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Dicono che l’abito non faccia il monaco, ma a quanto pare l’uscita di scena non fa venire meno la solita verve. Nemmeno il tempo di archiviare il convulso addio a Milton Keynes nell'estate 2025, che Christian Horner è riuscito di nuovo ad accendere i riflettori su di sé. Tutta colpa, o merito dell'imminente uscita della sua prima biografia ufficiale, "Drive", in arrivo nelle librerie il 22 ottobre per Bantam, che ha scatenato la caccia alle anticipazioni e innescato un vero e proprio corto circuito mediatico tra la Gran Bretagna e Maranello.
A far rumore erano state alcune battute sulla Ferrari rilasciate al Times, lette da gran parte del paddock come una velata candidatura e una spallata alla panchina di Frédéric Vasseur. Una scintilla finita al centro del gossip in un momento già delicato per la Rossa, tanto da spingere i vertici di Maranello, con una mossa più unica che rara, a convocare un briefing a porte chiuse prima della trasferta asiatica per ribadire totale fiducia al manager francese, un incontro a cui noi di Automoto.it eravamo presenti. Dopo una prima precisazione affidata al Guardian, Horner ha voluto chiudere definitivamente il capitolo ai microfoni di The Race F1 Podcast, spiegando la genesi di quella frase incriminata.
Ripercorrendo l'origine del polverone, l'ex boss della Red Bull ha spiegato come una semplice chiacchierata informale si sia trasformata in un caso politico, esprimendo dispiacere per la pressione ingiustamente scaricata su Vasseur: "Le tempistiche sono state davvero sfortunate. Ho fatto una chiacchierata informale con un intervistatore, un grande fan di Lewis Hamilton esterno al settore. Abbiamo parlato di vari team e stavo solo cercando di mostrare rispetto verso la Ferrari, che ha un posto unico nello sport. Quell'intervista era stata registrata un mese prima, ma è uscita in concomitanza con le voci di Monza. All'improvviso è comparso il titolo 'La Ferrari è il mio sogno', cosa che non ho mai detto. Non volevo mettere alcuna pressione su Fred. Mi è dispiaciuto per lui: conosco bene la pressione di un top team. È stato solo un caso in cui si è fatto due più due per far uscire sei".
Sollecitato su un suo eventuale interesse a raccogliere l'eredità al muretto della Rossa qualora si presentasse l'opportunità,Horner ha risposto con schiettezza, tenendo a distinguere l'ammirazione per il brand dalle sue reali ambizioni di carriera: "La Ferrari ha una posizione di enorme influenza in questo sport. Quest'anno hanno avuto un'ottima vettura, specialmente sul fronte del telaio, e a chiunque piacerebbe vederli vincere di nuovo. Tuttavia, io sono focalizzato su altre opzioni. Essere accostato alla Ferrari è sempre un grande onore, ma non è una posizione per la quale mi stia proponendo".
In conclusione, l'ex dirigente di Milton Keynes ha spezzato una lancia a favore di Vasseur, evidenziando come la stabilità gestionale sia l'ingrediente fondamentale per costruire un ciclo vincente, specie in un ambiente esposto alle pressioni mediatiche come quello di Maranello: "In qualsiasi organizzazione la stabilità è la chiave. Nei miei anni in Red Bull ho affrontato sei o sette Team Principal diversi in Ferrari. Maranello vive una pressione unica, quasi da squadra nazionale, con uno scrutinio che gli altri non subiscono. Credo che Fred sia un manager estremamente capace, con un grande curriculum nelle categorie minori. Ha semplicemente bisogno di più tempo".