Per inviarci segnalazioni, foto e video puoi contattarci su info@moto.it
C’è un contrasto netto, quasi brutale, che si respira tra le mura dei box Mercedes al termine delle qualifiche monegasche. Da una parte la gioia incontenibile, fresca e travolgente di Kimi Antonelli, splendido pole man tra i muretti del Principato. Dall’altra parte il volto scuro, lo sguardo perso di George Russell, rimasto intrappolato in un sesto tempo che brucia, lontano quattro decimi netti da quel compagno di squadra così giovane e già così terribilmente padrone della situazione.
Il sabato di Montecarlo restituisce l'immagine di un Russell insolitamente fragile, quasi rassegnato di fronte a un verdetto della pista che non riesce a decifrare. Il feeling con la monoposto sembra essersi dissolto nel nulla, lasciando spazio a dubbi profondi che la magia di Monaco ha solo saputo amplificare. “A essere del tutto sincero, non so davvero cosa stia succedendo. C'è chiaramente qualcosa nel mio modo di guidare che in questo momento non sta aiutando la macchina. Eppure il potenziale c'era a inizio anno: se guardo a Melbourne e alla Cina, prima dei problemi, sono rimasto in prima posizione praticamente in ogni singola sessione. Ogni giro che facevo era buono. Le ultime tre gare, invece, sono state un totale buco nero. Persino a Montreal non sono stato da nessuna parte fino all'ultimo tentativo del Q3. Non ho una risposta per tutto questo”.
“Quando sono sceso in pista per il mio primo giro nelle FP3, avevo quattro secondi di vantaggio su tutti gli altri. Tutto sembrava tornato alla normalità, poi, da quel momento in avanti, non è più stato lo stesso. Come ho detto, non ho risposte adesso. Finché non riuscirò a fare qualche adattamento o regolazione, la situazione continuerà a essere questa”. Il nodo centrale della questione, analizzando i dati telemetrici del box di Brackley, risiede nella gestione degli pneumatici e nel modo diametralmente opposto in cui i due piloti sollecitano la vettura. Se lo scorso anno la filosofia costruttiva della Mercedes assecondava lo stile di guida di George, la monoposto attuale sembra essere il guanto perfetto per le mani di Antonelli, capace di estrarre il massimo rendimento dalle coperture senza sforzo apparente.
“C'è chiaramente una differenza nello stile di guida tra noi due, un aspetto che era emerso anche lo scorso anno. Solo che la passata stagione quella dinamica giocava a mio favore, mentre quest'anno sta premiando perfettamente lui. Ma questo non spiega comunque perché io fossi così forte a inizio campionato e così in difficoltà adesso. Dobbiamo capire il motivo. Dai dati Kimi è molto più chiaro: la differenza sta nel modo in cui guidiamo e nell'impatto che questo ha sulle gomme. Lui riesce semplicemente a portarle in una finestra di utilizzo migliore della mia, trovando un bilanciamento ideale lungo tutto l'arco del giro. Per lui il tempo arriva molto più facilmente”.
“Abbiamo portato aggiornamenti utili per il Canada, ma non da pole position. Ho alcune idee sul perché stia accadendo questo, ma io ho guidato in questo modo per tutta la mia carriera e ora, per qualche strana ragione, non funziona con questa macchina. L'anno scorso Kimi provava a guidare seguendo la mia direzione e la cosa non funzionava per lui. Quindi non ci sono scuse, è solo la realtà dei fatti. Devo lavorare con la squadra per adattare la mia guida e compensare il comportamento di queste nuove gomme e di queste nuove vetture, oppure devo trovare un setup differente che funzioni per me. Ma per il momento, non sta funzionando”.