F1. “Andai dal massaggiatore e lo pagai affinché favorisse Nelson”. Politica e sospetti a Las Vegas: l’ultimo atto del controverso Mondiale 1981

F1. “Andai dal massaggiatore e lo pagai affinché favorisse Nelson”. Politica e sospetti a Las Vegas: l’ultimo atto del controverso Mondiale 1981
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Il 17 ottobre 1981 va in scena a Las Vegas l’epilogo della stagione e la roulette del Caesar Palace incorona Nelson Piquet, ma è l'inspiegabile crollo di Carlos Reutemann a passare alla storia
17 ottobre 2026

2 aprile 1982. Col favore delle prime tenebre, un manipolo di uomini appartenenti alle forze armate argentine sbarca sulle coste delle isole Falkland dopo che dall’alto è arrivato un chiaro ordine: l’arcipelago, che si trova in pieno Atlantico a largo della Terra del Fuoco e che è ufficialmente territorio inglese dal 1833, deve diventare argentino. Comincia così la breve Guerra delle Falkland.

La giunta militare al governo, facendo leva sullo spirito patriottico degli argentini, vorrebbe utilizzare l’eventuale riuscita dell’operazione per riacquisire una popolarità giunta ormai al suo punto più basso. La storia come noto andrà nella direzione opposta. Le Falkland rimarranno inglesi, almeno sulle cartine, e la dittatura militare cadrà definitivamente a fine 1983 anche a causa della pesante sconfitta subita nel conflitto.

ANSA
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Più a nord, in Brasile, il 21 marzo è andato in scena il secondo GP del Mondiale di Formula 1 1982 e già quando la bandiera a scacchi è calata da tempo, arriva una notizia improvvisa. Carlos Reutemann, vice campione del mondo in carica, abbandona con effetto immediato la F1. La decisione è già di per sé strana, poiché l’argentino aveva sì già annunciato il ritiro a fine 1981, ma ci aveva poi ripensato confermando la sua presenza per il 1982.

Questo ulteriore passo indietro dopo sole due gare è inaspettato e quantomeno curioso considerando tra le altre cose che la Williams che guida è tra le vetture più forti del lotto. Quando però l’invasione delle Falkland popola le prime pagine dei giornali qualche giorno dopo, qualcuno ci vede più che una coincidenza.

Le tensioni tra Argentina e Regno Unito sulla questione sono note da tempo, anche prima dell’escalation del 1982 e Reutemann è argentino e in un ambiente a maggioranza britannica guida per la scuderia britannica per eccellenza. In un periodo storico in cui la Formula 1 è anche tanta politica, le voci che “Lole” possa diventare una persona poco gradita diventano sempre più insistenti.

In Williams liquidano il ritiro come una semplice mancanza di motivazione ma Carlos ha forse intuito che l’ambiente gli è ormai ostile e non solo per quello che sta accadendo nelle Falkland ma anche, e soprattutto, per l’incredibile finale della controversa stagione 1981 che avrebbe dovuto incoronarlo Campione del Mondo ma che invece ha di fatto decretato la fine della sua carriera nella massima serie.

Eppure ad inizio anni ‘80 probabilmente non esiste posto migliore della Williams per aspirare a diventare Campione del Mondo perché la scuderia di Grove, dopo la Lotus, è stata la migliore ad interpretare i vantaggi dell’effetto suolo progettando la FW07, una vettura semplice ma estremamente efficace. Nel 1980 Carlos accetta di fare da scudiero ad Alan Jones, che in Williams gode del ruolo di prima guida indiscussa, ma dopo che l’australiano ha raggiunto l’obiettivo di diventare Campione del Mondo Lole sente che il 1981 potrebbe essere il suo anno.

Alla prima gara della stagione a Long Beach Jones è primo con Reutemann secondo ma già dal Brasile l’argentino si ribella ad un ordine di scuderia, e passa per primo sul traguardo precedendo il compagno di squadra. Jones però è un pilota dal carattere abbastanza ruvido, senza mezze misure, ma soprattutto gode del favore della scuderia e dopo il GP va su tutte le furie interrompendo di fatto ogni diplomazia con Carlos che suo malgrado si ritroverà a correre quasi da solo.

Il momento fatidico in cui Reutemann disobbedisce all'ordine di scuderia
Il momento fatidico in cui Reutemann disobbedisce all'ordine di scuderia

A complicare la stagione della Williams però non ci pensa solo il clima sempre più teso all’interno del box, poiché dopo aver chiuso il 1980 da vicecampione del Mondo, Nelson Piquet e la sua Brabham rappresentano dei rivali agguerriti; anche perché la BT49C disegnata da Gordon Murray è al centro della celebre controversia sui correttori d’assetto pneumatici che di fatto le permettono di continuare a sfruttare al meglio l’effetto suolo, aggirando il nuovo limite sull’altezza da terra.

Piquet infatti vince in Argentina e ad Imola candidandosi a lottare per il titolo mentre Reutemann torna alla vittoria in Belgio, in un weekend in cui però è protagonista incolpevole di un tragico incidente in prova quando nei box di Zolder la sua Williams investe, uccidendolo, un meccanico di 22 anni della Osella che era scivolato in pit lane.

L’argentino ha tanta velocità e quando è in giornata spesso si rivela imprendibile ma un altro tratto che lo contraddistingue è il carattere parecchio altalenante che a detta di molti gli impedisce di essere costante. “Tormentato e tormentoso”, dirà di lui Enzo Ferrari. Non si sa con certezza se e quanto i fatti di Zolder lo abbiano condizionato, ma sta di fatto che la vittoria in Belgio, la 12^ della sua carriera, sarà anche l’ultima. Inoltre sembra che la Williams continui a preferire platealmente Jones, nonostante l’australiano sia già parecchio arretrato nella classifica generale.

