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La pausa estiva è scattata non appena è calato il sipario sul round ungherese, che ha segnato l'undicesimo appuntamento del mondiale 2026. Tuttavia, la Formula 1 non sa ancora con certezza come si concluderà la propria stagione. Con la crisi in Medio Oriente che ha già stravolto la prima parte del calendario e il Gran Premio del Bahrain che si recupererà a ottobre in Malesia, Stefano Domenicali ha fatto il punto della situazione. Se anche Qatar e Abu Dhabi dovessero essere cancellate, con tempistiche fino a settembre per decidere, il gran finale si disputerà senza ombra di dubbio in Europa, ha rivelato il CEO della F1.
Foto copertina: ANSA
A inizio anno, quando si sono disputati i test a Sakhir, nessuno si aspettava di trovarsi dinanzi a una situazione così complessa, delicata e in via di evoluzione. La crisi in Medio Oriente ha portato alla cancellazione già di due appuntamenti, in Arabia Saudita e in Bahrain. Tuttavia, quest’ultimo verrà recuperato in Malesia, con il tracciato di Sepang che si è reso disponibile. “Sono felice di annunciare che abbiamo voluto massimizzare il numero di gare in calendario per avere il maggior impatto possibile”, ha spiegato Stefano Domenicali. “Abbiamo sempre detto di avere date limite entro cui prendere decisioni. Per quanto riguarda il recupero del Gran Premio del Bahrain, avremmo dovuto rispettare la scadenza alla fine di questo mese, ma insieme abbiamo trovato una nuova soluzione per ospitare la gara in Malesia. È un grande segnale di cooperazione e di visione ad ampio raggio. Voglio ringraziare infinitamente il Regno del Bahrain, l'organizzazione del Gran Premio e il Regno della Malesia per aver compreso la possibilità di riportare in calendario un circuito che ha fatto la storia del nostro campionato. Correremo quindi il 4 ottobre, tra Baku e Singapore, proprio perché vogliamo garantire un campionato con il maggior numero di eventi possibile”.
Ora, però, restano ancora due punti interrogativi e riguardano i due Gran Premi finali che concluderanno la stagione: Qatar e Abu Dhabi. Perché la Formula 1 deve rispettare gli accordi presi con i vari partner e sponsor di un minimo di 22 gare. “Per quanto riguarda il finale di stagione, siamo in contatto con tutti gli altri campionati. Ad esempio, il WEC ha annunciato che a fine anno non andrà in Medio Oriente e rimarrà in Europa. Per come siamo strutturati, noi ci prenderemo tutto il tempo necessario per valutare l'evoluzione della situazione. Prenderemo una decisione al momento opportuno, che non sarà prima di metà settembre”, ha spiegato ancora Domenicali. “Ad oggi le gare in Qatar e ad Abu Dhabi sono confermate e, tra l'altro, sono già sold out. È un segnale incredibile di quanto questo sport sia più forte dei problemi con cui dobbiamo confrontarci. Naturalmente, se la situazione non dovesse chiarirsi come speriamo entro metà settembre, prenderemo una decisione”. Se queste due tappe dovessero essere cancellate, il CEO della F1 è stato chiaro: “Se non dovesse essere possibile correre in Medio Oriente, il finale di stagione si terrà in Europa, poiché non possiamo andare altrove”.
Questo elimina automaticamente dalla lista delle possibili tappe alternative l'ipotesi di una doppia Las Vegas. “Garantisco che non faremo un'altra gara negli Stati Uniti. Ci sarebbe la possibilità di correre a Las Vegas, ma non vogliamo rovinare un gioiello che sta crescendo svalutando ciò che stiamo facendo lì. Inoltre, non dimentichiamo che in quel periodo dell'anno negli USA c'è la concorrenza spietata della NFL, che attrae un pubblico enorme. Dobbiamo evitare sovrapposizioni del genere. Considerando i nostri vincoli logistici e la necessità di chiudere la documentazione al rientro nel Regno Unito, l'unica possibilità reale è chiudere la stagione in Europa entro lo stesso arco temporale. Speriamo solo che non nevichi! Ma a parte gli scherzi, il clima dovrebbe permetterci di correre tranquillamente in Europa”, ha spiegato ancora.
