F1. Leclerc, i giri buoni vanno portati a termine. A Montecarlo Hamilton lo batte in casa in qualifica

F1. Leclerc, i giri buoni vanno portati a termine. A Montecarlo Hamilton lo batte in casa in qualifica
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Nelle qualifiche del Gran Premio di Montecarlo 2026 di Formula 1, Charles Leclerc si è spinto troppo vicino al limite della monoposto, incontrando quello fisico della pista
6 giugno 2026

Per capire cosa sia servito ad Andrea Kimi Antonelli per strappare una sensazionale pole position nelle qualifiche del Gran Premio di Montecarlo 2026 di Formula 1 basta vedere come affrontava la Nouvelle Chicane. La aggrediva, servendosi senza troppe cerimonie dei cordoli. Antonelli è stato deciso sin da subito, preparando la lotta per il giro secco senza usare un’eccessiva cautela. E nel giorno che avrebbe dovuto essere della Ferrari è riemersa la Mercedes. O meglio, una Mercedes. La sua.

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George Russell continua a uscire ridimensionato dal confronto con il compagno di squadra. E al termine di una qualifica in cui ha rimediato un distacco considerevole da Antonelli non si nasconde dietro un dito. È il primo ad ammettere che la differenza tra lui e Antonelli in termini di stile di guida quest’anno non depone a suo favore, al contrario di quanto succedeva nel 2025. Il divario è abbastanza costante, in questo senso. Si parla sempre di circa tre o quattro decimi a favore di Antonelli, salvo rare eccezioni.

Le condizioni di basso grip nel Principato non aiutano per nulla Russell, altro pilota oltre a Oscar Piastri a risultare inefficace quando l’aderenza scarseggia. E oggi George non può certamente appellarsi alla sfortuna. Antonelli è più efficace di Russell nel portare le gomme nella corretta finestra di utilizzo, con tutte le ricadute nel caso. E modificare il proprio stile di guida non è per nulla semplice. In un contesto in cui la W17 non godeva di un vantaggio apprezzabile sulla concorrenza, Russell ha incassato un colpo peggiore.

Non è un caso, invece, che a Montecarlo si sia rivisto Max Verstappen, secondo a soli 43 millesimi da Antonelli. Su una pista sulla quale il nodo della gestione dell’energia si scioglie, Verstappen è stato in grado di sfruttare al meglio la sua capacità di portare davvero al limite un pacchetto che ha ancora le sue storture. La Red Bull non riesce ad assorbire al meglio le asperità e i cordoli di una pista dotata di grande personalità. È un problema, questo, che trascende il regolamento tecnico specifico.

Sono le parti del DNA di una monoposto che sono riconducibili più a una filosofia progettuale che a una vettura specifica. E il deficit nel secondo settore accumulato da Verstappen viene proprio da questa lacuna. Così come Verstappen, anche Charles Leclerc era pronto a beneficiare della mancanza del giogo tecnico che lo strozza da inizio anno per costruire qualcosa di speciale. La differenza è che il giro buono di Leclerc nella Q3 non è arrivato alla conclusione che avrebbe sperato, per un maiuscolo errore alle Piscine.

Poco conta che Leclerc fino a quel momento fosse in vantaggio su Antonelli e Verstappen: i giri buoni vanno terminati. Sbattendo contro le barriere, Leclerc si è condannato a restare alle spalle di un compagno di squadra, Lewis Hamilton, che in questa stagione sembra aver trovato la giusta quadra per migliorare l’esecuzione. Resta comunque un dato di fatto, l’involuzione della Rossa rispetto alla buona forma vista nella giornata di ieri.

I cambiamenti a livello di set-up apportati alla SF-26 secondo Hamilton sono talmente minuscoli da non poter aver prodotto la differenza vista oggi. Lewis ha tentato diversi correttivi all’incidenza dell’ala durante le qualifiche, ma resta sorpreso dal cambiamento del comportamento della monoposto, apparsa parecchio nervoso. La Ferrari spesso plafona tra Q2 e Q3, ma in questo caso era già indebolita prima. Che possa essere anche questione di esecuzione resta un dubbio legittimo.

Non è stata della partita la McLaren, penalizzata da una debolezza a livello telaistico, la mancanza di grip dovuta a un carico aerodinamico generato insufficiente nelle condizioni di scarsa aderenza della sporca pista di Montecarlo. La MCL40, poi, sconta anche le conseguenze di un’altra sua caratteristica. La capacità di sfruttare dolcemente le gomme, che altrove rappresenta un toccasana, è un handicap non da poco nel Principato. Tutt’altro che gentile è stato Antonelli, a cui sembra venire tutto naturale. Anche avere ragione di una pista claustrofobica ma piena di fascino.

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