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La Formula 1 si prepara a tornare in azione per la tripletta americana, che avrà inizio questo weekend ad Austin prima di volare verso il Messico e il Brasile. Poi sarà tempo di una breve pausa prima di Las Vegas, che aprirà l’ultimo tris della stagione: spetterà infatti a Qatar e Abu Dhabi il compito di concludere ufficialmente il mondiale 2026. Tuttavia, queste ultime due tappe sono state a lungo messe in dubbio a causa della situazione in Medio Oriente, che continua a destare forti preoccupazioni nel paddock e tra gli addetti ai lavori. Ora, però, a confermare che si correrà a Losail e a Yas Marina è lo stesso presidente della FIA, Mohammed Ben Sulayem.
La stagione 2026 di Formula 1, oltre all’introduzione del nuovo regolamento tecnico, è stata caratterizzata da vari stravolgimenti di programma dovuti alla crisi geopolitica scoppiata all'inizio di marzo. L'escalation ha reso inevitabile per la categoria una revisione del calendario: il Bahrain — dove pochi giorni prima si erano tenuti i test pre-stagionali — e l’Arabia Saudita sono stati colpiti dai bombardamenti, spingendo gli organizzatori, la Federazione e Liberty Media a cancellare i due appuntamenti. Jeddah non è stata sostituita, mentre il Bahrain si è momentaneamente “trasferito” in Malesia, con il circuito di Sepang che poche settimane fa ha preso il posto del tracciato di Sakhir. Con la speranza che la situazione potesse stabilizzarsi, la Formula 1, di comune accordo con la FIA, ha scelto di mantenere in lista le due tappe finali del mondiale, che prevedono il ritorno della categoria nei Paesi arabi.
Il conflitto non si è placato, ma la F1 con altissima probabilità correrà comunque in Medio Oriente. Monitorando costantemente gli eventi, gli organizzatori hanno confermato che Qatar e Abu Dhabi sono pronti a ospitare gli ultimi due Gran Premi dell'anno. A ridosso della pausa estiva, Liberty Media — attraverso le parole di Stefano Domenicali — aveva già ribadito la volontà di correre a Losail e Yas Marina qualora le condizioni di sicurezza lo avessero consentito. In caso contrario, soltanto una tappa sarebbe stata recuperata sul territorio europeo per ragioni organizzative. A rispondere all’appello della Formula 1 nei momenti di emergenza era stata ancora una volta Imola, che ha subito avviato i lavori necessari per farsi trovare pronta a ospitare il Gran Premio. Dopo un periodo di quasi certezza nel paddock, in cui tutti erano convinti che sarebbe stata proprio Imola a chiudere il mondiale — con tanto di biglietti e alberghi già prenotati dagli addetti ai lavori —, F1 e FIA hanno invece confermato che il calendario non subirà ulteriori modifiche. Alle rassicurazioni fornite da Domenicali in Malesia si aggiungono ora quelle ufficiali di Mohammed Ben Sulayem.
Tuttavia, dalle dichiarazioni del CEO di F1 a Sepang sono trascorse tre settimane e, nel frattempo, il contesto si è ulteriormente complicato. Gli attacchi missilistici nello Stretto di Hormuz sono proseguiti e diversi siti in Arabia Saudita sono stati presi di mira dal gruppo separatista yemenita degli Houthi, tra cui una base Aramco e l’aeroporto di Riad. A ciò si aggiungono le violenze in Cisgiordania da parte dei coloni ai danni di palestinesi e cittadini stranieri, oltre all'episodio dell'aereo di FlyDubai — decollato da Dubai e diretto a Tel Aviv — dirottato in Arabia Saudita a causa di una violenta lite con accoltellamento tra pilota e copilota, che le autorità israeliane hanno classificato come sospetto attacco terroristico. Eventi che hanno spinto la categoria a soppesare ogni singolo dettaglio prima di confermare la trasferta mediorientale. Se da un lato figurano aspetti complessi legati alla logistica, ai contratti con i circuiti, agli sponsor e ai diritti televisivi, dall'altro la priorità assoluta resta la tutela di tutte le persone coinvolte: piloti, membri dei team, addetti ai lavori, giornalisti presenti sul posto e appassionati che hanno acquistato i biglietti.
