F1, "Faccio quello che amo, il rumore del mondiale lo spingo via così": Kimi Antonelli affila i coltelli per il match point ad Austin

F1, 'Faccio quello che amo, il rumore del mondiale lo spingo via così': Kimi Antonelli affila i coltelli per il match point ad Austin
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Alla vigilia del primo match point iridato ad Austin, Kimi Antonelli si racconta tra scaramanzia, il dramma sfiorato a Singapore e la voglia di riportare l'Italia in cima al mondo
23 ottobre 2026

Arrivare al secondo anno in Formula 1 con la possibilità concreta di cucirsi addosso il titolo iridato è un lusso per pochi predestinati. A Kimi Antonelli, in un weekend di Austin che profuma di storia, basta un incastro perfetto — vincere la gara con Russell non oltre il nono posto — per chiudere i conti e diventare il primo italiano a conquistare il mondiale F1 dopo i fasti di Alberto Ascari, esattamente 73 anni fa. Eppure, nel paddock del COTA, tra un sorriso e un grattamento scaramantico d'ordinanza, il ventenne bolognese non trema. Anzi, mostra la lucidità di un veterano.

Foto copertina: ANSA

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Nel tradizionale incontro del giovedì con un gruppo selezionato di media, tra cui Automoto.it, Kimi ha fatto il punto sulle sue sensazioni alla vigilia di questo snodo cruciale della stagione, ripercorrendo le fatiche di Singapore e svelando retroscena inediti sulla sua mentalità. "Mi hanno tirato tante guffate in questi giorni! Però io mi tocco sempre, per sicurezza”, ha iniziato scherzando. Ma quando gli si chiede se sente un’atmosfera diversa, lui resta sereno: “No, anzi, sono gasato, perché mi piacerebbe ritornare alla vittoria. È da un po' che facciamo fatica nei weekend; anch'io, con il pacchetto nuovo, ho faticato di più. Però sono più confidente: il team ha avuto una settimana per analizzare i dati e speriamo di partire col piede giusto”.

Sul segreto di una tranquillità granitica mostrata per tutto l'arco della stagione, Antonelli spiega come sia riuscito a schermarsi dalle pressioni esterne, iniziate molto prima di quanto si possa pensare. "Il segreto è restare se stessi e godersi tutti i momenti con il team e in pista. Quando riesci ad avere la mentalità giusta e capisci che se non ti concentri sul presente i risultati non arrivano, è più facile mandare via tutte le voci e il rumore attorno. Del mondiale si parla da tanto, già da Monaco, forse anche prima, da quando sono andato in testa al mondiale. Però avere una famiglia che mi sostiene e un bel gruppo aiuta ad affrontare tutto con più leggerezza. Faccio quello che mi piace, non posso lamentarmi. Poi il resto, ovviamente, se faccio le cose bene, viene da sé”.

Singapore ha lasciato in eredità non solo il podio e l’attacco eroico nel finale, ma anche un carico di sofferenza fisica notevole. A pesare di più, però, sono le difficoltà con una W17 completamente stravolta dal pacchetto di aggiornamenti introdotto in Malesia. "Abbiamo visto che la finestra della macchina è ristretta, l'abbiamo toccata con mano a Singapore e in Malesia. Ma il team ha analizzato tutto al simulatore facendo un back-to-back. Adesso dobbiamo trovare il modo di far funzionare la macchina e metterla nella finestra giusta per sfruttare il potenziale del pacchetto. Questo vale anche in vista del prossimo anno: i dati dicono che c'è più carico, più grip, ma la finestra ha cambiato completamente il funzionamento della vettura”.

Un aiuto fondamentale in Texas arriverà da un componente atteso e finalmente disponibile per entrambe le vetture. "Questo weekend avrò di nuovo l'ala nuova, che a Singapore ho usato solo in due giri in FP1 prima di un problema. Averla su entrambe le macchine ci aiuterà a provare cose abbastanza diverse e capire più in fretta quale direzione prendere, un aspetto importante anche per capire dove spingere lo sviluppo in vista del prossimo anno per ripartire con una macchina competitiva”.

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Rievocando i patimenti di Singapore — tra il sistema di idratazione ko dopo pochi giri, il caldo torrido e i problemi ai freni con il sensore bruciato che gli ha fatto rischiare il botto ("In quel momento, quando andavo a frenare e la macchina non decelerava, mi sono visto nel muro, ho avuto veramente paura") — Kimi sorride ripensando alla pausa americana e alla sua passione per l'NBA, suggellata dall'incontro con la stella degli Spurs Victor Wembanyama. "È stato figo! Grazie al mio preparatore Sergi, che giocava a basket, e agli amici di Bologna e San Marino, mi sono appassionato. La Virtus, poi la mia prima partita NBA in America... Spettacolo. Wembanyama? A parte il torcicollo a forza di guardare in alto per parlare con uno di due metri e ventiquattro e con una scarpa che è grande quanto un tavolo, c'è un bel rapporto di stima e rispetto reciproco".

Tra l'affetto e la stima che lo circondano nel paddock, ci sono anche le parole spese nei suoi confronti da Lewis Hamilton, che non ha nascosto il proprio orgoglio nel vederlo competere ai vertici. Un attestato di stima che per Kimi ha un peso specifico enorme. "Con Lewis c'è un bellissimo rapporto, fa sempre un enorme piacere ricevere certi attestati, soprattutto da un uomo e da un campione come lui. C'è grande stima e rispetto reciproco. Poi, ovviamente, quando si va in pista si gira giù la visiera e si pensa solo a battere gli avversari, ma vedere questo tipo di considerazione fa davvero piacere”. E quando il mondiale arriverà, tra loro si completerà il passaggio di consegne. Perché Kimi ha ereditato il suo posto in Mercedes, e ora potrebbe seguire le orme di Hamilton, che ha vinto il suo primo titolo iridato al suo secondo anno in Formula 1, esattamente come Antonelli.

A esprimere grande affetto nei confronti di Kimi c'è anche Verstappen, e Antonelli non vede l’ora di poter duellare apertamente con il quattro volte campione del mondo. “Sarebbe bellissimo poter lottare anche con lui e con Max l'anno prossimo: la sfida e la competizione ai massimi livelli con i migliori sono tra le cose più belle del motorsport, ti permettono di capire dove devi migliorare e quali sono i tuoi punti di forza. Se parto affiancato a lui e lui tende a schiacciare? Intanto speriamo di partire in pole, così non ci devo pensare! Però se mi schiaccia... magari mi sposto fino a un certo punto, poi dico basta, sto lì: se ci tocchiamo, ci tocchiamo. A Singapore Max con Leclerc è stato molto furbo, lì si vede tutta la sua esperienza e quanto sia forte nel corpo a corpo. Ma la competizione e la possibilità di confrontarsi ai massimi livelli con i migliori sono le cose più belle del motorsport”.

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