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Fernando Alonso vede dei fantasmi, nella sua stagione da incubo con l’Aston Martin? Viene da chiederselo, dopo una tripletta asiatica in cui il due volte campione del mondo di Formula 1 ha percepito dei problemi alla power unit Honda, senza che i dati li confermassero. Tutto è cominciato a Baku, quando Alonso si è ritirato dalla gara dopo una ventina di giri. Ex post, ha spiegato di aver cominciato a perdere vistosamente terreno sul dritto, e di aver capito che ci fosse qualcosa che non andasse anche se nessun sensore era scattato.
Il problema è che le analisi condotte da Honda nel post gara non hanno evidenziato alcuna anomalia nella power unit. Il responsabile degli ingegneri in pista di Honda, Shintaro Orihara, ha spiegato a Sepang che anche l’ispezione fisica dei componenti della power unit non ha restituito prove di un inconveniente, che d’altronde non emergeva dai dati. Non era destinato a essere l’unico giallo della tripletta asiatica per Aston Martin, visto che il copione si è in qualche modo ripetuto anche a Singapore.
Dopo essere stato eliminato alla Q1, Alonso ha sostenuto che il turbo della sua power unit era rotto, e Aston Martin ha proceduto con la sostituzione di una serie di componenti facendolo scattare dalla pitlane. Anche in questo caso, però, Honda non ha trovato evidenze del problema di cui si era lamentato Alonso. Sono solo suggestioni del campione spagnolo o può esserci davvero qualcosa che non funziona, ma che non emerge chiaramente? Un pilota con la sensibilità e l’esperienza di Alonso ha sicuramente ciò che serve per capire profondamente la sua monoposto.
Ma in una Formula 1 in cui i team possono contare su una mole impressionante di dati, è davvero possibile che il pilota possa essere un “sensore” migliore rispetto a quelli montati sulla monoposto? Era uno scenario più plausibile qualche anno fa di quanto non lo sia ora, vista la sofisticazione raggiunta nella raccolta di dati. Il sentore è che il “sensore” Alonso funzioni più che bene nell’identificare i deficit della power unit, ma che questi vengano scambiati per problemi risolvibili con un’unità fresca.
Aston Martin ha fatto dei passi da gigante con l’aggiornamento alla power unit portato a Zandvoort. Per capirlo, basta andare a confrontare lo spaventoso deficit prestazionale accusato da Alonso e dal suo compagno di squadra, Lance Stroll, a Spa rispetto al distacco rimediato a Monza, su un’altra pista che espone le fragilità delle power unit. Un divario sostanzialmente dimezzato, ma ancora sostanziale. Anche il secondo aggiornamento, che a Baku ha introdotto un nuovo turbo, non ha curato alcuni dei mali di una power unit che ha ancora varie fragilità.
Il problema principale resta la guidabilità, un nodo che può diventare molto complesso da sbrigliare in un regolamento tecnico in cui il freno motore ha un’ingerenza non da poco nella decelerazione della vettura. Se il motore e la MGU-H sono in qualche modo fuori sincrono, la vettura diventa instabile, soprattutto in fase di scalata. È un inconveniente che viene accusato anche in casa Red Bull, ma con effetti decisamente meno macroscopici. Se a un deficit di potenza si aggiungono anche questi singhiozzi, tirare fuori la già non eccelsa massima prestazione diventa un problema ancora più grande. E forse è per questo motivo che Alonso comincia a vedere dei fantasmi.