"Se ti mancano sei decimi l'ala non c'entra": Piastri sbatte in faccia alla McLaren la dura verità di Monaco

"Se ti mancano sei decimi l'ala non c'entra": Piastri sbatte in faccia alla McLaren la dura verità di Monaco
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Oscar Piastri analizza il settimo tempo a Monte Carlo senza giri di parole. Tra il muretto della Rascasse e i test bocciati sull'ala, l'australiano mette a nudo la McLaren: "Se mancano sei decimi il problema è profondo"
6 giugno 2026

Il verdetto delle qualifiche del Gran Premio di Monaco è una doccia fredda che Oscar Piastri non cerca in alcun modo di mitigare. Il settimo tempo in griglia descrive una McLaren in netta difficoltà tra i muretti del Principato, costretta a fare i conti con un limite strutturale impossibile da nascondere. L’australiano fotografa la situazione, andando dritto al cuore del problema: "Ci manca semplicemente grip rispetto agli altri". Una carenza di aderenza cronica che rende frustrante anche il lavoro di sviluppo svolto finora, perché quando la base manca, i piccoli passi in avanti non bastano più.

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"Rispetto a ieri la macchina in realtà era decisamente più piacevole da guidare", ammette Piastri, evidenziando quel paradosso tecnico che a volte manda in crisi i piloti. "Il che è una cosa buona, ma è anche un brutto segno quando sei ancora così lontano come lo siamo noi. Ci siamo avvicinati un po', le sensazioni sono migliori, ma quando ti manca aderenza purtroppo non ci sono molte leve da poter tirare per compensare". Un vicolo cieco in cui ogni regolazione d'assetto rischia di essere un palliativo inutile di fronte a un distacco cronometrico pesante.

I tentativi di trovare una svolta si sono concentrati anche nel box, dove entrambi i piloti McLaren hanno deliberato una serie di comparative aerodinamiche, salvo poi fare un passo indietro: "Siamo tornati alla vecchia ala anteriore. La stiamo ancora testando e ovviamente Monaco non è il posto più facile per ottenere risposte chiare, quindi è un lavoro ancora in corso". Ma Piastri rifiuta ogni tipo di alibi tecnico o di aerodinamica fine, mettendo il team davanti alla realtà dei fatti: "Quando ti mancano sei decimi, non è una questione di ala anteriore".

Una frustrazione che è emersa con forza durante la Q3, quando l'australiano ha letteralmente aggredito i muretti, baciando le barriere nel cuore della Rascasse nel corso del primo tentativo: "Il primo giro in Q3 era piuttosto buono fino a quel punto. Ma quando spingi così tanto e sai che devi trovare un bel po' di tempo anche solo per avere una possibilità di stare con gli altri, gli errori e i momenti selvaggi sono destinati a succedere". Una guida d'istinto e di puro rischio, che ha lasciato spazio a un secondo run più ragionato ma non sufficiente a mutare le gerarchie: "Il secondo giro è stato un po' più pulito, non ancora perfetto, ma anche sistemando tutto forse avrei potuto avvicinarmi alla sesta posizione, ma sarei rimasto comunque settimo".

Lo sguardo ora è rivolto a una domenica che si preannuncia complessa e priva di grandi margini di manovra strategica, a meno di scacchiere tattiche tra i team di vertice o di una gestione nevrotica della meccanica. "Penso che la gestione della power unit sarà ancora importante", conclude il pilota della McLaren, "perché è molto sensibile al ritmo, al tempo trascorso a pieno gas, ai tempi di frenata... sembra quasi sensibile a se ti svegli o meno dal lato sbagliato del letto. Sarà una cosa importante da gestire, ma a patto che nessuno commetta errori drammatici, sarà comunque una tradizionale gara tra vetture moderne". Ovvero, una processione dove superare rasenta l'impossibile.

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