Tutto ciò non fa altro che favorire la Brabham di Piquet che pur rallentata da qualche ritiro di troppo, comincia a rosicchiare lo svantaggio. Dopo il GP d’Olanda di fine agosto, la solida leadership costruita dall’argentino con l'ottimo avvio di stagione si è sostanzialmente azzerata. Reutemann e Piquet sono infatti appaiati in testa a quota 45 punti, con tre gare da disputare.

Tra Monza e Montréal la classifica si muove ben poco, se non che proprio in Canada Jones esce dalla lotta Mondiale e la Williams conquista il secondo Mondiale Costruttori, ridotto ormai ad una formalità. Si arriva dunque alla resa dei conti di Las Vegas, sul nuovo circuito del Caesar Palace, col titolo piloti ancora assolutamente in bilico. La classifica recita così: Reutemann 49, Piquet 48 e Laffite 43, col francese che si è aggrappato all’ultimo treno grazie alla vittoria del Canada.

La pole conquistata da Carlos in uno slancio di ritrovata competitività sembra il preludio ad una parata nella gara di sabato 17 ottobre. Ma tutto ciò che sta per accadere dentro e fuori il tortuoso toboga di Las Vegas resta ancora oggi una delle pagine più incredibili e controverse della storia della F1.

Già in partenza il poleman viene scavalcato da Villeneuve e da Jones. È chiaro da tempo però che l’australiano non ha alcuna intenzione di aiutare il compagno, specialmente se ciò gli permetterebbe di diventare campione, e così si invola in testa senza alcuna preoccupazione. Reutemann invece è quinto già dopo due giri; al terzo è addirittura fuori dalla zona punti. È chiaro che qualcosa non vada, è vero la tensione, è vero quel carattere altalenante ma la Williams quel giorno sembra solo l’ombra della macchina che ha dominato gli ultimi 2 mondiali. Lole cade nello sconforto e capisce presto che l’ultima speranza sia legata alle performance di Piquet. Il brasiliano però rimane freddo e amministra il 5° posto che gli basta per scavalcare il rivale di appena un punto.

Jones dopo una stagione in chiaroscuro vince così la sua ultima gara in F1 arrivando addirittura a doppiare il compagno, solo 8°, mentre Piquet centra il suo primo Mondiale in modo rocambolesco. La delusione per Reutemann è enorme, quasi inspiegabile. Dopo il ritiro dalle corse e lo scoppio delle ostilità nelle Falkland tornerà in Argentina per intraprendere una carriera politica di grande successo, arrivando a diventare governatore della provincia di Santa Fe.

Quel pomeriggio di ottobre del 1981 però lo tormenterà per il resto della vita. Troppe cose fuori posto per essere tutte una coincidenza. In effetti la differenza di velocità tra le due Williams è stata troppo ampia per essere spiegata solo con una giornata no. Lole è più che convinto che qualcuno, probabilmente i suoi stessi meccanici, abbia volontariamente stravolto l’assetto della sua FW07 nella notte tra le qualifiche e la gara, rendendola di fatto inguidabile. È già successo, ad esempio in Germania, che la scuderia abbia favorito Jones e considerando che il titolo costruttori è già al sicuro non è da escludere che la Williams non abbia più interesse a far vincere Reutemann.

Idiozie, direbbe qualcuno, spettri di un uomo scottato dalla delusione, che non si capacita di una sconfitta che nessuno si sarebbe aspettato.

Beh, non proprio.

Viene anche fuori che, probabilmente per un mix tra la rigidità delle wing cars e la tortuosità tracciato, i piloti nelle giornate di prova precedenti al GP abbiano accusato forti dolori al collo. Carlos non fa eccezione e in cerca di un sollievo per la gara va per rivolgersi al massaggiatore. Questo però, non si trova. Sembra sparito nel nulla e Carlos, a differenza di Piquet, è costretto ad iniziare la gara in condizione fisica non ottimale e, forse, al volante di una Williams azzoppata.

Il massaggiatore in realtà c’è ma ha intenzionalmente evitato di trattare il pilota argentino perché qualcuno lo ha pagato affinché questi favorisse Nelson Piquet nella lotta al titolo. A farlo è stato l’unico uomo che in quel momento storico ha gli scrupoli e il potere per farlo: si tratta di Bernie Ecclestone, team principal della Brabham ma soprattutto presidente della sempre più potente FOCA.

Tra l’altro, ironia della sorte, proprio a causa dell’aspra lotta tra la FISA e la FOCA di quegli anni, il GP del Sudafrica di inizio anno è stato privato della sua valenza iridata e si da il caso che a vincere quel GP sia stato proprio Reutemann, che con quella vittoria sarebbe facilmente stato Campione del Mondo.

“Sono andato a parlare con il massaggiatore e dopo una discussione “finanziaria” l’ho convinto a favorire Nelson. Quella fu la fine per Carlos. Non so se gliel’ho mai detto”

Bernie Ecclestone

Carlos se n'è andato nel luglio del 2021, a quasi 40 anni da quell’amaro pomeriggio, senza avere mai la conferma formale di essere stato deliberatamente ostacolato nella corsa al titolo. La figlia Mariana però, negli ultimi giorni di vita del padre, è riuscita a convincere Ecclestone a rendere pubblica una parte della verità nel documentario a lui dedicato “Lucky”.

L’albo d’oro non ha spazio per i se e alla voce 1981 altro non c’è se non il nome di Nelson Piquet. La storia però, anche se per una piccola e simbolica parte, ha saputo ridare dignità e giustizia al suo “Gaucho triste” e al Campionato del Mondo 1981 che, suo malgrado, aveva forse perso per qualcosa più grande di lui.

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