Per inviarci segnalazioni, foto e video puoi contattarci su info@moto.it
La vigilia del Gran Premio degli Stati Uniti ad Austin si accende ben prima che i motori si accendano in pista, spostando l'asse del paddock sulle tensioni geopolitiche e sul futuro del calendario. Mentre continuano a tenere banco le forti preoccupazioni per la decisione della categoria di confermare le tappe in Medio Oriente nonostante la delicata crisi nella regione – come vi abbiamo raccontato nel dettaglio analizzando le parole del presidente della FIA Mohammed Ben Sulayem –, a rincarare la dose ci ha pensato Carlos Sainz durante la conferenza stampa del giovedì.
Foto copertina: ANSA
Sollecitato sul punto di vista dei piloti e sulle rassicurazioni ricevute riguardo alle gare conclusive in Qatar e ad Abu Dhabi, lo spagnolo della Williams non ha usato giri di parole, offrendo una lettura lucida e priva di filtri di routine. “Credo che sembrino molto convinti che si farà – ha dichiarato Sainz, precisando di parlare a titolo personale e non a nome della GPDA –. Personalmente credo sia molto difficile esserne convinti in questo momento, perché ci sono ancora cose che accadono in Medio Oriente, e ovviamente ci sono le elezioni negli Stati Uniti e dinamiche sul fronte politico mondiale che potrebbero influenzare improvvisamente il prossimo mese, mese e mezzo. Quindi, penso che sia relativamente prematuro esserne così sicuri”.
Pur ammettendo la complessità dello scenario, Sainz ha ribadito la posizione subordinata dei piloti rispetto ai vertici: “Ma allo stato attuale, andremmo in Qatar e ad Abu Dhabi. Se la FIA e la Formula 1 decidono che è ancora uno scenario sicuro e positivo, credo che noi piloti dobbiamo attenerci a ciò che dicono. Non è che abbiamo le stesse informazioni politiche, le stesse informazioni riservate che hanno loro, questo è certo. Quindi, dobbiamo seguire il loro esempio e fidarci delle loro decisioni. Ma per ora, penso che il mondo possa cambiare molto nel prossimo mese, un mese e mezzo, e dobbiamo rimanere vigili e reattivi a qualsiasi cosa accada, e non andare solo perché ne abbiamo voglia adesso”.
Parole forti, che hanno immediatamente catturato l'attenzione mediatica focalizzandosi sull'inevitabile evidenza di un cauto scetticismo. Una risonanza tale da spingere la Williams, a distanza di poche ore, a correre ai ripari con un comunicato ufficiale per spegnere sul nascere qualsiasi polemica istituzionale e chiarire il pensiero del pilota. Attraverso una nota diramata ai media, il team di Grove ha voluto rimettere ordine, sottolineando come si sia data eccessiva enfasi a singoli passaggi isolati rispetto al quadro complessivo.
“A seguito di alcune ricostruzioni delle mie parole lette oggi in conferenza stampa a proposito della conclusione della stagione in Medio Oriente, desidero chiarire che so perfettamente che la FIA e la Formula 1 metteranno la sicurezza al primo posto e ripongo in loro la massima fiducia affinché prendano la decisione corretta. Non vediamo l'ora di correre in Qatar e ad Abu Dhabi”, ha aggiunto in seguito il madrileno. Un tentativo di rientrare nei ranghi della diplomazia sportiva, che tuttavia lascia trasparire quanto il clima nel paddock resti estremamente fragile e legato a doppio filo a un equilibrio geopolitico globale che nessuno, all'interno del Circus, può realmente controllare.