F1. L’Aston Martin AMR26 è troppo pericolosa per correre a Melbourne?

F1. L’Aston Martin AMR26 è troppo pericolosa per correre a Melbourne?
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Per stessa ammissione dell'Aston Martin, la AMR26 non può percorrere più di 25 giri senza che Fernando Alonso e Lance Stroll incappino in serie conseguenze per via delle vibrazioni della power unit Honda. E allora com'è possibile che possa partecipare al Gran Premio d'Australia 2026 di Formula 1?
5 marzo 2026

Com’è possibile che una vettura che viene paragonata a una sedia elettrica da uno dei suoi due piloti possa essere giudicata abbastanza sicura per disputare un Gran Premio di Formula 1? È quello che si chiedono in molti, alla luce di quanto dichiarato in Australia in casa Aston Martin. Le fortissime vibrazioni che la power unit Honda trasmette al telaio della AMR26 arrivano fino al volante, causando un intorpidimento delle mani che, parola di Adrian Newey, potrebbe causare dei seri danni permanenti ai nervi dei piloti.

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Sono sollecitazioni, queste, che il tenace Fernando Alonso non ritiene di poter sopportare per più di 25 giri consecutivi. Lance Stroll, che nel 2023 si ruppe un polso, si pone come limite una quindicina di giri. Sul banco degli imputati sale Honda, rea di aver costruito una power unit che, per ragioni ancora non meglio identificate, rende la AMR26 una bestia imbizzarrita. Usare il motore a pieni regimi è fantascienza, in questo contesto. Ma non basterà all’Aston Martin per coprire l’intera lunghezza della gara.

Ma cosa dice il regolamento tecnico della Formula 1 sulla pericolosità potenziale di una vettura? L’articolo 1.4 conferisce ai commissari la facoltà di “proibire la partecipazione di un veicolo la cui costruzione è considerata pericolosa”. C’è di più: “se delle informazioni rilevanti in tal senso dovessero risultare evidenti nel corso di una sessione, la decisione può essere presa con effetto immediato”. Si tratta però di eventualità che rarissimamente accadono in Formula 1. E un caso recente illustra come, tranne che per casi estremi, la facoltà di ritirare l’auto resta al team.

Parliamo del fortissimo porpoising che interessò alcuni team, Mercedes in testa, all’inizio del ciclo tecnico dell’effetto suolo. Lewis Hamilton e George Russell lamentarono più volte problemi nel mantenere la vista a fuoco e mal di schiena, ma ci vollero mesi prima che la FIA con la TD39 introducesse dei correttivi al fondo per ridurre il fenomeno, non senza polemiche. D'altronde, si tratta di questioni che hanno spesso dei risvolti politici. Tirare fuori la carta della sicurezza spesso è un modo per cercare di trovare rimedio a mancanze prestazionali. Di situazioni di questo tipo è piena la storia della Formula 1. E abbiamo anche un'occorrenza recentissima.

Non è un caso che i motorizzati Mercedes abbiano posto l'accento sui rischi connessi alle procedure di partenza delle monoposto 2026 di F1. Erano loro - McLaren in testa - i più in difficoltà nelle prove di partenza in Bahrain. Ma il caso di Aston Martin è diverso. Qui non si sta facendo leva sulla sicurezza per fini poltici. Si sta cercando di raccontare apertamente un disastro sportivo. Il fatto che tutto questo coinvolga solo la scuderia di Silverstone e non altre concorrenti fa sì che un intervento della FIA non sia probabile. È in primis il team a dover intervenire per salvaguardare la sicurezza e la salute dei suoi piloti, in fondo. 

Qualcuno si chiederà, a questo punto, perché l’Aston Martin non scelga semplicemente di non schierare le sue monoposto. Il motivo è presto detto. Il Patto della Concordia, l’accordo tra F1, FIA e i team, obbliga le scuderie a partecipare a tutte le tappe del mondiale. Chi non dovesse rispettare questo accordo potrebbe incappare in multe salatissime. L’unica opzione che resta ad Aston Martin, dunque, è ritirare le vetture dopo qualche giro. Quanti, dipenderà dalla forza di volontà di Alonso e Stroll. Comunque vada, sarà un disastro.

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