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Il tracciato di Monaco è un vero e proprio labirinto che mette alla prova anche i piloti più navigati del Circus. Una pista che si interseca nelle stradine del Principato, sfiorando i muretti, rendendo veramente complicata la gestione della gara. Ancora più complicato se durante il Gran Premio si hanno dei problemi con la vettura, come è successo ad Isack Hadjar. Questo, complici anche le penalità fioccate nel corso dei 78 giri, non l’ha fermato da calzare il podio in terza posizione, alle spalle di Hamilton e il vincitore Andrea Kimi Antonelli.
Il weekend del giovane franco-algerino era iniziato nel peggiore dei modi, un incubo nel tempio della precisione: "È un risultato soddisfacente per molte ragioni, perché ovviamente ho iniziato il fine settimana nel peggior modo possibile. Questa è una pista su cui hai bisogno di costruire la fiducia giro dopo giro, vuoi stare in pista, e io ho sentito di non aver quasi avuto il venerdì. Anzi, nelle FP2 ho perso tutta la fiducia perché non avevo alcun feeling con la macchina". Niente ritmo, nessun punto di riferimento tra i muretti più spaventosi del mondiale. Poi la svolta del sabato, quasi un reset psicologico: "Nelle FP3 ho fatto un passo avanti e, spingendo per essere competitivo, mi sono dato un'opportunità per la gara. Ha pagato. Ma avrei voluto una corsa più facile... Ho affrontato così tanti problemi in macchina che, a un certo punto, ho pensato davvero che sarebbe stato un weekend fuori dai punti".
Il vero capolavoro di Hadjar è iniziato intorno al dodicesimo passaggio, quando la sua Red Bull ha iniziato a fare i capricci, trasformando il gran premio in un esercizio di pura sopravvivenza: "Molto presto, direi dal dodicesimo giro, ho iniziato ad avere problemi di guidabilità ed era semplicemente inguidabile. A Monaco non puoi permetterti il lusso di non usare la prima o la seconda marcia, ed era proprio lì il problema. È stato difficilissimo guidare, a un certo punto ero anche giù di potenza. Persino nell'ultima ripartenza abbiamo avuto problemi che dobbiamo ancora capire, ma ho continuato a spingere e siamo qui. Sono felice".
Un'arrampicata di nervi e cuore, gestendo i flussi d'energia e una trasmissione recalcitrante nei tornantini più stretti del calendario. Quando gli si chiede di paragonare questa impresa al suo primo podio in Formula 1 lo scorso anno, Isack non si nasconde, analizzando con maturità il peso specifico di questo terzo posto: "Quello di Zandvoort è stato completamente diverso. È stato conquistato in pista, ho dovuto lottare duramente con la VCARB per qualificarmi quarto e trovarmi in quella posizione. Ovviamente sono stato fortunato con quello che è successo a Lando, ricordo, ma ho comunque fatto una gara perfetta. Questo fine settimana invece ho affrontato uno scenario opposto, con la fiducia nella macchina sotto i tacchi. Questa è una pista dove ti serve tutta la fiducia del mondo per performare e ieri sono riuscito a scavare a fondo dentro di me, a 'spegnere il cervello' e buttarmi. È questo che mi ha permesso di partire in quella posizione e finire dove sono. Sono entrambi speciali, ma il primo resta sempre il migliore".
Ma al di là del dramma personale vissuto nell'abitacolo, Monaco certifica che la Red Bull è tornata in vita, nonostante il problema di Verstappen, e Hadjar lo sa bene guardando ai prossimi appuntamenti: "Da Miami in poi abbiamo chiaramente fatto un passo avanti. Anche in Canada siamo stati molto competitivi, abbiamo dato una bella battaglia alle Ferrari. Penso che siamo allo stesso livello di quei ragazzi. Oggi non proprio, ma non vedo l'ora che arrivino le prossime gare per portare la lotta direttamente a loro. Questo è il nostro obiettivo". Max Verstappen è avvisato, la Ferrari pure: Hadjar ha imparato a vincere anche contro la sfortuna.