Formula 1, la Ferrari danza nel vento: perché al GP d’Ungheria 2026 può puntare in alto

Formula 1, la Ferrari danza nel vento: perché al GP d’Ungheria 2026 può puntare in alto
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La Ferrari si è distinta nel venerdì di prove libere del Gran Premio di Ungheria 2026 di Formula 1, in condizioni molto peculiari. E la minore ingerenza del deficit a livello di motore è solo una parte dell'equazione
24 luglio 2026

Su una pista polverosa e schiaffeggiata dal vento, le monoposto durante le sessioni di prove libere del Gran Premio di Ungheria 2026 di Formula 1 continuavano a ondeggiare, con il posteriore pronto a bloccarsi. L’eccezione a questa regola è la Ferrari SF-26, apparsa sui binari rispetto alla concorrenza sin dall’inizio dell’attività in pista. Che Lewis Hamilton e Charles Leclerc potessero dire la loro qui era scritto nelle curve lente del tracciato ungherese. Ma la SF-26 si è distinta per la capacità di generare grip meccanico in condizioni che hanno reso complicata la giornata a molti.

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L’Hungaroring si è presentato ai piloti in una versione polverosa, con un’evoluzione contenuta della pista rispetto allo standard. Le condizioni di basso grip hanno messo in difficoltà molti dei talenti della griglia, alle prese con vetture dal posteriore ingovernabile. Il numero di bloccaggi visti nelle prime due sessioni è esponenziale. Ma a mettere in difficoltà i piloti hanno pensato anche le asperità della pista. Nelle FP1 diversi piloti si sono lamentati dell’altezza da terra della loro vettura, e gli on-board rivelavano l’effetto di questo fattore sul comportamento delle monoposto.

Tra le vetture più infastidite in questo senso c’è la Red Bull. Le monoposto della scuderia di Milton Keynes si trascinano da anni una grande sensibilità alle asperità delle piste, e la RB22 non fa eccezione. Sono quelle particolarità che trascendono il regolamento tecnico, essendo frutto di preferenze a livello progettuale dei tecnici. Ma le asperità con questo ciclo normativo hanno anche un altro influsso. Le power unit 2026 sono ipersensibili a diversi fattori, e tra questi c’è anche il carattere della pista.

Il layout del tracciato, ovviamente, rientra tra i parametri che possono essere simulati con i modelli a cui stanno lavorando i team. Ma le asperità della pista rientrano nella categoria più complessa, quella dei fattori non simulabili. Così come lo è anche il vento, che ha condizionato fortemente le FP del venerdì in Ungheria. Che le raffiche possano essere un fattore rilevante lo dimostra la pole colta a sorpresa lo scorso anno da Charles Leclerc dopo un cambio di direzione del vento. Ma in questo regolamento tecnico la sensibilità è diversa.

Con le monoposto ad effetto suolo, la sensibilità era aerodinamica. In questo caso riguarda anche e soprattutto le power unit, con i loro software ipersensibili e quindi capricciosi. Non ci stupiremmo se nel prosieguo del weekend questo aspetto possa avere un peso non trascurabile nello sballare l’erogazione dell’energia per alcuni piloti. In ogni caso, le folate oggi non hanno aiutato chi stava cercando di trovare la quadra a livello di bilanciamento. A cominciare dalla Mercedes.

George Russell oggi può dire di essere stato davanti al compagno di squadra, Andrea Kimi Antonelli. Ma il bilancio non è comunque particolarmente positivo. Messo alle spalle il problema al software della power unit – che per le caratteristiche del tracciato non sarebbe comunque stato rilevante – Russell oggi ha faticato con il bilanciamento, ribaltandolo nelle FP1 ma non apparendo comunque soddisfatto. La sensazione è che Russell non solo non si senta a suo agio con le monoposto di questo ciclo tecnico, ma che questa mancanza di feeling si ripercuota anche sull’intuito a livello di assetto.

Antonelli, dal canto suo, ha pagato lo scotto di aver lasciato la sua macchina a Frederik Vesti nella prima sessione di libere. Già a Barcellona perdere una sessione lo aveva mandato in affanno. E con condizioni così particolari, avere 60 minuti in meno per lavorare sul set-up è un handicap non da poco. In ogni caso, il distacco monstre da Russell è ingannevole, visto che Antonelli non ha chiuso un vero giro buono nelle FP2. Il passo gara della W17, però, è incoraggiante. Così come lo è per la McLaren piazzare Lando Norris nelle posizioni buone su una pista che copre le magagne della MCL40.

Senza le curve veloci a mostrare crudelmente – ed esponenzialmente – la mancanza di carico generato dalla MCL40, Norris oggi è il primo degli inseguitori della Ferrari. Diverso è il discorso per Oscar Piastri, che in condizioni di basso grip si trova in una posizione di inferiorità tecnica per sue mancanze a livello di guida. È difficile immaginarsi una McLaren davanti alla Mercedes nel prosieguo del weekend, ma il venerdì dell’Hungaroring resta incoraggiante.

Mai, però, quanto lo è stata la giornata della Ferrari, che in Ungheria mostra il suo lato più bello, spogliata com’è dalla necessità di compensare il deficit prestazionale della sua power unit. Ma ridurre la competitività della Rossa solo a questo fattore vorrebbe dire ignorare il buono che davvero c’è telaisticamente e aerodinamicamente in questa vettura. E la Ferrari si conferma puntuale a livello di esecuzione, con una monoposto arrivata in pista con un bilanciamento ottimo. Per forza si muoveva leggiadra nel vento dell’Hungaroring.

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