“La F1 è fisica, non misticismo: non dimentichi come si guida”. Wolff difende Russell dopo il disastro a Monaco e incorona Antonelli: “Kimi? Ha un software in testa”

“La F1 è fisica, non misticismo: non dimentichi come si guida”. Wolff difende Russell dopo il disastro a Monaco e incorona Antonelli: “Kimi? Ha un software in testa”
Pubblicità
La F1 è fisica, non misticismo". Toto Wolff analizza il weekend Mercedes a Monaco tra il quinto trionfo consecutivo di Antonelli e il blackout nel box di Russell
7 giugno 2026

Il muretto box della Mercedes a Monaco ha vissuto il paradosso perfetto, quella faglia emotiva che solo la Formula 1 sa spalancare tra le due metà di un garage. Da un lato della festa c'è la gioia esplosiva di Andrea Kimi Antonelli, che estende il suo ciclo di vittorie con il quinto trionfo consecutivo su una delle piste più complicate del calendario. Un dominio assoluto nel weekend che gli permette di allungare nella classifica piloti. Dall'altro, il baratro di George Russell, che per la seconda gara consecutiva lascia il paddock con uno zero pesante, sprofondato in tredicesima posizione a causa di un drive through arrivato dopo una penalità di cinque secondi non scontata correttamente per eccesso di velocità in pit-lane. Un contrasto talmente violento da spingere Toto Wolff a rompere una sua personalissima tradizione decennale, salendo sul podio monegasco con il volto rigato da sentimenti inevitabilmente contrastanti, sotto gli occhi del figlio Jack che osservava la scena seduto a terra nell’Hospitality della stella.

Naviga su Automoto.it senza pubblicità
1 euro al mese

La pressione incombe sul britannico perché quanto emerso nel Principato lascia poche scusanti. Nella prima parte della gara – fino alla Safety Car per l’incidente di Lance Stroll – Russell si trovava a quasi 70 secondi da Antonelli, venendo addirittura doppiato. Per lui è diventato complicato anche riuscire a sorpassare Isack Hadjar, terzo sul podio, nonostante quest'ultimo soffrisse di problemi al motore. Solo con l’undercut l'inglese era riuscito a guadagnare una posizione, poi vanificata dal disastro della sanzione. "Per quanto riguarda il non aver scontato la sosta, si è trattato chiaramente di un nostro errore," ha ammesso senza giri di parole il Team Principal. "Dobbiamo rivedere la nostra comunicazione e capire se ci aspettassimo davvero che entrasse, perché quello che ricordo io era l'ordine di rimanere fuori e non di rientrare. Ma a prescindere da questo, devi essere sul pezzo per fermarlo, e noi non lo abbiamo fatto".

Il dolore per il weekend di Russell è profondo, tanto da costringere l'austriaco a spiegare la sua storica eccezione: "Non salivo su un podio da dieci anni, perché è sempre difficile bilanciare la felicità di una parte del garage con la disperazione dell'altra. Oggi non ho potuto evitarlo perché il membro del board con cui volevo andare doveva prendere un volo, e il team mi ha detto 'devi andare tu, è la gara di casa'. Ma mentre ero lassù, ho sempre avuto sentimenti contrastanti. Montreal era una gara che George doveva vincere, lo abbiamo deluso. Oggi, probabilmente, avremmo potuto fare podio se non fosse stato per l'errore sulla penalità”.

 

Nonostante il momento psicologico delicato del pilota inglese, che sente di attraversare il periodo più sfortunato della sua carriera, Wolff respinge con forza qualsiasi spettro di crisi prestazionale. Per il manager della Mercedes non esistono incantesimi o talenti svaniti nel nulla: "La Formula 1 è una questione di fisica, non di misticismo. Non dimentichi come si guida e non diventi improvvisamente un pilota miracoloso. Non sono affatto stressato per le sue prestazioni. Come sappiamo, George è uno dei migliori. Ci dimentichiamo, e gliel'ho detto anche a lui, quando è stata l'ultima volta a Montreal? Una settimana fa, due settimane fa? Era in pole, ha vinto la gara Sprint, era in testa al Gran Premio principale... non c'era alcuna discussione sulla mancanza di velocità. Quello è successo due settimane fa. Quindi dobbiamo rimanere con entrambi i piedi per terra, analizzare i dati, vedere perché questa gara è stata difficile, così come Miami è stata difficile, ma questo non è un trend che ho visto durante la stagione. Non potrei desiderare una combinazione migliore di questi due piloti in macchina e non ho dubbi che George tornerà fortissimo, e questo ci rende forti come squadra per poter contare su due piloti per fare punti, vincere gare e aiutarci a vincere il Mondiale Costruttori”.

ANSA

Se da una parte c’è la frustrazione di Russell, dall’altra la gioia di Andrea Kimi Antonelli che continua a scrivere la storia. La sua vittoria non è stata una questione di gestione, ma di pura performance. La dimostrazione di forza del bolognese è arrivata soprattutto sul finale, quando ha affrontato la ripartenza dopo un lungo periodo di attesa per la riparazione della pista in seguito al doppio incidente di Stroll e Leclerc. "Siamo rimasti sorpresi noi stessi da quella velocità," ha confessato Wolff quasi incredulo. "I tempi che tirava fuori nei giri erano due secondi più veloci delle McLaren e un solidissimo secondo abbondante più rapidi delle Ferrari. Sembrava un orologio svizzero. Perché sia successo su una pista che non consideravamo tra i nostri punti di forza prima del weekend, onestamente non lo so”.

 

Per il manager austriaco, il segreto di questa nuova generazione risiede in una straordinaria dote appresa: "La cosa che trovo così interessante è che questa nuova generazione di piloti, cresciuta con un sacco di lavoro al simulatore, sembra quasi avere più capacità di archiviazione cognitiva. Una volta che il processo è appreso, lo memorizzano e basta. È lì nel loro archivio: fa partire il programma, il programma gira e lui va. Ed è davvero interessante vederlo in piloti così giovani". Un talento cristallino che si era già palesato nella qualifica del sabato, quando Antonelli ha strappato una pole position considerata impossibile, ribaltando i parziali record degli avversari. "In Q3 vedevo Charles volare nella sezione delle Piscine, era il giro più veloce con la macchina al limite, di traverso, e poi Max lo ha battuto. Noi stavamo seguendo il giro di Kimi sul GPS live e sembrava che non ce l'avrebbe mai fatta, poi dal nulla, nelle ultime due curve, ha fatto la differenza ed era in pole. Guardando l'onboard dopo la sessione, è stato semplicemente incredibile. Quel giro è stato incredibile".

 

ANSA
Pubblicità