“Sono quasi costretto a continuare”: Hamilton accende la vigilia di Austin tra l'errore di Singapore e il futuro. Su Antonelli: “È un vecchio saggio”

“Sono quasi costretto a continuare”: Hamilton accende la vigilia di Austin tra l'errore di Singapore e il futuro. Su Antonelli: “È un vecchio saggio”
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Alla vigilia del GP degli Stati Uniti ad Austin, Lewis Hamilton torna sull'errore strategico di Singapore, fissa le aspettative per il weekend texano e spende parole al miele per Kimi Antonelli: "Un vecchio saggio, non ha bisogno di consigli".
22 ottobre 2026

Lewis Hamilton si appresta ad affrontare il Gran Premio degli Stati Uniti con la solita determinazione e la voglia di cancellare il rammarico per il podio sfumato a Singapore. Sul tracciato di Marina Bay, la scelta del sette volte campione del mondo di differenziare la strategia e allungare il primo stint non ha portato i frutti sperati, compromettendo la corsa alla top 3. Sul circuito di Austin, tuttavia, il britannico arriva affamato di riscatto e deciso a cogliere ogni opportunità.

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Alla vigilia della tappa in Texas, il pilota della Rossa è stato interpellato su Kimi e su un eventuale consiglio da dargli in questa fase della stagione. Hamilton ha risposto senza esitazioni: “Non ha assolutamente bisogno di consigli. Penso che abbia dimostrato quest'anno, ma in realtà già dall'anno scorso, tutto il suo talento, le sue qualità e la maturità con cui si gestisce. È bellissimo vedere lui e la squadra fare così bene. Chiaro, se non si trattasse del mio team forse non lo direi,perché in fondo voglio sempre vedere la mia squadra davanti a tutti!”.

Passando poi all'analisi del momento della scuderia e alle prospettive per il fine settimana al Circuit of the Americas,Hamilton ha mostrato grande pragmatismo: “Se possiamo vincere questo weekend? Non ne ho la minima idea. Questa stagione è stata un'altalena continua: prima la Mercedes in lotta per il secondo posto, poi la McLaren che ha fatto un grande salto in avanti, e ora la Red Bull che è tornata a dominare le ultime gare. Non vedo ragioni particolari per cui la gerarchia debba stravolgersi all'improvviso, ma immagino che saremo tutti molto vicini. L'importante sarà mettere la macchina nella giusta finestra di utilizzo, e a quel punto spero che potremo giocarcela”.

Hamilton è poi tornato dettagliatamente sulla complessa gestione strategica della gara di Singapore, spiegando il ragionamento dall'interno dell'abitacolo: “La prima cosa che impari da esperienze del genere è capire come ti trovi in quella specifica situazione. Quando mi stavo schierando in griglia sapendo di partire terzo, il mio unico pensiero era trovare un modo per vincere. Cerco sempre opzioni alternative per spezzare la routine. Sapevamo che Max sarebbe stato potenzialmente più veloce e che la strategia lineare ci avrebbe condannato al secondo posto, quindi dovevamo rischiare.Se le medie avessero tenuto di più, avremmo allungato il primo stint, ma la resa delle gomme non è stata quella sperata.Poi ci siamo trovati dietro a Charles perdendo molto tempo. All'ingresso della pit lane, non sapendo che stesse arrivando anche lui, ho deciso all'ultimo secondo di restare fuori. Un attimo dopo ho capito che era la scelta sbagliata, ma me ne sono assunto la piena responsabilità. Il mio compito non è solo tentare l'azzardo, ma spingere me stesso e la squadra oltre la zona di comfort, sfidando gli standard ordinari. A volte va male, ma quando si perde, si portano il peso e le conseguenze insieme, da squadra”.

Alla domanda sui sentimenti nel vedere il suo successore in Mercedes lottare subito per traguardi così importanti,Hamilton ha espresso profonda stima: “Quando ero ancora in squadra sapevo già che sarebbe stato Kimi a prendere il mio posto, dato che orbitava intorno al team durante il mio ultimo anno lì. Credo sia stata la scelta giusta per dargli l'opportunità di diventare un pilota titolare. Il suo primo anno è stato incredibilmente solido: entrare in un team di quel livello con quel tipo di pressione sulle spalle e fare ciò che ha fatto è stato enormemente impressionante”.

Sollecitato sul tema del ritorno della Formula 1 in Africa, il sette volte campione del mondo ha ribadito il suo forte impegno in prima persona: “Spingo per un Gran Premio in Africa da anni. Ho avuto innumerevoli incontri con gli stakeholder, tantissimi colloqui con Stefano Domenicali nel suo ufficio a Londra e nei weekend di gara, oltre a confronti diretti con diversi Capi di Stato. È un continente che merita un GP. Va oltre il singolo Paese: riguarda la ricchezza culturale e la bellezza di un'intera regione. Il nostro sport ha il potere straordinario di mostrare al mondo realtà poco conosciute, facendo parlare i giovani e accendendo i riflettori. Ovviamente andarci a correre non significa ignorare le criticità o la storia complessa di quei territori, ma spero davvero che possa stimolare conversazioni importanti ed essere un segnale positivo, così come spero che si possa arrivare alla pace in luoghi martoriati come la Siria”.

Riguardo alle recenti dichiarazioni di Isack Hadjar, secondo cui la Ferrari sarebbe oggi la vettura più veloce del lotto e le ultime vittorie della Red Bull sarebbero merito primariamente della pole di Verstappen, Hamilton ha offerto una lettura differente e molto realista: “La Red Bull continua a prendermi di sorpresa per il lavoro straordinario che fa. Sulla carta team storici come la Ferrari o la McLaren hanno una tradizione e un patrimonio tecnico immenso, specialmente sui motori, ma la Red Bull ha dimostrato ancora una volta di saper costruire il pacchetto migliore. Hanno una macchina fantastica, ottimi piloti e una leadership solidissima. Nell'ultima gara in curva avevano la nostra stessa velocità, che è sempre stato il nostro punto di forza, ma in rettilineo erano tre o quattro volte più veloci. Per questo weekend noi portiamo un piccolo aggiornamento, meno di un decimo, che non basterà a colmare del tutto il divario. Ma daremo il massimo in pista: se loro dovessero avere una giornata no, noi saremo pronti ad approfittarne”.

Infine, parlando della maturità mostrata da Kimi nella corsa al titolo e del proprio futuro nelle corse, Lewis ha concluso con un sorriso: “Avendo lavorato in quel team, sapevo esattamente che tipo di struttura di supporto avesse attorno. Certo,non sai mai davvero come un pilota reagirà alla pressione finché non ci si trova dentro, ma ero certo che se la sarebbe cavata. Ha dovuto imparare a muoversi in un ambiente complesso, ma in fondo è un 'vecchio saggio', come diciamo sempre di lui. Per quanto riguarda me, spero di correre ancora per un po'. Anzi, sono quasi costretto a farlo: correre in Africa è il mio grande sogno e devo assolutamente tenermi in forma per essere sulla griglia quando succederà!”.

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