“Ci sono diverse opzioni sul tavolo, ma non credo sia corretto fare promesse o anticipare gli eventi oggi. Anche se spero davvero che non ce ne sia bisogno, se la situazione non ci permetterà di correre là, finiremo il campionato in Europa”. E se le preoccupazioni riguardano le rigide temperature, Domenicali ha rassicurato: “In Europa in quel periodo, fa meno freddo che a Las Vegas! È decisamente qualcosa per cui nessuno sa dove andrà la temperatura o come sarà il tempo: vediamo in questa situazione con l'evoluzione del cambiamento climatico che non c'è certezza su nulla. Sperando che non ci sia la neve come si potrebbe sperare in altri posti! Ricordo molti anni fa gare in cui abbiamo avuto situazioni con nevicate improvvise che in realtà erano pioggia, quindi speriamo che questo non accada. Se accadrà, cercheremo di reagire, anche se Pirelli non sarà ancora pronta per la neve invernale! Ma parlando seriamente, penso che il meteo ci permetterà di correre in Europa”.
Domenicali ci ha però tenuto a sottolineare che, ovunque si correrà in Europa, non ci troveremo a denominazioni come nel caso del Bahrain: sarà la Malesia a ospitare la gara ma il Gran Premio si chiamerà comunque GP del Bahrain. “Ma non penso che questo possa essere un approccio a lungo termine perché dobbiamo essere credibili e coerenti. Ma credo e spero davvero che la situazione del mondo ci permetta di tornare a una situazione normale in cui in tutti i posti, nei paesi giusti in cui vorremmo ospitare il Gran Premio... Voglio dire, quello che abbiamo fatto con il Bahrain e la Malesia è stato fantastico perché volevamo davvero permettere al Bahrain di farne parte; ma come essere umano spero davvero che la situazione ci permetta di vivere meglio e di ospitare le gare nei posti che abbiamo selezionato nel nostro campionato”.
Tra le varie opzioni sul tavolo vi è Imola, che si è candidata nel corso del weekend ungherese, dove nel paddock erano presenti sia il Sindaco Marco Panieri che il Presidente dell’Autodromo Enzo e Dino Ferrari, Pietro Benvenuti. Tuttavia, per la Formula 1 non c’è ancora alcuna fretta di decidere. “La scadenza per la decisione su qualsiasi possibile modifica del calendario attuale è a metà settembre, quindi prima non succederà nulla. Dopo, se la situazione non ci darà le informazioni che vogliamo per proseguire, prenderemo una decisione e informeremo su dove si terrà la gara europea. Imola è nel paniere — capite cosa voglio dire — è tra le opzioni”.
Con tutta questa incertezza, sul tavolo c’è anche il nodo del calendario della stagione 2027. Per sapere come si articolerà, ha rivelato ancora Domenicali, bisognerà attendere l’autunno. “Sarà una sorta di piano normale, ma naturalmente nel caso in cui la situazione in Medio Oriente non dovesse essere risolta, abbiamo opzioni e piani diversi. Ma l'innesco per questo ovviamente è alla fine dell'anno, quindi abbiamo ancora molto tempo per adeguarci. Penso che se la situazione in quella regione non dovesse risolversi per il prossimo anno, per la F1 sarebbe un punto marginale di cui preoccuparsi, marginale perché la situazione sarebbe molto, molto, molto brutta; ma solo per rassicurarvi, abbiamo piani diversi con opzioni diverse già pronti che asseconderanno il fatto che manterremo in ogni caso l'obiettivo di 24 gare per il prossimo anno”.
E molti sono i Paesi che si sono candidati per ospitare un Gran Premio nel prossimo futuro. “Posso dire è che le negoziazioni stanno progredendo molto bene in Africa. L’anno prossimo torneremo in Turchia e in Portogallo. Stiamo avendo altre discussioni in Sud America, abbiamo discussioni in Estremo Oriente e posso dire che abbiamo più richieste in Cina, ma per il momento vogliamo rimanere con una gara in Cina perché dobbiamo consolidare il mercato più fortemente prima di pensare ad avere un'altra opzione lì”. E il CEO della F1 non ha neanche chiuso la porta a due tracciati storici per il Circus, Nürburgring e Hockenheim: “Se vogliono discutere di un possibile evento di F1, ovviamente l'investimento deve essere diverso perché la nostra piattaforma richiede un tipo di investimento differente, ma ne stiamo discutendo”.