"Qatar e Abu Dhabi? Difficile esserne convinti": Sainz gela la F1 sul Medio Oriente, poi la Williams deve correggere il tiro

'Qatar e Abu Dhabi? Difficile esserne convinti': Sainz gela la F1 sul Medio Oriente, poi la Williams deve correggere il tiro
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Alla vigilia del GP d'Austin 2026, Carlos Sainz esprime perplessità sulle tappe in Medio Oriente tra tensioni geopolitiche ed elezioni USA. Dopo il polverone mediatico, arriva il chiarimento ufficiale della Williams
23 ottobre 2026

La vigilia del Gran Premio degli Stati Uniti ad Austin si accende ben prima che i motori si accendano in pista, spostando l'asse del paddock sulle tensioni geopolitiche e sul futuro del calendario. Mentre continuano a tenere banco le forti preoccupazioni per la decisione della categoria di confermare le tappe in Medio Oriente nonostante la delicata crisi nella regione – come vi abbiamo raccontato nel dettaglio analizzando le parole del presidente della FIA Mohammed Ben Sulayem –, a rincarare la dose ci ha pensato Carlos Sainz durante la conferenza stampa del giovedì.

Foto copertina: ANSA

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Sollecitato sul punto di vista dei piloti e sulle rassicurazioni ricevute riguardo alle gare conclusive in Qatar e ad Abu Dhabi, lo spagnolo della Williams non ha usato giri di parole, offrendo una lettura lucida e priva di filtri di routine. “Credo che sembrino molto convinti che si farà – ha dichiarato Sainz, precisando di parlare a titolo personale e non a nome della GPDA –. Personalmente credo sia molto difficile esserne convinti in questo momento, perché ci sono ancora cose che accadono in Medio Oriente, e ovviamente ci sono le elezioni negli Stati Uniti e dinamiche sul fronte politico mondiale che potrebbero influenzare improvvisamente il prossimo mese, mese e mezzo. Quindi, penso che sia relativamente prematuro esserne così sicuri”.

Pur ammettendo la complessità dello scenario, Sainz ha ribadito la posizione subordinata dei piloti rispetto ai vertici: “Ma allo stato attuale, andremmo in Qatar e ad Abu Dhabi. Se la FIA e la Formula 1 decidono che è ancora uno scenario sicuro e positivo, credo che noi piloti dobbiamo attenerci a ciò che dicono. Non è che abbiamo le stesse informazioni politiche, le stesse informazioni riservate che hanno loro, questo è certo. Quindi, dobbiamo seguire il loro esempio e fidarci delle loro decisioni. Ma per ora, penso che il mondo possa cambiare molto nel prossimo mese, un mese e mezzo, e dobbiamo rimanere vigili e reattivi a qualsiasi cosa accada, e non andare solo perché ne abbiamo voglia adesso”.

Parole forti, che hanno immediatamente catturato l'attenzione mediatica focalizzandosi sull'inevitabile evidenza di un cauto scetticismo. Una risonanza tale da spingere la Williams, a distanza di poche ore, a correre ai ripari con un comunicato ufficiale per spegnere sul nascere qualsiasi polemica istituzionale e chiarire il pensiero del pilota. Attraverso una nota diramata ai media, il team di Grove ha voluto rimettere ordine, sottolineando come si sia data eccessiva enfasi a singoli passaggi isolati rispetto al quadro complessivo.

“A seguito di alcune ricostruzioni delle mie parole lette oggi in conferenza stampa a proposito della conclusione della stagione in Medio Oriente, desidero chiarire che so perfettamente che la FIA e la Formula 1 metteranno la sicurezza al primo posto e ripongo in loro la massima fiducia affinché prendano la decisione corretta. Non vediamo l'ora di correre in Qatar e ad Abu Dhabi”, ha aggiunto in seguito il madrileno. Un tentativo di rientrare nei ranghi della diplomazia sportiva, che tuttavia lascia trasparire quanto il clima nel paddock resti estremamente fragile e legato a doppio filo a un equilibrio geopolitico globale che nessuno, all'interno del Circus, può realmente controllare.

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