arrivano conferme di un "semaforo verde" per il Gran Premio di Formula 1. Ma è davvero possibile che si corra a Losail? Ecco quali sono gli scenari, anche per l'inizio della stagione 2027
1 settembre 2026

“Non possiamo fermare i nostri piani per la MotoGP e la F1. Dobbiamo essere pronti. Facciamo un passo alla volta, valutando la situazione e mantenendo un dialogo aperto con entrambe le categorie. Per ora va tutto bene e il semaforo è verde”: così Abdul Rahman bin Abdullatif Al Mannai, presidente della Federazione del motorsport del Qatar, commenta lo stato dell’arte riguardo agli appuntamenti più importanti del calendario di Losail. Ma è davvero possibile che si corra in Qatar a fine novembre?

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Sono dichiarazioni in linea con quelle rilasciate dal CEO della Formula 1, Stefano Domenicali, che a margine del GP di Zandvoort aveva parlato di “biglietti ancora in vendita ad Abu Dhabi”, e dell’intenzione di disputare “il calendario che abbiamo promesso all’inizio dell’anno”. Ma queste parole, rilanciate dal sito della F1 e riprese ampiamente in Medio Oriente, non implicano la mancata esistenza di piani B non solo per la stagione 2026, ma anche per l’inizio del campionato 2027.

Domenicali, nella chiacchierata con la stampa internazionale selezionatissima cui aveva partecipato anche Automoto all’inizio della pausa estiva, aveva spiegato che nel caso in cui i GP in Qatar e ad Abu Dhabi non dovessero essere disputati, il finale di stagione si consumerà in Europa. L’indiziata numero uno è Imola, pronta ad accogliere il Circus. Lo ha confermato anche il presidente di ACI, Geronimo La Russa, a margine della presentazione del GP di Monza: “Stiamo lavorando alacremente per far sì che l'Italia possa essere pronta qualora ce ne fosse la necessità”, ha spiegato.

Il piano B della F1 prevede Imola al posto di Abu Dhabi, il 6 dicembre, lasciando una pausa tra Las Vegas e il finale di stagione e fermandosi a quota 22 gare, il tetto minimo da rispettare per onorare gli accordi in essere con le televisioni. Per prendere una decisione c’è però un limite temporale inderogabile, la metà di settembre. Per ridurre le emissioni, i cargo dei team diretti fuori dall’Europa viaggiano per mare, con tempistiche lunghe. E le scuderie devono avere il tempo necessario a inviarli verso la destinazione corretta.

Ma ci sono anche altre decisioni da prendere per il medio termine. il calendario 2027 potrebbe subire degli importanti scossoni rispetto a quanto inizialmente previsto da una bozza visionata da Automoto che circola da tempo nel paddock. Il calendario in questione prevederebbe i test in Bahrain e l’inizio dell’effettiva stagione con una doppietta in Medio Oriente, con Sakhir gara inaugurale e Jeddah subito in successione. A queste gare, dopo due settimane di pausa, seguirebbe una tripletta Australia-Cina-Giappone.

Vista la situazione geopolitica attuale, è un piano potenzialmente proibitivo. Per questo, come riporta Jon Noble su The Race, c’è un piano B, con test a Barcellona e la prima gara stagionale in Cina. L’Australia non potrebbe ospitare l’inizio di stagione perché sono in corso dei lavori alle infrastrutture di Albert Park le cui tempistiche sono tarate sulla data della bozza, il 4 aprile. Per questo motivo, si è pensato di anticipare Shanghai e Suzuka come back-to-back iniziale e mettere in coda l’Australia, come parte di una tripletta o da sola. In questo scenario, Bahrain e Jeddah potrebbero essere posticipate di parecchio, nella speranza che la situazione migliori. È tutto in divenire, sullo sfondo di uno scenario ben più preoccupante dei semplici effetti sulla F1.

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