A rassicurare l'ambiente ha provato direttamente Mohammed Ben Sulayem: “I GP si faranno. Una cosa voglio dirvi: i miei figli vivono lì, pensate davvero che li lascerei in un posto pericoloso mentre io sono qui a parlare con voi? Bisogna essere ragionevoli e chiedersi: 'Avremo davvero dei problemi?'. Ciò che si legge sui media è molto diverso dalla realtà che viviamo sul posto. Noi leggiamo i giornali e guardiamo la TV, ma da noi quelle scene non si vedono, credetemi. Altrimenti per quale motivo rimarrei lì? Perché dovrei lasciare la mia famiglia esposta a dei rischi?”, ha dichiarato il Presidente della FIA ai media, come riportato da Motorsport.com UK. “Questo significa che non succederà nulla di imprevisto? Ovviamente non posso prevedere il futuro. L'unica cosa che posso dire oggi è che la situazione è tranquilla e che i due Gran Premi si disputeranno. Sono tranquillo anche per il personale della FIA. Guardate, non credo che lo staff della FIA sia per me più importante di me stesso o della mia famiglia; quindi, se io sono lì, significa che mi sento al sicuro. Tuttavia, al momento non possiamo prevedere tutto. Come ho detto per la Dakar [in Arabia Saudita], se dovessimo ricevere comunicazioni da parte loro, ci adegueremo. Quando dico 'loro', intendo la Federazione Automobilistica dell'Arabia Saudita: ci adatteremo alle loro decisioni e daremo il nostro supporto”.
“Proprio come abbiamo fatto per il Bahrain: quando è arrivata la richiesta di non organizzare l'evento in Arabia Saudita, c'è stata una telefonata da parte del Principe Ereditario del Bahrain per spostarlo in Malesia. La collaborazione c'era ed è servita a mandare un messaggio chiaro: nonostante tutto questo, il motorsport va avanti”. Ben Sulayem ha inoltre aggiunto che la FIA ha predisposto piani di emergenza nell'eventualità di blocchi ai viaggi, facendo affidamento sulle federazioni nazionali locali (ASN) per reperire volontari e commissari in grado di garantire il regolare svolgimento degli eventi: “Naturalmente la FIA è sempre pronta. Ho chiesto di tenere pronta una squadra sostitutiva della FIA nel caso in cui non ci siano impedimenti generali, ma qualche governo decida improvvisamente di bloccare i viaggi. Che cosa faremmo in quel caso? Se sono tutti sul posto, i team sono pronti e la FOM sta gestendo l'evento, non possiamo trovarci all'improvviso a dire che mancano il Direttore di Gara o i Commissari. Bisogna farsi trovare pronti e avere una squadra di riserva per ogni evenienza. Resta inteso, per il buon senso di tutti, che non porteremo mai il nostro staff, i piloti o i commissari in un luogo che riteniamo rischioso”, ha concluso.
A fargli eco sono arrivate anche le conferme dal tracciato di Losail, i cui responsabili hanno ribadito di essere in piena fase di preparativi sia per la MotoGP — che correrà in Qatar dal 6 all’8 novembre — sia per il Gran Premio di Formula 1, in programma dal 27 al 29 novembre. “Con i preparativi ormai nelle fasi finali, il Lusail International Circuit sta mettendo a punto gli ultimi dettagli tra tribune, aree hospitality e infrastrutture generali dell'evento, garantendo che la struttura sia pronta ad accogliere i visitatori dal Qatar e dall'estero”, spiegano dal circuito. “Non vediamo l'ora di riaccogliere il mondo al Lusail International Circuit a novembre per due degli eventi più attesi del calendario motorsport internazionale, a sole tre settimane di distanza l'uno dall'altro. I nostri preparativi sono quasi completati, con i nostri team concentrati nel garantire che ogni aspetto dell'impianto sia pronto per offrire un'esperienza eccezionale ai tifosi, come facciamo ogni anno. L'esperienza dei fan rimane al centro dei nostri preparativi per ogni evento ospitato dal Lusail International Circuit. Lavoriamo costantemente per offrire un'esperienza completa a ciascun visitatore, che si tratti di appassionati di motori o di famiglie che desiderano vivere momenti speciali insieme, riflettendo il nostro impegno verso la rinomata ospitalità e l'eccellenza organizzativa”, ha dichiarato Abdulaziz Ali Al-Muhannadi, CEO del Lusail International Circuit.
Tra rassicurazioni ufficiali e piani di emergenza già predisposti, la Formula 1 si avvia così a completare il suo lungo viaggio continentale prima della resa dei conti in Medio Oriente. La parola spetta ora alla pista, con l'attenzione del paddock che resterà inevitabilmente altissima anche al di fuori dei cordoli.