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In Spagna ormai è psicodramma. Tifosi e giornalisti, che a fine gennaio avevano seguito con grande partecipazione l’arrivo dell’audace Aston Martin AMR26 in quel di Barcellona, sono ora sprofondati nello sconforto più nero. L’arma di Adrian Newey che avrebbe dovuto riportare Fernando Alonso al trionfo in Formula 1 è spuntata per colpa della power unit Honda, causa di vibrazioni nefaste sia per la batteria che anche per gli stessi piloti. Come se non bastasse, la faccenda sta assumendo contorni sempre più grotteschi.
In conferenza stampa – occasione in cui ha anche confermato che non ci sono batterie di riserva per le monoposto – Newey ha raccontato dei retroscena sorprendenti. “Honda si ritirò alla fine del 2021. Rientrò, in qualche modo, a fine 2022, dopo un annetto fuori dai giochi. È emerso che il gruppo di lavoro originale si era sciolto, e che molti erano andati a occuparsi di pannelli solari o cose simili. Il gruppo che si era riformato, quindi, era costituito in larga parte da persone senza esperienza in F1”.
“Il 2023, poi, fu il primo anno del budget cap. La concorrenza aveva lavorato nel 2021 e nel 2022 con continuità, gruppi di lavoro consolidati e senza vincoli finanziari. Honda si è ritrovata in affanno, e ha faticato a mettersi in pari”. “È emerso”, dice Newey. Ma quando è successo? Viene fuori che Aston Martin non era al corrente della mancanza di esperienza dei tecnici di Honda che avrebbero lavorato al progetto della power unit fino a tempi recentissimi.
“Ce ne rendemmo conto solo a novembre dello scorso anno, quando Lawrence, Andy Cowell ed io ci recammo a Tokyo per discutere delle voci che volevano impossibile il raggiungimento dell’obiettivo di potenza previsto per la prima gara dell’anno. Venne fuori che molta della forza lavoro originaria non era tornata a far parte del progetto quando era ripartito”. Fa specie che nessuno si fosse posto il problema di verificare il gruppo di lavoro. Soprattutto perché, come ricorda il Mundo Deportivo, The Race già nel 2023 aveva raccontato della diaspora in casa Honda.
Possiamo solo immaginare cosa debba essere passato per la testa di Newey quel giorno a Tokyo, una volta sciolte tutte le illusioni sul progetto di Honda. Ma è inutile piangere sul latte versato. “Dobbiamo essere realisti – osserva Newey -. Per questa stagione l’obiettivo primario è risolvere il problema delle vibrazioni, in modo tale da essere affidabili. Poi bisognerà vedere quanto possono incrementare la performance del motore endotermico. E nel mentre Honda deve cominciare a lavorare al motore per il 2027, visto che è chiaro che serva un grande passo in avanti in termini di potenza dell’endotermico”.
“Sapevamo che sarebbe stato un anno difficile, in cui mettere delle fondamenta. Dal punto di vista del telaio, abbiamo iniziato molto tardi, con un ciclo assai compresso. Non voglio accampare scuse, solo spiegare che eravamo consapevoli che saremmo rimasti un po’ indietro nella prima parte della stagione, ma con un potenziale che ancora oggi credo abbiamo dal punto di vista telaistico, o che avremmo avuto senza la distrazione di cui sappiamo”. E Alonso come ha preso tutto questo? Male, diremmo: “per Fernando non è una situazione semplice da gestire a livello mentale”, puntualizza il team principal.
Ma quanto ci vorrà a uscire da queste sabbie mobili? Newey mette le mani avanti. “Non sarà un processo veloce, perché serviranno dei progetti di bilanciamento e di ammortizzamento da parte loro. Una volta superato questo scoglio, si potranno concentrare sulla performance. Al momento, però, il problema delle vibrazioni sta risucchiando tutta l’energia. I nostri meccanici hanno tirato le quattro di notte oggi. Sono in ginocchio. Dobbiamo risolvere al più presto”. Il problema è che gli altri non staranno certo a guardare, mentre Aston Martin cerca di togliersi dal ruolo di fanalino di coda che nessuno si immaginava potesse ricoprire.