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Arrivare nel paddock di Austin con la voglia di dire le cose come stanno, senza filtri e con la consapevolezza di chi il midfield lo vive sulla propria pelle ogni singolo weekend. Pierre Gasly si è presentato ai nostri microfoni alla vigilia del Gran Premio del Texas affrontando i temi caldi del Circus: dalla delusione per i limiti strutturali che inchiodano la sua monoposto la domenica, fino al grande dibattito sul futuro della Formula 1 e sulla necessità di rivoluzionare i regolamenti, magari anticipando i tempi rispetto al muro del 2030 ribadito con forza dalla FIA e da Ben Sulayem per il ritorno dei motori V8.
Il bilancio della stagione è inevitabilmente diviso in due. Da un lato ci sono i picchi esaltanti, gemme rare come il podio di Monaco e la pole position a Monza; dall'altro la dura realtà di un centro gruppo compatto ma spietatamente distante dai top team. Analizzando il trittico di gare tra Baku, Sepang e Singapore, il francese non nasconde le difficoltà: "Credo che in qualifica il passo sia stato buono, siamo sempre entrati in Q3. Ma la domenica la situazione cambia radicalmente. Singapore ha evidenziato in modo crudele il limite principale della nostra vettura in gara, aggravato da una serie di episodi sfortunati e da scelte sulle gomme non ottimali. Sappiamo dove siamo limitati e che non potremo risolverlo prima della fine dell'anno: arriverà tutto con la monoposto della prossima stagione".
Un divario, quello tra il sabato e la domenica, che secondo Gasly fotografa il vero male oscuro di questo ciclo tecnico: le monoposto attuali creano due campionati distinti all'interno della stessa griglia. "Se guardiamo ai top four, la lotta è spettacolare e avvincente per i tifosi. Ma il divario tra i top team e il midfield è semplicemente troppo grande. Ci sono due categorie nella stessa F1”. Il cuore della riflessione si sposta inevitabilmente sul futuro dello sport e sulle scelte regolamentari. Nonostante le norme pensate per compattare il gruppo, i distacchi restano ampi e persino le restrizioni sulle ore in galleria del vento sembrano non bastare per arginare il dominio dei soliti colossi. Guardando a modelli come la MotoGP, dove i team privati lottano stabilmente per la vittoria, il pilota non nasconde il proprio desiderio per una griglia più livellata.
Quando poi il discorso si sposta sul sound, sulle power unit e sulla nostalgia per i motori che facevano tremare l'asfalto, il francese affonda il colpo. La FIA e Mohammed Ben Sulayem hanno blindato la scadenza, confermando che prima del 2030 non ci saranno stravolgimenti motoristici né un ritorno all'architettura V8. Una linea temporale rigida che va stretta a chi rimpiange le colossali sinfonie del passato: "Avete sentito la MotoGP stamattina? Mi ha fatto venire la pelle d'oca. Io sono assolutamente a favore dei motori rumorosi, sono cresciuto provando brividi profondi al solo passaggio di una F1, quando non potevi stare vicino alla pista senza tappi nelle orecchie. Oggi non è più la stessa cosa. Se potessimo anticipare il cambio di regolamento già al 2029, vi dico la verità: io non mi dispererei affatto".